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“Mia figlia uccisa da quel maledetto che stava appostato in casa”, la testimone oculare inchioda il killer Aghilar. Sentenza in arrivo

Mia figlia uccisa da quel maledetto che stava appostato in casa. Vogliamo giustizia, deve crepare in carcere. Filomena cercava protezione, ma nessuno l’ha ascoltata”. Udienza molto importante questa mattina in corte d’assise a Foggia (presidente Talani, giudice a latere Accardo) nel processo a carico del 38enne ex fuggiasco Cristoforo Aghilar, reo confesso dell’omicidio della 53enne ex suocera Filomena Bruno, avvenuto ad Orta Nova nel pomeriggio del 28 ottobre 2019, al culmine di alcune settimane di pesanti minacce e di un tentativo di omicidio avvenuto due sere prima, sempre ad opera di Aghilar. È stato ascoltato un noto esperto di armi della Polizia di Stato, l’ispettore Nicola Donno, che ha spiegato come si sia inceppata la pistola fatta ritrovare dall’imputato e utilizzata per l’aggressione del 26 ottobre 2019, sempre in danno della Bruno.

Rispondendo alle domande del pm Rosa Pensa, il consulente balistico ha spiegato che effettivamente Aghilar aveva premuto il grilletto, puntando la pistola alla testa della vittima (ci sono anche le immagini delle videocamere di sorveglianza), cercando poi di scarrellare dopo che il primo colpo aveva prodotto solo del fumo. Sembra quindi trovare conferma la tesi della Procura del tentato omicidio e non della minaccia grave, ipotizzata invece nei giorni successivi, quando ancora non era chiaro se effettivamente Aghilar avesse voluto sparare. Secondo l’ispettore Donno sembra proprio che la volontà dell’imputato fosse quella di colpire e non di spaventare. Dopo alcuni carabinieri della sezione scientifica, si è arrivati al momento clou dell’udienza, quando è entrata in aula M.B., madre 81enne della vittima, che era con Filomena Bruno proprio al momento dell’aggressione di Aghilar.

Con voce rotta dall’emozione ma in modo deciso l’anziana donna ha puntato il dito contro l’imputato (presente in videoconferenza dal carcere di Vicenza), confermando tutte le dichiarazioni che rese ai carabinieri nell’immediatezza del fatto: era andata con Filomena a prendere degli oggetti nell’appartamento di quest’ultima. Appena entrate era comparso Cristoforo Aghilar che, urlando “ti ammazzo ti ammazzo”, aveva spintonato a terra l’anziana e accoltellato più volte la vittima. Tutta la scienza era durata pochi secondi e Filomena era riuscita a scendere in strada per cercare aiuto, ma si era accasciata dopo pochi metri mentre si dirigeva verso una statuetta della Madonna, alla quale era particolarmente devota, spirando sull’asfalto. L’anziana donna ha urlato tutta la sua rabbia contro Aghilar (“quel bastardo e figlio di puttana stava appostato dentro e ha ucciso mia figlia, maledetto”), tanto che il presidente Talani ha ripreso la testimone richiamandola all’ordine.

Su specifica domanda, poi, la donna ha riferito come Filomena in quei giorni di minacce e tentativi di aggressione da parte di Aghilar aveva chiesto più volte aiuto e protezione, senza però ricevere altro che il consiglio di trasferirsi a casa della madre (dove in effetti abitava quando è stata uccisa): “Mia figlia era sempre in contatto con un maresciallo dei carabinieri, ma nessuno ci ha protette e aiutato davvero, volevamo andare via da Orta Nova ma dove?”. Secondo i difensori delle parti civili, gli avvocati Michele Sodrio e Giuseppe Cassano, ha trovato un’ennesima conferma la premeditazione dell’omicidio: “Aghilar si era appostato nell’appartamento di Filomena in attesa, perché aveva qualche complice che seguiva i movimenti della vittima. Quando le due donne sono entrate, l’imputato ha pensato solo a colpire mortalmente la Bruno, mostrando una chiara e ferma volontà di uccidere, maturata e pianificata da giorni se non da settimane. Ha trovato conferma, a nostro parere, anche la scarsa considerazione che era stata data alla vittima prima del suo omicidio. Nessuno le aveva mai concretamente proposto di andare in una struttura protetta, nemmeno dopo il tentativo di omicidio del 26 ottobre, nonostante la donna e i suoi parenti fossero chiaramente vittime di stalking da parte di Aghilar, tanto che i due figli maggiori erano già fuggiti da Orta Nova, proprio perché terrorizzati dall’imputato”. Prossima udienza l’11 giugno, per sentire altri carabinieri che svolsero le indagini. Un calendario delle udienze molto serrato, nonostante i tanti processi pendenti in corte d’assise, che lascia presagire la conclusione del dibattimento forse già prima dell’estate. Nessuna giustizia-lumaca nel caso di Filomena Bruno. (In alto, Bruno e Aghilar)

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