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Malteria Toscana: la birra 100% made in Tuscany | Agrodolce

La birra made in Tuscany mette radici nel Mugello. Il merito è di Malteria Toscana, l’impianto destinato alla produzione di uno degli ingredienti base della filiera brassicola che chiude finalmente il cerchio a Vicchio, dove si trova l’opificio realizzato all’interno della cooperativa agricola Il FortetoSiamo in una delle zone più verdi e fertili della Toscana, nel Rinascimento eletta a granaio dai Medici: oltre 500 ettari divisi tra pascolo, allevamenti di Chianina e coltivazione di cereali e foraggi. E non vanno dimenticate l’acqua e l’aria del Mugello: elementi fondamentali per i produttori di birre biologiche certificate

Per la Toscana, da sempre terra di vini, si tratta di una vera e propria svolta. Oggi, attraverso la birra si possono raccontare storia, valori e sapori di questa regione. Il malto, coltivato nel Mugello, non solo risponde alle precise necessità dei produttori italiani attraverso una filiera tracciabile e un’agricoltura integrata e rispettosa dell’ambiente ma promette anche di regalare un’identità forte e decisa alla birra. Il nuovo impianto produce malti chiari, perfetti da usare per Pils e Pale, e volendo, su richiesta, sono disponibili anche malti caramellati. E non solo, sfruttando le serre della tenuta mugellana, potranno essere coltivati anche i rizomi per far nascere le piantagioni di luppolo. Il Forteto, attraverso Malteria Toscana, offre un servizio conto terzi destinato sia alle aziende agricole che puntano a diversificare introducendo anche il malto d’orzo sia per i birrifici agricoli, realtà molto diffusa in Toscana e con cui MT si propone di dialogare e collaborare. In quest’ultimo caso, i produttori potranno contare su una filiera tracciabile. Un esempio in tal senso arriva dal Birrificio Valdarno Superiore, con cui Malteria Toscana già collabora da tempo. 

La Toscana, in realtà, vanta una tradizione prestigiosa nel mondo della birra. Gli Etruschi producevano in questa regione una bevanda moderatamente alcolica, dal nome pevakh, a base prima di segale e farro, poi di frumento e miele e infine di altri cereali come l’orzo e il luppolo, proprio come la birra oggi conosciuta da tutti. La produzione brassicola era inoltre molto diffusa nella seconda metà del 1800 e la storica Paszkowski realizzava anche il malto d’orzo nell’impianto di via Arnolfo a Firenze. Oggi, grazie all’apporto scientifico della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, l’impianto riesce a gestire con sicurezza tutte le fasi della produzione, dalla bagnatura dei cereali, alla germinazione, alla tostatura. La germinazione degli orzi può avvenire in due modi: uno altamente tecnologico (germinazione all in one) e uno secondo l’antica tecnica della germinazione a pavimento. In questo caso, i chicchi d’orzo bagnati vengono messi a riposare su pavimenti e accuditi dai maltatori. In Malteria sono organizzate anche visite guidate e degustazioni, in collaborazione con Rossoio 6, il ristoro della fattoria. Nella bottega del Forteto, invece, è in vendita il kit per la produzione casalinga di birra

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