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M5S: solo un eletto su tre finanzia il progetto di Conte

(Monica Guerzoni – il Corriere della Sera) – Una chiacchierata a distanza, per chiarirsi le idee sulla fase politica e confermarsi reciproco sostegno. Giuseppe Conte e Luigi Di Maio tornano a parlarsi, o forse non hanno smesso nemmeno nei giorni tesi della svolta garantista del ministro degli Esteri, che tanto clamore ha suscitato nel Movimento e fuori. «Non c’ è nessun dualismo» assicurano i rispettivi staff, che gareggiano a smentire tensioni e rivalità tra l’ex premier e l’ex capo politico.

«Giuseppe e Luigi si marcano a uomo, ma stanno attenti a non pestarsi i piedi – è la lettura di un esponente del governo che li sente entrambi -. Se le cose per il M5S vanno bene staranno insieme, se vanno male saranno alternativi». La clamorosa lettera di Di Maio al Foglio contro la gogna politica e mediatica continua ad agitare gli animi dei 5 Stelle, già parecchio insofferenti per la lunga attesa di un leader. Conte, che ha fatto ricorso contro Rousseau, aspetta il verdetto del garante della Privacy e spera che a giorni, se non a ore, Davide Casaleggio sia obbligato a consegnargli i dati degli iscritti.

Ma il tempo passa, i parlamentari vedono che Letta e Salvini si sfidano un giorno sì e l’altro pure su chi più detta l’agenda del governo e se il segretario del Pd sale e scende le scale di Palazzo Chigi per incontrare Draghi, Conte ancora non può farlo. Il nervosismo tra gli scranni cresce e così la paura di restare fuori al prossimo giro. «Ma in politica il vuoto non esiste», è il leitmotiv tra i parlamentari. L’idea che allarma o incoraggia i gruppi, a seconda dei punti di vista, è che Di Maio quel vuoto di leadership voglia colmarlo, tanto più «che Conte non è stato ancora votato da nessuno».

Una suggestione che i parlamentari vicini a Di Maio smentiscono con forza, assicurando che no, «Luigi non vuole fare il capo politico», ma certo continuerà a far sentire la sua voce: non solo in Parlamento, ma anche sui territori, dove chi non conosce direttamente il futuro leader si appoggia a lui.

Il post in cui Conte avverte che sui temi della giustizia il Movimento non può derogare alla sua storia e alle sue leggi ha spiazzato molti tra i deputati e i senatori, ma nelle stanze della Farnesina mostrano di averla presa con diplomazia: il ministro non ha ravvisato alcun tentativo di Conte di stoppare la sua svolta garantista e, quando l’ex premier si metterà alla guida del M5S, lo sosterrà lealmente. Lo stesso sforzo si avverte nello staff del giurista pugliese, che avrebbe letto la presa di posizione di Di Maio come «molto in linea con i valori del nuovo Movimento che Conte sta costruendo».

Insomma, da entrambe le parti si tenta di gettare acqua sul fuoco («c’è piena sintonia»), perché nessuno ha interesse a far divampare l’ incendio. Il fallimento dell’ operazione Conte sarebbe un disastro per tutti, Di Maio incluso. «Luigi non ha alcuna intenzione di sabotare – assicura un ex ministro del governo giallorosso -. Il suo piano è essere indispensabile perché se Conte non dovesse farcela, toccherebbe di nuovo a lui». Un piano B che è nelle cose, tanto che lo stesso avvocato, raccontano, pensa di chiamarlo a far parte della struttura gerarchica che sta costruendo.

Ma le voci si rincorrono e ogni notizia nel M5S viene letta alla luce del rapporto tra i due «big». Stando ai dati pubblicati ieri sul sito del Movimento, solo 78 su 237 parlamentari hanno versato entro la scadenza del 30 aprile i 1.000 euro per il «progetto Conte» e il nome di Di Maio ancora non risulta, come non ci sono quelli di Fico, Dadone, Castelli, Crippa, Di Stefano, Nesci, Sibilia e Brescia. L’ ex vicepremier è in buona compagnia perché in pratica soltanto il 33% ha aderito a scatola chiusa al progetto con cui l’ avvocato è sicuro di far risorgere presto i 5 Stelle.

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