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Lasciateci beare delle differenze tra i popoli e delle loro ricchezze




Roma, 30 mag – Lasciateci liberi di percepire le differenze tra i popoli. Permetteteci di godere delle nostre peculiarità e di rispettare quelle altrui. Sono i primi commenti che vengono in mente dopo l’assurda polemica scatenatasi dopo la traccia orale sulla “razza europea” al concorso per l’ingresso all’insegnamento riportata un po’ da tutti, Quotidiano Nazionale incluso.

Le differenze tra i popoli e l’oppressione di chi vuole distruggerli

La prova orale “per il concorso a cattedre per la scuola secondaria (Italiano, storia, geografia)” scatena il putiferio. Il professor Alessandro Vaccarelli sbrocca su Facebook parlando, ovviamente a caso, di 1938 e leggi razziali. Così il prof protesta: “La razza europea? Cioè? Come si potrebbe articolare una lezione sulla “razza europea”? Razza ariana? Ma siamo impazziti?”. Fioccano le vesti stracciate, i “vergogna”, “assurdo”. E ovviamente la sinistra non poteva che marciarci, con Nicola Fratoianni che afferma:  “È davvero incredibile quanto denunciato da un docente di pedagogia dell’Ateneo dell’Aquila. Che a un concorso pubblico per la scuola secondaria la commissione esaminatrice abbia chiesto una prova sulla ‘razza europea’ non sta nè in cielo nè in terra. Stiamo per caso tornando alle leggi razziali? O alle colonie?”.

Quanta ignoranza. Perfino la citazione a sproposito del manifesto sulla razza (documento che diede origini alle certamente odiose leggi razziali) manco prende in considerazione che quel maledetto (davvero, in tutti i sensi) manifesto, al primo punto (quindi, senza necessità di leggere troppo oltre) specifica che “dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti”. E pensate un po’, neppure il sito dell’Anpi non può rifiutarsi di riportare quella frase.

Siamo diversi, e non c’è niente di male. Anzi

Le differenze culturali, etniche o di altro genere sono parte del meraviglioso universo umano e delle sue infinite peculiarità. Aspetti profondi, superficiali e ibridi delle sue manifestazioni esterne. Tutto ciò non potrebbe essere definito in altro modo se non con la parola “meraviglioso”. Ma a qualcuno, tutto questo, non sta bene da quasi un secolo. E non solo lo osteggia, ma lo criminalizza. Puntando in modo veramente bieco sulla “famosa” dichiarazione Unesco del 1950 contro l’esistenza delle razze.

Una dichiarazione talmente efficace che non riesce a negare l’esistenza delle differenze tra i popoli, ma solo a focalizzarsi sull’assenza di prove sulle diversità mentali e di intelligenza: “Una razza, dal punto di vista biologico, può essere definita come uno dei gruppi di popolazioni che costituiscono la specie Homo sapiens. Questi gruppi sono in grado di ibridarsi l’uno con l’altro, ma, in virtù delle barriere isolanti che in passato li tenevano più o meno separati, manifestano alcune differenze fisiche a causa delle loro diverse storie biologiche. In breve, il termine “razza” indica un gruppo umano caratterizzato da alcune concentrazioni, relative a frequenza e distribuzione, di particelle ereditarie (geni) o caratteri fisici, che appaiono, oscillano, e spesso scompaiono nel corso del tempo a causa dell’isolamento geografico. In materia di razze, le uniche caratteristiche che gli antropologi possono efficacemente utilizzare come base per le classificazioni sono quelle fisiche e fisiologiche. In base alle conoscenze attuali non vi è alcuna prova che i gruppi dell’umanità differiscano nelle loro caratteristiche mentali innate, riguardo all’intelligenza o al comportamento”.

In parole povere, siamo certamente diversi quanto meno culturalmente e fisicamente. Ma se qualcuno lo fa notare parlando di “razze” scoppia il putiferio. Quella umana è una specie, e lo è da sempre. Ma a qualcuno non sta bene, ed ecco che nelle comunicazioni di massa (inclusa la terminologia di molti film e serie tv di massa) è ormai diffusissima l’espressione “razza umana”, in citazione a parole probabilmente mai pronunciate né scritte da Albert Einstein. Giusto per continuare nella sagra dell’ignoranza, quella della peggiore specie, quella che ci desidera tutti uguali e vuole reprimere brutalmente le nostre splendide, infinite caratteristiche.

Stelio Fergola

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