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Le nuove ipotesi sulle origini del Covid

Sono passati circa tre anni da quando il mondo intero ha iniziato a fare i conti con il Sars-CoV-2. Quel virus misterioso, la cui origine risulta sconosciuta ancora oggi, ha dato vita ad un’emergenza sanitaria che, con alti e bassi, continua a tenere i governi con il fiato sospeso: la panedmia di Covid-19.

Archiviata l’onda d’urto iniziale, le settimane di terrore, le milioni di vittime, le centinaia di milioni di contagi e pure la stagione delle vaccinazioni, il peggio sembra essere alle spalle. Eppure, variante dopo variante, questo nemico invisibile continua a far paura.

Per quanto riguarda la sua genesi, torna a prendere quota l’ipotesi della fuga da un laboratorio cinese, molto probabilmente il Wuhan Institute of Virology, situato nell’omonima città di Wuhan dove, nel dicembre 2019, si registrarono i primi casi noti di Covid-19.

Gli esperti hanno passato mesi interi a setacciare, in lungo e in largo, il capoluogo dello Hubei, in Cina centrale, per capire quali connessioni potessero esserci tra la pandemia e quella metropoli abitata da 12milioni di abitanti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha inviato persino una team di esperti nell’epicentro del disastro. Risultato: un report con quattro ipotesi, qualche possibilità evidenziata ma ben poche certezze. Adesso – in realtà da qualche settimana – sta riprendendo consistenza la teoria della fuga dell’agente patogeno dal laboratorio di Wuhan. Dove, tra l’altro, pare che si effettuassero esperimenti di manipolazione di ceppi virali e altre attività altamente delicate.

Le quattro ipotesi

Gli esperti dell’Oms hanno messo sul tavolo quattro possibili ipotesi di trasmissione del Covid, aggiunto qualche dettaglio in più rispetto a quelli (pochi) già noti e rimandato tutto a ulteriori studi. Il report finale della missione, di oltre 120 pagine e intitolato WHO-convened Global Study of Origins of SARS-CoV-2: China Part. Joint WHO-China Study, sintetizza il contenuto della missione esplorativa degli uomini dell’Oms in quel di Wuhan, senza tuttavia fornire definitive chiavi di lettura. La parte più interessante del report agli occhi dell’opinione pubblica è probabilmente quella in cui vengono enunciate le quattro ipotesi in merito all’origine della pandemia di Sars-CoV-2. Gli esperti dell’Oms ritornati dalla missione in Cina hanno stilato quattro scenari principali, ordinandoli secondo una scala arbitraria che va dall’”estremamente improbabile” al “molto probabile”.

  • Trasmissione zoonotica diretta: secondo questa ipotesi (“probabile”) il virus sarebbe transitato da un animale all’essere umano mediante un qualche tipo di contatto ravvicinato. L’epidemia si sarebbe quindi diffusa a macchia d’olio a causa di superdiffusori ed eventi che avrebbero favorito la superdiffusione, come ad esempio i mercati. L’animale x in questione sembrerebbe essere il pipistrello, all’interno del quale, in alcune specie (Rhinolophus), sono stati rinvenuti antenati molto simili al Sars-CoV-2. È pur vero, tuttavia, che un’analisi dettagliata ha evidenziato prove di diversi decenni di spazio evolutivo di distanza tra il nuovo coronavirus e il virus parente rinvenuto negli stessi pipistrelli.
  • Trasmissione all’uomo tramite ospite intermedio seguita da zoonosi: questa, al momento, è l’ipotesi più probabile. Il tassello mancato esplicato nella prima teoria potrebbe essere occupato da un piccolo animaletto intermedio solito entrare in contatto con l’uomo per i più svariati motivi. Si parla di un pangolino, o di un’altra bestiola selvatica probabilmente venduta in qualche wet market. Se così fosse, un pipistrello avrebbe contagiato l’host intermedio, il quale avrebbe poi trasmesso il virus agli esseri umani e ad altri animali. Come è avvenuto il contagio? Non vi sono certezze, anche se l’Oms prende in considerazione l’ipotesi della trasmissione del virus mediante cibo o in un mercato.
  • Trasmissione mediante i prodotti alimentari della catena del freddo: ipotesi “possibile ma non probabile”. La suddetta catena potrebbe essere un potenziale veicolo di trasmissione tra gli esseri umani, ma la teoria deve essere ulteriormente approfondita e non trova numerosi riscontri in campo internazionale.
  • Diffusione del virus in seguito a un incidente di laboratorio: ipotesi “estremamente improbabile”. L’Oms ha preso in esame un’ipotetica infezione accidentale capitata a un membro dello staff di un laboratorio, escludendo categoricamente “l’ipotesi di rilascio deliberato o bioingegneria deliberata di Sars-CoV-2” esclusa “da altri scienziati a seguito di analisi del genoma” del virus. Gli incidenti di laboratorio possono avvenire, anche se risultano piuttosto rari, soprattutto dentro i centri dotati di elevati standard di sicurezza, quali sono gli istituti presenti a Wuhan.

