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Lo scannacristiani è libero. Quale esempio per i cittadini?

In questi giorni non è passata inosservata la polemica nata dalla scarcerazione del boss di Cosa Nostra, Giovanni Brusca. C’è chi ritiene che la pena che ha scontato sia adeguata, c’è chi ritiene invece che 25 anni di carcere per un mafioso che ha sulle mani il sangue di 150 vittime siano pochi (no, non è un errore di stampa, ripeto, 150 vittime), ma chi è Giovanni Brusca e per quale motivo oggi è un uomo libero? Giovanni Brusca è un mafioso, membro di rilievo in Cosa Nostra, e come spesso accade in questi contesti, gli sono stati assegnati dei graziosi nomignoli come “u verru” (il porco) oppure lo “scannacristiani“, immaginate il personaggio. Tra le sue gesta più feroci possiamo ricordare: la strage in via d’ Amelio dove perse la vita il giudice Paolo Borsellino, la strage di Capaci dove perse la vita il giudice Giovanni Falcone, l’omicidio di Giuseppe di Matteo, bambino, figlio di un pentito, immerso nell’acido nitrico ed in fine l’omicidio di Antonella Bonomo, donna incinta uccisa strangolata. Nel 1996 Brusca fu arrestato e nel 2000 divenne un collaboratore di giustizia, sottolineo poi che tra collaboratore di giustizia e pentito non c’è un mare, ma un oceano, soprattutto quando hai sulla coscienza 150 omicidi, quindi essendo il collaboratore di giustizia uno status riconosciuto dal nostro ordinamento giuridico, preferisco di gran lunga utilizzare questo termine piuttosto che pentito. Non basta di certo un teatrino di 2 minuti con delle scuse forse nemmeno vere per essere considerato un pentito, soprattutto perché è la nostra coscienza a fare i conti con il pentimento ed a risponderle. Grazie all’aiuto di Brusca lo stato riuscirà a fare passi in avanti nella lotta alla mafia, anche se il cammino è ancora bello lungo, e proprio per questa sua collaborazione che lo scannacristiani il 31 Maggio del 2021 è stato dichiarato uomo libero. Pensante, solo 8 giorni prima c’è stata la giornata nazionale in ricordo della strage di Capaci. Personalmente non riesco ad immaginare minimamente l’imbarazzo, la vergogna ed il senso di frustrazione che oggi sopportano i cari delle vittime di Brusca, ma oramai i giochi sono fatti ed il soldato scelto di Totò Riina è stato reinserito nella società civile come se fosse un comune cittadino. Risulta difficile credere poi che nel mondo del web qualche intellettualoide pensa che la magistratura abbia fatto bene a liberare un uomo del genere, perché la giustizia non deve punire i criminali se non per rieducarli e reintegrarli. Giustissimo, ma le sanzioni che uno stato applica servono anche dare esempio ai propri cittadini, e che esempio sta dando lo stato italiano ai propri cittadini? Che non bastano 150 omicidi di mafia per scontare l’ergastolo?

Alberto Capone

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