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Microchip nel cervello. Il World Economic Forum e la realtà aumentata. – Aldo Maria Valli

Da tempo il World Economic Forum spinge per ricerche e applicazioni sempre più estese relative alla cosiddetta realtà aumentata (RA, Augmented Reality), ovvero il potenziamento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, non percepibili mediante i cinque sensi naturali. E ora, con un intervento di Kathleen Philips (esperta di nanotecnologie e tecnologie digitali), fa un ulteriore passo, fino a prevedere l’impianto di microchip nei bambini, una soluzione sostenuta da “ragioni solide e razionali”.

L’articolo è significativo perché, con un tono che vorrebbe essere rassicurante, non nasconde i problemi etici e sociali connessi allo sviluppo di questa tecnologia. Anzi, pone apertamente alcune domande sul chi dovrà decidere e come. Ma nello steso tempo afferma che la strada è ormai aperta e non si potrà tornare indietro. Anche l’ipotesi di microchip impiantati nell’uomo, e persino nel cervello, è apertamente affrontata.

Dopo aver osservato che “la tecnologia della realtà aumentata ha la capacità di trasformare la società e la vita degli individui, in particolare nell’assistenza sanitaria e nella mobilità” e che “le tecnologie impiantabili potrebbero diventare la norma in futuro”, la studiosa afferma che a questo punto “tutte le parti interessate nella società dovranno concordare sul piano etico come rendere queste straordinarie tecnologie parte delle nostre vite”.

I supereroi, scrive l’autrice, non fanno più parte soltanto dell’immaginazione. Ormai, molti bambini dei nostri giorni “si aspettano di sviluppare loro stessi i superpoteri”. Si tratta di aspettative che a uno sguardo superficiale possono sembrare irraggiungibili, “ma stiamo già facendo i primi passi verso una società aumentata”.

Per esempio “ci sono già occhiali di realtà aumentata, e il tuo telefono ti fornisce informazioni in tempo reale sulla forma fisica in tempo reale o sull’ultima moda”. L’aumento “può essere definito come estensione delle abilità mediante ausili tecnologici, come occhiali, impianti cocleari o protesi, progettati per ripristinare una funzione persa o compromessa”. Ma il tutto può essere applicato anche a individui sani, che in questo caso vedono aumentate le loro capacità naturali. “Occhiali notturni, esoscheletri e interfacce cervello-computer fanno parte del quadro. La tecnologia aumentata aiuterà in tutte le fasi della vita: bambini in un ambiente di apprendimento, professionisti al lavoro, anziani. Ci sono molte possibilità”.

Scrive la scienziata: “Immagina questo scenario. Stai parlando con qualcuno in un ambiente rumoroso, in un bar, a una festa. Anche se il tuo udito è buono, la situazione rende estremamente difficile capire il tuo compagno. Immagina di poter indossare occhiali o auricolari che offrono la stessa direzionalità del suono di un apparecchio acustico. Un altro esempio: molti bambini con deficit di attenzione faticano a scuola. Nel migliore dei casi, ottengono servizi di istruzione speciale. Tuttavia, con una guida visiva e audio aggiuntiva, che blocca gli stimoli in eccesso, il bambino può essere aiutato a vivere in un ambiente scolastico standard. E quando la lezione finisce e inizia il tempo di gioco, gli aiuti possono semplicemente essere rimossi”.

Gli sviluppi sono potenzialmente infiniti. Quel che è certo è che la tecnologia si intreccerà sempre di più con il corpo umano e l’ambiente, per esempio mediante sensori applicati a noi stessi e agli oggetti di uso comune. Fino all’impianto di chip.

“Per quanto spaventosi possano sembrare – scrive Philips – gli impianti di chip fanno parte di un’evoluzione naturale che i dispositivi indossabili hanno già subito. Gli apparecchi acustici o gli occhiali non comportano più uno stigma. Sono accessori, considerati persino un capo di moda. Allo stesso modo, gli impianti si evolveranno in una merce. Se il tutto vi sembra improbabile, considerate le alternative che utilizziamo attualmente. I farmaci spesso hanno effetti indesiderati perché influenzano più processi biologici contemporaneamente. Un impianto che invia impulsi elettrici o ottici molto precisi potrebbe ovviare al problema”.

“Avere un impianto è ovviamente più invasivo che indossare un paio di occhiali. Generalmente, gli impianti avverranno in base a prescrizioni mediche. La misura in cui un particolare dispositivo diventerà comune dipenderà dalla funzionalità della tecnologia e da quanto sarà integrata nel corpo e nella vita quotidiana”.

