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Missili cinesi sopra Taiwan: la risposta di Pechino è diretta alla marina Usa

La risposta della Cina alla vista della presidente della Camera dei rappresentanti statunitense Nancy Pelosi a Taiwan sta prendendo forma nelle ultime ore.

Già nella giornata di martedì l’Esercito popolare di liberazione aveva reso noto che avrebbe tenuto “importanti esercitazioni militari e attività di addestramento, comprese esercitazioni a fuoco, in sei regioni che circondano l’isola di Taiwan da giovedì a domenica”. La carta con le zone interessate dalle manovre è particolarmente utile per misurare il livello della tensione raggiunta in questi giorni: se la si confronta con quella del 1996, quando ci fu quella che si definisce “Terza Crisi di Taiwan”, possiamo notare che oltre che essere più numerose, le aree sono decisamente più vicine alle acque territoriali taiwanesi rispetto a quell’anno e in almeno un paio di casi vi si sovrappongono. L’autorità portuale di Taipei ha reso noto nella mattina di giovedì, che la Cina ha aggiunto un’ulteriore zona di mare a quelle coinvolte nelle esercitazioni a fuoco, che così diventano sette, tutte disposte intorno all’isola, e sappiamo anche che sono state prorogate sino a lunedì prossimo.

#China‘s military exercises around #Taiwan in August 2022 and March 1996 (Third Taiwan Strait crisis). This time, some exercise areas overlap with Taiwan’s territorial waters pic.twitter.com/nWp7FTX8ND

— Paolo Mauri (@PaoloMauri78) August 3, 2022

Ieri l’aeronautica cinese, mentre la presidente Pelosi era sull’isola, ha effettuato diverse intrusioni nell’Adiz (Air Defense Indentification Zone) di Taiwan senza però violarne lo spazio aereo nazionale: sei caccia J-11, cinque J-16 e sedici Su-30 hanno più volte attraversato la “linea mediana” posta tra i due Paesi nello Stretto richiedendo l’attivazione dello strumento difensivo di Taipei, composto da caccia in Cap (Combat Air Patrol) e difesa missilistica posta in stato di preallarme.

La vera dimostrazione di forza – che molto probabilmente sarà reiterata nei giorni a venire – è però avvenuta nella giornata di giovedì 4, quando l’esercito cinese ha lanciato una serie di vettori balistici a corto e medio raggio che hanno sorvolato l’isola finendo in mare nelle zone individuate nei giorni scorsi. Dalle prime immagini, diffuse sui social network, si riconoscono i vettori DF-15B, che sono Srbm (Short Range Ballistic Missile) che possono anche avere carica atomica ma molto probabilmente, in questa esercitazione, sono stati utilizzati in variante Asbm (Anti Ship Ballistic Missile) ovvero con veicolo di rientro parzialmente in grado di manovrare per poter colpire le grandi unità navali avversarie. Risulta anche, ma sono indiscrezioni che richiedono una conferma, che Pechino abbia anche lanciato i DF-17, ovvero i Mrbm (Medium Range Ballistic Missile) in grado di trasportare la testata planante ipersonica DF-ZF. Secondo l’intelligence degli Stati Uniti la gittata della DF-ZF è approssimativamente di 2mila chilometri, e se l’informazione sul suo utilizzo fosse confermata, rappresenterebbe la certificazione della sua piena operatività, che l’intelligence dava per dubbia a partire dal 2020.

Le ultime notizie riportano che, per il momento, i vettori lanciati sono stati 11 in totale tra le 13:56 e le 16:00 ora locale, di cui alcuni finiti nella Zee (Zona di Esclusività Econimica) del Giappone in quanto le zone di mare bersaglio vi ricadono dentro parzialmente. Si tratta della zona più occidentale rispetto a Taiwan, che risulta relativamente vicina alle isole Ishigaki.

Japan Defense Ministry says all five missiles fell within the country’s EEZ, in waters southwest of Hateruma Island in Okinawa Prefecture. pic.twitter.com/IznKu5hCkL

— Jesse Johnson (@jljzen) August 4, 2022

Quest’ultima azione non è casuale, come non lo è la decisione di utilizzare i vettori DF-15B che possono avere ruolo antinave. Il Giappone da tempo ha un contenzioso territoriale con la Cina che riguarda le isole Senkaku, non molto lontane da Ishigaki, e la tensione con Pechino è andata aumentando di pari passo con il riarmo cinese: con sempre maggior frequenza, negli ultimi anni, unità navali della Guardia Costiera cinese sono penetrate deliberatamente nelle acque a ridosso delle isole contese, anche arrivando a minacciare le barche da pesca nipponiche. Tokyo, poi, in concomitanza con la recente crisi per la visita della presidente Pelosi, ha attivato il suo strumento aeronautico per proteggere lo spazio aereo al di sopra della parte più meridionale dell’arcipelago, che si trova relativamente a poca distanza da Taiwan.

Il segnale più forte, però, è l’utilizzo di vettori missilistici antinave e ipersonici, ed è diretto, ovviamente, agli Stati Uniti. Washington ha mobilitato le sue forze aeronavali che si sono posizionate intorno a Formosa, col gruppo d’attacco della portaerei Uss Ronald Reagan che naviga a circa 600 miglia a ovest dell’isola. Caccia imbarcati e altri velivoli provenienti dalla base aerea di Kadena (Okinawa) per la ricognizione radar stanno pattugliando i cieli dell’area nonostante l’aereo della presidente Pelosi abbia lasciato Taiwan.

L’Esercito popolare di liberazione sta quindi dimostrando, parzialmente, le sue capacità di interdizione d’area nei mari contigui alla Cina continentale, essendo Taiwan appartenente alla Prima Catena di Isole che forma la prima “cintura di difesa” di Pechino. Più correttamente questa “cintura di difesa” va intesa come prima linea di proiezione verso il Pacifico, per via degli assetti schierati dalla Cina nelle isole che occupa nell’arcipelago delle Spratly nel Mar Cinese Meridionale e per la natura e qualità delle sue ultime creazioni nel campo degli armamenti: il solo fatto che Pechino stia dando grande impulso alla costruzione di portaerei dimostra che la natura del riarmo cinese non è di natura strettamente difensiva, ma inteso a proiettarne la potenza su scala globale.

La Cina quindi, con queste manovre, sta dando un assaggio delle sue capacità di sea denial alla U.S. Navy, che resta comunque ancora una forza meglio armata rispetto alla marina cinese, ma che potrebbe trovarsi in seria difficoltà nel caso in cui dovesse cercare di penetrare le bolle Anti Access/Area Denial che Pechino sta stabilendo nella Prima Catena di Isole e intorno a Taiwan, per via dei sistemi missilistici – balistici e da crociera – e delle nuove costruzioni navali che ha schierato negli ultimi anni. Anche il potere aereo cinese è maturato: l’ingresso in servizio di un caccia di quinta generazione, il J-20, pone la Plaaf (People’s Liberation Army Air Force) nel novero delle forze aeree dotate di assetti moderni in grado di operare negli ambienti altamente contestati e quindi di contrastare i tentativi avversari di penetrare in quelli “casalinghi”.

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