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La Russia e il nodo delle armi: quante risorse ha ancora Mosca?

Una mobilitazione parziale, che riguarderà “i cittadini che fanno già parte delle riserve e quelli che hanno svolto servizio militare nelle forze militari e hanno esperienza”, e l’aumento della produzione dell’industria bellica per realizzare ulteriori armamenti. Vladimir Putin ha indicato quali saranno i prossimi passi della Russia in un attesissimo discorso rivolto alla nazione e diffuso dai principali media del Paese. I punti chiave, tralasciando le accuse all’Occidente e il rinnovato riferimento al nucleare, riguardano, appunto, l’istituzione di una leva obbligatoria per tutti i cittadini di età compresa tra i 18 e i 35 anni, e la richiesta di incrementare la produzione di munizioni e armi.

Il nodo delle armi

Anche nei giorni precedenti il presidente russo aveva toccato questo tema, convocando al Cremlino i vertici dell’industria militare russa e ordinando di rifornire con urgenza le forze armate. L’obiettivo di Putin è chiaro: garantire la sostituzione delle importazioni relative al settore militare e della Difesa. E farlo al più presto, vista la situazione in Ucraina. Oltre sei mesi di guerra, infatti, hanno comportato enormi costi economici e inevitabili perdite di “manodopera”, accanto ad un gigantesco spreco di armi e attrezzature militari. Unendo i punti, emergono diverse zone d’ombra. Come farà la Russia a completare in maniera efficace la mobilitazione annunciata se, come sostengono sempre più voci, i suoi armamenti starebbero scarseggiando? È questo il grande dubbio che attanaglia gli analisti. Il roboante annuncio di Putin è una vera chiamata alle armi, e quindi all’ingresso in una nuova fase della guerra, oppure è pura propaganda in un momento di difficoltà?

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