Nell’applicazione della realtà aumentata sono previsti vari gradi. “Portare in giro l’equivalente del naso di un cane in un gadget come il telefono o un dispositivo indossabile come una collana può essere utile per annusare il virus Covid-19 o allergeni alimentari. In questi casi, di solito è sufficiente che il tuo telefono emetta un segnale ogni volta che ti trovi nelle vicinanze di ciò da cui ti stai proteggendo. Non c’è alcuna ragione immediata per impiantare questo senso in più nel tuo corpo. Tuttavia, un’allergia mortale alle arachidi può giustificare una soluzione più permanente”.

Un passo in più è quello riguardante gli impianti cerebrali. Essi infatti “ci consentono di attingere direttamente al sistema operativo del corpo” e a livello sperimentale “abbiamo già iniziato ad interfacciarci con il cervello utilizzando sonde neurali per mitigare i sintomi dell’epilessia, del morbo di Parkinson o della depressione”.

“La maggior parte delle applicazioni – assicura Philips – rimarranno basate su necessità mediche piuttosto che su uno strumento di lettura della mente. Sebbene sia vero che aziende come Neuralink hanno puntato sul cervello fin dall’inizio, gli impianti cerebrali potrebbero non essere la prima scelta nella nostra società aumentata”.

“Come primo approccio, un dispositivo indossabile indispensabile può essere impiantato sotto la pelle o nella pancia, se necessario. Ad esempio, per i pazienti che soffrono di perdita di urina, un piccolo dispositivo di stimolazione nascosto nella zona pelvica potrebbe costituire una soluzione più elegante e confortevole rispetto all’uso di assorbenti per l’incontinenza. Successivamente, potrebbero esserci altri impianti che influenzano i nervi del sistema nervoso periferico o le autostrade dell’informazione che collegano il midollo spinale e il cervello agli organi e agli arti”.

“Si dice che la stimolazione elettrica del nervo vago, la superstrada che ha origine nel cervello, sia una terapia miracolosa per la depressione resistente al trattamento, un problema in continua crescita”.

Chiede Philips: “Andresti in giuro con un chip nella testa?”. La risposta dipenderà dalle soluzioni offerte ai diversi livelli nel campo della salute, del lavoro, dell’istruzione.

“Come società, dobbiamo fare una scelta: vogliamo accettare i limiti umani associati all’apprendimento o all’invecchiamento? Le applicazioni finali, fino all’aumento dell’intelligenza, possono sembrare inverosimili, ma solo il futuro potrà dirlo”.

“I limiti degli impianti saranno stabiliti da argomenti etici piuttosto che da capacità scientifiche. Ad esempio, impianteresti un chip di tracciamento nel tuo bambino? Ci sono ragioni solide e razionali per questo, come la sicurezza, ma lo faresti davvero?”.

Il pacemaker del vicepresidente Usa Dick Cheney, ricorda Philips, è stato modificato per prevenire l’hacking. Per le tecnologie di realtà aumentata saranno necessarie un’adeguata consulenza etica e un’inquadratura legale.

“L’etica non dovrebbe essere predicata da una torre d’avorio accademica. Piuttosto, istituzioni globali o indipendenti dovrebbero guidare i responsabili politici e i ricercatori, per stabilire cosa fare e cosa non fare e aiutare a costruire un quadro etico adeguato sugli aspetti sociali della tecnologia della realtà aumentata”.

“Il Consiglio d’Europa ha recentemente lanciato un piano d’azione strategico per affrontare le questioni sollevate dall’applicazione delle neurotecnologie. Un altro esempio, il Rathenau Institute, fondato dal governo olandese, opera come istituzione indipendente per riflettere su questioni relative all’impatto della tecnologia sulle nostre vite. Il Cile è già un passo avanti. L’anno scorso, il paese ha aperto la strada a un disegno di legge per modificare la sua costituzione per proteggere i dati personali del cervello. Diversi paesi stanno studiando come affrontare questi problemi relativi agli impianti cerebrali. Compito complesso, poiché gli esperti di etica non dovranno solo esaminare la tecnologia in fiore, ma anche potenziali applicazioni future”.

Che succede quando entriamo nella “zona grigia?” Risposta: “L’etica ci consiglierà. La tecnologia ha sempre avuto il potenziale per trasformare la società e migliorare la nostra vita quotidiana e professionale. Così fa la tecnologia della realtà aumentata”.

“L’etica ci consiglierà” sembra una buona risposta, piuttosto sensata. Ma chi controllerà e orienterà l’etica? E come?

A.M.V.

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