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Moderna non «ha inviato» prima della pandemia un vaccino anti Covid-19 a un’università americana

Il 21 giugno 2021 su Facebook è stata pubblicata un’immagine che riporta un testo in cui si legge che «documenti segreti» rivelerebbero che l’azienda Moderna avrebbe inviato «un vaccino contro il coronavirus all’università della Carolina del Nord settimane prima» dell’inizio ufficiale della pandemia di Covid-19. Di conseguenza, la pandemia di Covid-19 sarebbe stata programmata.

Si tratta di un contenuto fuorviante che veicola una notizia falsa. Andiamo con ordine.

Il 12 dicembre 2019 è stato firmato un accordo di trasferimento materiale (Mta) – un accordo di scambio di sostanze materiali (come ad esempio materiale biologico, componenti chimici, etc.) e informazioni per scopi di ricerca – tra il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), l’Università del North Carolina a Chapel Hill e l’azienda Moderna per lo sviluppo di un vaccino a mRna contro il coronavirus, dopo anni di studio di questo virus. La firma di questo accordo è arrivata diversi giorni prima del 31 dicembre 2019, quando le autorità sanitarie cinesi hanno notificato un focolaio di casi atipici di polmonite nella città di Wuhan (Cina), e 28 giorni prima del 9 gennaio 2020, quando il China Cdc (il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) ha identificato un nuovo coronavirus come causa di queste patologie. 

Bisogna però precisare che l’accordo di trasferimento materiale siglato il 12 dicembre 2019 non si riferiva a un vaccino a mRna contro il nuovo coronavirus Sars-CoV-2, cioè il virus che causa la malattia Covid-19. Contattato dai colleghi di Afp, un portavoce del Niaid ha spiegato che l’accordo di trasferimento materiale con l’università del North Carolina e Moderna puntava a sviluppare un vaccino a mRna contro Mers-CoV, cioè il coronavirus della sindrome respiratoria mediorentale che ha registrato il suo primo caso nel mondo in Arabia Saudita nell’aprile del 2012. I coronavirus (CoV) sono infatti un’ampia famiglia di virus respiratori. Stesso chiarimento è arrivato ad Afp anche dall’Università del North Carolina.

Precisiamo infine che non è corretto parlare di «documenti segreti» in riferimento a questa notizia, come si legge invece nel post oggetto della nostra verifica. Di questo accordo di trasferimento materiale ne avevano infatti parlato a giugno 2020 (qui e qui) il sito statunitense di notizie Axios e l’organizzazione no profit Public Citizen.   

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