lo-struzzo

(UGO ROSA – glistatigenerali.com) – Non sono sicuro che l’informazione sia libera ma sono sicurissimo che dilaghi liberamente. Da parte mia, se potessi, vorrei rimanerne all’oscuro ma, visto che non è possibile, cerco almeno di ficcare la testa sotto la sabbia fingendo di non avere visto e sentito niente. Non mi fa onore? A chi lo dite…neanche io ne sono fiero ma ditemi voi cos’altro potrei fare.

Guardatevi intorno.

Ieri eravamo sull’orlo di una guerra nucleare ai confini d’Europa.

Oggi siamo tutti in smoking nel vestibolo di Downton Abbey per commemorare la dipartita della regina Vittoria con il caro maggiordomo Carson che ci serve il tè e Lady Violet che ci vede conciati a festa e ci porge il soprabito “Oh, I’m so sorry, I thought you were a waiter…”.

Tra l’uno e l’altro episodio, nella situation comedy d’intermezzo, un cretino ci comunica a sorpresa che i poveri non creano posti di lavoro e lui invece sì pur essendo il cretino che è.

Perciò ve lo richiedo sine ira et studio: che devo fare?

Ci si ingozza di informazioni che s’ingozzano di se stesse.

E’ il paradiso dell’ecosostenibilità cerebrale, un metabolismo miracoloso a chilometro zero che non consuma niente se non il cervello dell’utente, senza per questo inquinarlo con l’intelligenza. E il cervello dell’utente è, come ogni imprenditore impara fin dai primi suoi passi, la materia prima più a buon mercato del pianeta.

La diffusione capillare rende qualsiasi informazione, perfino la più spaventosa o la più bizzarra, un luogo comune.

Una fesseria pronunciata da un ragioniere arricchito ma ovviamente rimasto lo stesso imbecille di sempre, una strage di innocenti in Siria, la morte di una signora di novantasei anni il cui ruolo di cadavere istituzionale sopravvive a se stesso da un secolo e il rischio – qui ed ora – di una catastrofe nucleare si equivalgono e diventano interscambiabili.

L’utente ne è travolto ma grazie al telecomando s’illude allegramente, il fesso, di potere gestire quel diluvio planetario cambiando semplicemente canale.

In realtà tutto quello che può fare è trasferirsi con la zattera di giunchi da una mareggiata a una tempesta rimanendone però, implacabilmente, la vittima designata e predestinata.

Né lo salverebbe, credetemi, lo spegnimento della televisione o del computer.

Il diluvio informativo è di violenza tale che solo un eremita rifugiatosi tra le montagne del Tibet – anzi, a pensarci forse neanche lui…- potrebbe evitarne le conseguenze.

L’utente non ha altra scelta che arrendersi all’informazione immaginando – giusto per preservare quella autostima che il mercato reclama come merce preziosa – addirittura di appropriarsene facendola sua! Il poveretto crede, pensa un po’, di essere persona informata dei fatti! Aggiornata! E financo ermeneuticamente agguerrita! Infatti ripeterà pedissequamente le informazioni ricevute aggiungendovi astutamente qualcosa di assolutamente irrilevante che ritiene “farina del suo sacco” e che alla fine si rivela utilissimo a nutrire la superstizione epocale in un “sistema informativo libero” che non ha a cuore altro che di accrescere la consapevolezza e la partecipazione del cittadino.

Il meccanismo genera contemporaneamente la chiacchiera da sala bigliardo e il talk show con la dottorale presenza degli “esperti”; tipologie apparentemente contrapposte e in realtà perfettamente sovrapponibili. La loro unica differenza consiste nella presenza di un tenutario della chiacchiera – il conduttore – la cui funzione consiste nel non dire niente facendo credere che i suoi “ospiti” stiano invece dicendo qualcosa.

E allora lasciate, prego, che io ficchi la testa sotto la sabbia.

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