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La Russia avrebbe voluto trasformare la Catalogna in una nuova Svizzera. È in corso un’indagine sul finanziamento, l’assegno di cripto monete e presunto supporto militare di Mosca agli indipendentisti. Gli indizi nelle intercettazioni di alcuni arrestati per il caso

“L’informazione è incompleta. Manca aggiungere due zeri al numero di soldato. È l’informazione più impattante. Le truppe dovrebbero essere trasportate dagli aeri ‘Mosca’ e ‘Chato’, assemblati in Catalogna durante la Guerra Civile e nascosti in un luogo sicuro della Sierra catalana fino a ricevere attraverso queste pubblicazioni l’ordine in codice per agire”.

Questa è stata la risposta, a modo di burla e poco diplomatica, dell’ambasciata russa in Spagna alla notizia sul presunto finanziamento al movimento separatista catalano nel 2017.

L’ambasciatore russo in Spagna, Yuri Korchagin, si è lamentato più volte pubblicamente delle informazioni che vincolano il movimento separatista catalano con la Russia.

‼️ Ojo: La información aparecida en los medios 🗞️ españoles 🇪🇸 sobre la llegada de 🔟 mil soldados rusos a Cataluña está incompleta 👇👇👇 pic.twitter.com/Y7v3GjlYVm

— EmbajadaRusaES (@EmbajadaRusaES) October 28, 2020

Ma questo messaggio, pubblicato su Twitter, non prende in considerazione la serietà dell’indagine del Tribunale di Istruzione 1 di Barcellona, che mercoledì ha ordinato un’operazione di ricerca su 31 registri e l’arresto di 21 persone per il reato di deviazione di fondi al processo indipendentista.

Secondo il sito Europa Press, il giudice sostiene che la decisione è stata presa in base a due archivi di audio con conversazioni intercettate tra il presidente della Fondazione Catmón, Víctor Terradellas, già indagato in passato, l’ex leader del partito Sinistra Repubblicana di Catalogna, Xavier Vendrell, e il braccio destro di Artur MasDavid Madí.

Il quotidiano El Mundo spiega che secondo il documento del giudice, Terradellas avrebbe spiegato a Vendrell “che il capo di un gruppo russo avrebbe offerto il 24 ottobre del 2017 a Carles Puigdemont di “contare su 10.000 soldati e pagare tutto il debito catalano […] e che il gruppo russo voleva fare della Catalogna un Paese come la Svizzera”. E il giudice aggiunge che, in caso di accettazione, “probabilmente i fatti sarebbero stati tragici e avrebbero scatenato un conflitto armato con lo Stato con un incerto numero di vittime mortali”.

Per i legali, queste conversazioni supportano la tesi che Terradellas, che era responsabile dei rapporti internazionali del partito separatista Convergenza Democratica di Catalogna, è stato l’interlocutore di Carles Puigdemont con la Russia nel processo indipendentista, e che avrebbe studiato come creare una piattaforma di criptomonete per garantire la “stabilità finanziaria” della Catalogna.

Sul sito Voz Populi si legge che “il gruppo di russi con cui lavorava Terradellas aveva interesse a partecipare ai temi di comunicazione con Vendrell, Madí e Jaume Roures – direttore generale di Mediapro – e, per questo, volevano collocare una persona di livello, per cui erano disposti ad investire tra 100 e 300 milioni di euro”.

Nelle intercettazioni, Vendrell avrebbe anche comunicato preoccupazione perché era sotto sorveglianza dei servizi segreti russi, e voleva garanzie perché non si scoprissero i rapporti con la Russia.

Al sito Politico, gli avvocati difensori degli arrestati hanno sostenuto che gli argomenti del giudice sono “semplici teorie”, e che gli indagati non sarebbero stati arrestati se non fossero stati a favore dell’indipendenza in Catalogna.