È pur vero che il virus più simile al Sars-CoV-2, il RaTG13 (96.2% di somiglianza), rilevato nei tamponi anali di pipistrello, è stato sequenziato presso il Wuhan Institute of Virology. Il laboratorio CDC di Wuhan si è inoltre trasferito il 2 dicembre 2019 in una nuova sede vicino al mercato di Huanan. “Tali mosse possono essere di disturbo per le operazioni di qualsiasi laboratorio”, faceva presente l’Oms nel suo report.

Riflettori sul laboratorio

Come detto, l’ipotesi della manipolazione del virus avvenuta nel laboratorio di Wuhan, e della conseguente, accidentale, fuga del patogeno dalla struttura, è improvvisamente (ri)salita alla ribalta. Sia chiaro: siamo ancora nell’alveo delle ipotesi, eppure la Lab Leak Theory è tornata a far parlare di sé. Lo ha fatto per tre ragioni.

La prima: un rapporto intermedio della componente repubblicana della Commissione Sanità e Istruzione del Senato statunitense. Il documento, presentato nei giorni scorsi e firmato dal senatore Richard Barr, è figlio di una lunga indagine bipartisan, effettuata cioè tanto da repubblicani che democratici. Nel report sono elencati molteplici indizi che rafforzerebbero la pista di un incidente avvenuto in laboratorio che avrebbe favorito la fuga di un virus manipolato.

Innanzitutto, è inverosimile – hanno scritto gli analisti nel documento citato – pensare che due team di scienziati dell’esercito cinese siano riusciti a realizzare un vaccino nel giro di due mesi dalla scoperta dei primi casi. Al contrario, è verosimile che le squadre cinesi abbiano avuto accesso alla sequenza genomica del virus fin dal novembre del 2019, e cioè prima del fatidico dicembre 2019. In tutto questo, però, la pista del mercato ittico di Huanan, dove si vendevano animali selvatici (l’ambiente era ideale per favorire le zoonosi), non dovrebbe essere esclusa, hanno aggiunto gli stessi esperti.

Il secondo indizio coincide con un lungo saggio realizzato da alcuni giornalisti di Vanity Fair e ProPublica. Gli autori hanno impiegato cinque mesi di ricerche e analisi, durante le quali, tra l’altro, sostengono di aver passato in rassegna sia tutte le comunicazioni uscite dai laboratori cinesi, sia tutte le interazioni con il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. Il loro obiettivo: decrittare il linguaggio della comunicazione politica cinese. Ebbene, nel saggio si paventa l’idea che nel novembre 2019 i laboratori di Whuan possano esser stati travolti da una grave emergenza. Per la quale si sarebbe mobilitato niente meno che il Partito e, addirittura, Xi Jinping in persona (il condizionale è ovviamente d’obbligo).

Arriviamo così al terzo indizio: uno studio pubblicato da tre scienziati secondo i quali la prova più evidente dell’origine non naturale del virus del Covid-19 andrebbe ricercata nel modo in cui sono attaccati i vari segmenti del genoma del patogeno. In natura, questi “tagli” apparirebbero in maniera casuale e limitata lungo la catena dello stesso genoma. Quando c’è la mano umana, come nel caso di Sars-CoV-2, si ipotizza nella ricerca, le cerniere sono invece molto più numerose e distanziate in maniera regolare. Gli autori dello studio sostengono di aver confrontato il genoma di Sars-CoV- con quello di altri 70 coronavirus trovati in natura. La differenza tra il primo e gli altri sarebbe impressionante.

Vuol dire, quindi, che Sars-CoV-2 è fuoriuscito da una delle strutture scientifiche di Wuhan? No, nonostante i nuovi indizi non ci sono ancora prove schiaccianti a conferma di tale ipotesi. Per quanto riguarda la ricerca citata, ad esempio, esistono numerosi scienziati che hanno liquidato il metodo di analisi adottato nel paper come inaffidabile. Altri stanno cercando di approfondire la ricerca partendo proprio da qui. Chissà che, prima o poi, non possa davvero emergere una qualche certezza assoluta capace di mettere tutti d’accordo.

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