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L'arma “crossmediale” della Cina: il nuovo missile supersonico di Xi

Un missile supersonico alimentato al boro, capace di “volare e nuotare”. La Cina sta progettando un dispositivo anti-nave in grado di raggiungere le altitudini degli aerei di linea commerciali e muoversi sott’acqua fino ad una velocità massima di 200 nodi. In altre parole, Pechino è al lavoro per sviluppare un missile anti-nave supersonico che, una volta ultimato, potrà viaggiare più lontano e più velocemente rispetto a qualsiasi altro missile tradizionale.

Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, che ha citato il team responsabile del progetto, il missile in questione, lungo 5 metri, promette di portare in dote caretteristiche di tutto rispetto. Si parla di una capacità di navigazione fino a 2,5 volte la velocità del suono a circa 10.000 metri di altitudine – la stessa, come detto, raggiunta dagli aerei di linea commerciali – per 200 chilometri, prima di tuffarsi in acqua e sfiorare le onde per un massimo di 20 chilometri.

Da quanto spiegato, una volta entrato nel raggio di circa 10 chilometri dal suo bersaglio, il missile dovrebbe entrare in modalità siluro, viaggiando sott’acqua fino a 100 metri al secondo usando la supercavitazione. Detto altrimenti, si viene a formare una gigantesca bolla d’aria attorno al missile che ne eriduce la resistenza.

I ricercatori hanno spiegato inoltre che la nuova arma potrà cambiare rotta a piacimento e immergersi fino a 100 metri di profondità per eludere i sistemi di difesa subacquei nemici, il tutto senza perdere slancio.

L’importanza del boro

Nessun sistema di difesa navale al mondo riesce a gestire un attacco cross-mediale, ha sottolineato Li Pengfei, scienzato capo del team responsabile del progetto. Gli esperti del College of Aerospace Science and Engineering, presso la National University of Defense Technology di Changsha, hanno rivelato il loro sistema di propulsione missilistica a base di boro nel numero dell’8 settembre del Journal of Solid Rocket Technology, sottoposto a revisione paritaria e pubblicato dalla Società Cinese di Astronautica.

Dal punto di vista tecnico, una delle più grandi sfide degli sviluppatori coincide con il sistema di alimentazione, e questo perché sarà necessario produrre una spinta considerevole mentre il missile si trova in aria o acqua. Il problema potrebbe essere risolto usando il boro, un elemento leggero che reagisce violentemente se esposto ad aria o acqua, rilasciando un’enorme quantità di calore.

Per l’esattezza, brucia con fiamme verdi e si dice che rilasci il 40% in più di energia per chilogrammo rispetto al carburante per aviazione convenzionale. Ricordiamo che il boro era stato aggiunto per un breve lasso di tempo al carburante degli aerei dell’aeronautica statunitense, a cavallo degli anni ’50, per aumentare la potenza dei bombardieri supersonici. Tuttavia, quel progetto fu presto abbandonato perché le particelle di boro acceso erano difficili da controllare.

Missile o siluro?

La stagione dei missili ipersonici ha riacceso l’interesse per il boro. La Cina ha costruito motori scramjet che “respirano” aria utilizzando combustibile solido contenente nanoparticelle di boro. In questo modo, i missili ottengono una velocità cinque volte superiore a quella del suono. Il punto è che la maggior parte dei motori alimentati al boro sono progettati per funzionare solo in aria. Il team di Li ha spiegato di aver progettato un motore ramjet alimentato al boro che potrebbe funzionare sia in aria che sott’acqua.

Tornando alla tecnologia impiegata per far funzionare questo “ibrido”, c’è da dire che Pechino ha compiuto progressi significativi nella tecnologia dei propellenti solidi, inclusa l’applicazione di più strati di rivestimento su particelle di nanocombustibile per frenare i loro comportamenti esplosivi. L’anno scorso, la China Aerospace Science and Technology Corporation ha costruito e testato un motore largo 3,5 metri che genera 500 tonnellate di spinta, il più potente motore a razzo mai costruito utilizzando un singolo segmento di propellente solido.

Non mancano tuttavia alcuni rischi nel far eccessivamente affidamento sui borocarburanti per le armi prodotte in serie. La Cina, infatti, importa circa la metà dei suoi minerali di boro dall’estero, principalmente dagli Stati Uniti, senza dimenticare che i citati minerali di boro costano 100 volte più dell’alluminio. Se il boro dovesse diventare un obiettivo della guerra commerciale, Pechino subirebbe un contraccolpo non da poco.

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