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Mario Draghi a stipendio zero è solo propaganda dubbia

di Gianluigi Paragone.

La retorica della politica a costo zero ha colpito ancora, soprattutto in termini mediatici. Mario Draghi lavorerà gratis durante il suo mandato istituzionale come presidente del Consiglio. Si tratta di un pessimo segnale sotto ogni punto di vista. Il primo riguarda la mortificazione del lavoro: rinunciando allo stipendio, Draghi sta battendo la strada della compressione di un diritto che proprio il mondo che ben lo ha retribuito negli anni – la finanza – sta intaccando. Il secondo offende il senso delle istituzioni: lavorare nel governo non è degno di un valore? Il terzo, infine, si infila nella peggior retorica anti casta di cui francamente si sta perdendo la misura. (Continua dopo la foto)

Che la politica avesse decisamente ecceduto nelle spese allegre e anche rubato a piene mani, è fuor di dubbio. Così come non dobbiamo cedere sul controllo delle spese di chi opera nelle Istituzioni. Ma pensare che la politica non abbia un costo è infantile. I campioni di questa retorica sono stati quei grillini coi quali ho avuto non poche frequentazioni. Eppure sono proprio loro, in questa legislatura che avrebbe dovuto aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, a sbranarsi sui soldi e sulle rendicontazioni, a offendere persino la memoria del loro Padre – Gianroberto Casaleggio – per trenta denari. E sono sempre loro ad aver imbottito ministeri, cda delle partecipate e quant’altro, di amici, compagni di scuola ed ex parlamentari trombati. Le nomine degli amici con contratti costosi (soprattutto per i benefit) sono da controllare minuziosamente, sia chiaro; ma se il silenzio cala sui mega trattamenti di favore concessi al sistema parallelo alla politica allora è grave. Perché il grasso della politica è per lo più lì.

E qui mi ricollego allo stipendio di Draghi. Perché non dovrei pagare un presidente del Consiglio nelle sue funzioni quando quel presidente del Consiglio ha il potere di intervenire su questioni delicate e aperte aggravatesi quando egli stesso ricopriva altri incarichi? Faccio un esempio: Montepaschi Siena è al centro di partite ingarbugliate dove il governo e il premier devono prendere delle scelte importanti. Allora domando: Draghi gioca la carta propagandistica “zero stipendio” così da cancellare certe scelte come il vantaggio fiscale per l’acquirente di Mps (magari quella Unicredit presieduta dall’ex ministro Padoan) o come la protezione del ceo di Leonardo Alessandro Profumo, condannato per gravi reati finanziari proprio quando presiedeva Mps? In altre parole: se Draghi rinuncia allo stipendio da premier è perché è sazio di quanto ha avuto precedentemente, quando lavorava nella finanza e per la finanza? Oppure cerca una specie di operazione simpatia per non far conoscere tutta la verità di quando veniva pagato – all’estero, se non ricordo male… – in Goldman Sachs? (Continua dopo la foto)

Allora voglio essere ancora più cattivo: in Goldman, in Bankitalia, in Bce, Draghi avrebbe mai lavorato gratis? No (infatti è stato ben retribuito). Perché allora adesso che governa l’Italia in una fase così drammatica lo sta facendo? Forse perché considera il governo non degno della sua prestazione, o comunque non così degno da riceverne in cambio una controprestazione? La retorica barbona della politica a prezzi di saldo o addirittura gratis è il miglior asso nella manica dell’establishment e delle élite. Cioè di quei mondi (dai quali proviene SuperMario) che in questi anni hanno comandato la distruzione progressiva dei diritti del lavoro e della piccolissima e piccola impresa. La mossa populista può diventare un boomerang perché Mario Draghi ha confermato non solo di governare senza il mandato del popolo sovrano ma addirittura respingendone la valutazione economica. Così facendo la domanda subdola e velenosa rimbalza e rimbalzerà: per chi sta governando il Governatore? Gli italiani non valgono nulla?

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