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Mafia Gargano, 50 rinviati a giudizio. Ci sono boss, soldati, pentiti e un consigliere comunale di Manfredonia – l'Immediato

Si va a processo. Rinviate a giudizio ben 50 persone coinvolte in “Omnia Nostra”, maxi blitz antimafia del dicembre 2021 contro il clan mafioso garganico Lombardi-Ricucci-La Torre. Lo ha deciso il Tribunale di Bari che ha fissato l’udienza preliminare per la metà di novembre.

C’è anche il boss dell’organizzazione, Matteo Lombardi, 52enne di Manfredonia detto “A’ Carpnese”, indicato dagli inquirenti come “capo” assieme agli ormai defunti Pasquale Ricucci “Fic secc” e Mario Luciano Romito.

Oltre al boss c’è il figlio Michele “U’ Cumbarill” ed altri pezzi da Novanta della malavita garganica come Marco Raduano detto “Pallone”, Pietro La Torre alias “U’ Muntaner”, Francesco Scirpoli detto “Il lungo” e Francesco Notarangelo “Natale”. Ci sono anche i pentiti Antonio “Baffino” Quitadamo, il fratello Andrea “Baffino junior”, Antonio La Selva detto “Tarzan”, Giovanni Surano e Danilo Pietro Della Malva “U’ Meticcio”.

Tra i reati contestati c’è l’omicidio di Omar Trotta, ucciso a Vieste nel 2017, vicenda emersa successivamente al blitz. Per la morte di Trotta i magistrati della Dda di Bari hanno almeno cinque sospettati: il boss di Vieste Marco Raduano, Angelo Bonsanto di San Severo, legato ai Moretti di Foggia a loro volta alleati dei Lombardi, i viestani Gianluigi Troiano e Danilo Della Malva e il mattinatese Antonio Quitadamo.

Nella lunga lista dei 50 imputati fa particolarmente rumore la presenza di Adriano Carbone, consigliere comunale di Manfredonia, estromesso da Fratelli d’Italia dopo lo scandalo, accusato di aver fatto parte di un’associazione mafiosa forte e radicata sul territorio. Situazione che potrebbe creare nuovi imbarazzi nella maggioranza del golfo guidata dal sindaco Gianni Rotice. Carbone è infatti rimasto in assise da consigliere indipendente, a sostegno dell’amministrazione comunale con la quale prende parte a riunioni e cene come emerso anche durante l’ultima campagna elettorale. Carbone, in qualità di consulente commercialista, avrebbe suggerito al clan i possibili stratagemmi finalizzati a eludere eventuali misure patrimoniali.

Dall’inchiesta è inoltre emerso che il clan riusciva ad ottenere informazioni su arresti e perquisizioni tramite un poliziotto locale in grado di avvisare la frangia mattinatese del clan guidata principalmente da Francesco Scirpoli e Francesco Pio Gentile detto “Passaguai”, quest’ultimo ucciso sotto casa sua il 21 marzo 2019. Sulla questione regna il silenzio.

Completano il quadro degli imputati Michele Bisceglia, Pasquale Bitondi, Luigi Bottalico, Luciano Caracciolo, Lorenzo Caterino, Leonardo Ciuffreda, Alessandro Coccia, Danilo Della Malva, Giuseppe Della Malva, Leonardo D’Ercole, Michele D’Ercole, Raffaele Fascione, Emanuele Finali, Vittorio Gentile, Sebastiano Gibilisco, Raffaele Greco, Hechmi Hdiouech, Giuseppe Impagnatiello, Pasquale Lebiu, Catello Lista, Umberto Mucciante, Alexander Thomas Pacillo, Massimo Perdonò, Bruno Renzulli, Pietro Rignanese, Mario Scarabino, Giuseppe Sciarra, Moreno Sciarra, Salvatore Talarico, Gaetano Vessio, Antonio Zino, Angelo Bonsanto e Gianluigi Troiano. (In alto, da sinistra La Selva, Ricucci, Matteo Lombardi, Michele Lombardi e Pietro La Torre; sotto, Carbone; sullo sfondo un’immagine tratta dal video del blitz)

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