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Nancy Pelosi a Taiwan: la Cina minaccia, Mosca la spalleggia. Pechino: «Gli Usa pagheranno un prezzo»


martedì 2 Agosto 12:08 – di Luciana Delli Colli

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Tensione alle stelle tra Cina e Usa in vista della probabile, benché non confermata ufficialmente, visita di Nancy Pelosi a Taiwan, dopo la missione iniziata ieri a Singapore. Secondo indiscrezioni di stampa, che si rincorrono da ieri, la speaker della Camera potrebbe arrivare nella serata di oggi, alle 22.20 locali (le 16.20 italiane) e incontrare domani il presidente Tsai Ing-wen. Il premier taiwanese, Su Tseng-chang, ha commentato sottolineando che Taiwan «accoglie calorosamente» ogni ospite straniero, mentre la stampa riportava notizie su operazioni militari intensificate intorno all’isola. Sul caso è intervenuta anche Mosca, sostenendo che «Washington destabilizza il mondo».

La Cina ferma le importazioni di prodotti agricoli

Già ieri, dopo le prime voci sul possibile arrivo di Pelosi a Taipei, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, aveva commentato dicendo che «se Pelosi visiterà Taiwan, questa sarà una grave interferenza nella politica interna cinese e porterà a conseguenze molto gravi», aggiungendo che l’esercito cinese non sarebbe rimasto a guardare. È di oggi, poi, la notizia di uno stop temporaneo della Cina alle importazioni di prodotti di diverse aziende alimentari di Taiwan, una mossa giustificata da Pechino con norme sulle importazioni introdotte nell’aprile dello scorso anno dalle autorità cinesi, ma letta da molti come un avvertimento.

Il diplomatico cinese: «Una grave interferenza nei nostri affari interni»

Secondo il diplomatico cinese, Liu Xiaoming, rappresentante del governo cinese per gli Affari della penisola coreana e tra l’altro ex ambasciatore nel Regno Unito, la visita di Pelosi a Taiwan «rappresenterebbe una grave interferenza negli affari interni della Cina, pregiudicherebbe seriamente la sovranità e l’integrità territoriale della Cina e calpesterebbe in modo imperdonabile il principio di una sola Cina». Dunque, «minaccerà considerevolmente la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan, pregiudicherà seriamente le relazioni Cina-Usa e porterà a una situazione molto seria e a conseguenze gravi».

Taipei non commenta, ma alza il livello di operatività militare

E se il ministero degli Esteri di Taiwan non commenta ufficialmente le mosse cinesi, quello della Difesa ha assicurato «determinazione, abilità e fiducia» nel garantire la sicurezza nazionale dell’isola, mentre sui media sono trapelate notizie sul fatto che, benché non vi sia un’«emergenza», da questa mattina i militari hanno «aumentato» il livello di «prontezza operativa in risposta alle esercitazioni militari» cinesi.

La Casa Bianca: «Pelosi ha diritto di visitare Taiwan»

Quanto agli Usa, ieri la Casa Bianca ha fatto sapere di non aver ricevuto alcuna conferma da parte di Pelosi su una sua visita a Taiwan, sottolineando comunque che «è un suo diritto» e che «altri speaker lo hanno fatto». «Le nostre azioni non sono minacciose», ha commentato il portavoce del Consiglio di Sicurezza della Casa Bianca, John Kirby, sottolineando che «questa possibile visita non cambierà lo status quo» e «la politica degli Usa sull’unica Cina» e ricordando che questo è stato ribadito a Pechino anche nella telefonata tra Joe Biden e Xi Jinping. Dunque, «non c’è nessuna ragione per cui Pechino possa usare questa possibile visita come pretesto per condurre azioni di escalation», ha commentato Kirby, chiarendo però che gli Usa «non si faranno intimidire».

Pechino: «Danno alla nostra sovranità, gli Usa ne pagheranno il prezzo»

Oggi però Pechino ha rilanciato avvertendo, con la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, che «che gli Usa verranno ritenuti responsabili e pagheranno il prezzo per aver danneggiato la sovranità e gli interessi di sicurezza della Cina». Chunying, citata dalla Cgtn, ha quindi parlato di «azioni provocatorie», che  «potrebbero portare all’escalation delle tensioni nello Stretto di Taiwan».

Mosca: «Washington destabilizza il mondo»

Sul caso è intervenuta anche Mosca, che ha accusato Washington di «destabilizzare il mondo». «Non un solo conflitto risolto negli ultimi decenni, ma tanti provocati», ha scritto su Telegram la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova.

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