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L’alunna ha i jeans strappati, il vicepreside glieli copre con lo scotch: “Oltraggio al decoro”




Roma, 27 mag — E’ bufera sulla vicepreside del liceo Lucrezia della Valle di Cosenza. La dirigente, in un eccesso di zelo in ossequio al «decoro», avrebbe cercato di coprire con del nastro adesivo gli strappi dei jeans indossati da una studentessa. Uno stile di vestiario diffuso tra i giovani dalla notte dei tempi, ma che la vicepreside dell’istituto trovava evidentemente intollerabile. Tanto da ricorrere a metodi drastici per «metterci una pezza». Letteralmente.

La vicepreside nemica dei jeans strappati

Il clamore della notizia è stato amplificato dalla decisione del Fronte della Gioventù comunista di organizzare un flash mob di protesta — molto poco partecipato, a dire la verità. Alcune studentesse hanno provocatoriamente indossato jeans con del nastro adesivo srotolando lo strisciono con slogan d’ordinanza: «Il vostro decoro è violenza e repressione, no alla scuola dei padroni».

Decoro non significa umiliazione

Stigmatizza l’operato della vicepreside Antonio Marziale, sociologo presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori. «A scuola si deve andare vestiti con decoro e su questo non ci piove», spiega all’Agi. «Ma un jeans strappato lo vedi in vetrina anche in via Montenapoleone a Milano o in via dei Condotti a Roma, le vie della moda per eccellenza. Dunque, se una ragazzina li mette per andare a scuola è solo una ragazzina “di tendenza”». Prosegue Marziale: «senz’altro gli studenti vanno educati, ma non certo umiliati o messi alla berlina. Gli educatori devono saper distinguersi dagli educandi proprio perché non possono sbagliare. Stiamo tornado all’età della pietra. Ricordo che Diego Armando Maradona, genio e sregolatezza, scandalizzò perché scendeva in campo con l’orecchino».

Per il sociologo, che una docente chieda ad un’alunna di non indossare più i jeans strappati metterli più è un conto, a patto che vengano fornite adeguate motivazioni. «Che, invece, provveda a mettere scotch ai jeans, come accaduto a Cosenza, è un altro conto. Torneremo sempre punto e a capo se la selezione del personale docente rimane a ‘un chilo e mezzo mille’».

Cristina Gauri

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