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Necroturismo in Ucraina. Zelensky attira i voyeur

Se ancora non avete prenotato le vacanze, Zelensky ha un’offerta per voi. Come si sa, l’Ucraina ha reagito all’aggressione russa con le armi della Nato e con un’inedita, pervasiva ed efficiente propaganda diffusa sapientemente via social.[…]

(DI DANIELA RANIERI – Il Fatto Quotidiano) – Se ancora non avete prenotato le vacanze, Zelensky ha un’offerta per voi. Come si sa, l’Ucraina ha reagito all’aggressione russa con le armi della Nato e con un’inedita, pervasiva ed efficiente propaganda diffusa sapientemente via social. Il presidente ucraino ha inaugurato una comunicazione emozionale basata sullo storytelling bellico con armi finora escluse dalle tradizionali tecnologie belliche: agenzie di comunicazione e di marketing, spin-doctorvideomaker, società di post-produzione. Il video diffuso per la Giornata della Vittoria in ricordo dell’8 maggio 1945, giorno della resa dei nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, era esemplare: Zelensky, da solo, camminava tra le macerie di Kiev in uno scenario post-nucleare, citando Apocalypse Now, col sottofondo di una musica enfatica che sottolineava gli snodi drammatici del suo discorso sul “male” del nazismo “tornato sotto il segno della Z”.

Oggi, su quelle stesse strade, l’Agenzia per il Turismo patrocinata dai ministeri delle Infrastrutture, della Salute e degli Esteri lancia il tour nelle città martiri della guerra, le “coraggiose Bucha e Irpin”, in particolare. I motivi per cui un turista dovrebbe visitarle oggi, con le macerie che ancora occupano le strade dove giacevano i cadaveri degli eccidi, sono elencati sul sito Visit Ukraine: entrambe “hanno molti parchi e spazi verdi”; sono adatte alle “attività all’aperto”; sono “cittadine giovani e moderne” piene di “famiglie e bambini”; infine, sono “città eroiche, protagoniste dei più importanti massacri contro i civili che hanno avuto luogo durante l’attacco russo del 2022”.

“In attesa della grande vittoria e di sentire il battito del cuore di tutto il mondo libero” (testuale), il tour propone ai cittadini delle ricche capitali occidentali di essere “testimoni della grande Storia”, e riverberare nel mondo (con foto, selfie, recensioni su Tripadvisor?) l’immagine dell’Ucraina resiliente.

Con 50 euro è possibile acquistare pacchetti per tour di 3 ore per “le invincibili Bucha e Irpin”, “l’inconquistata Mykolaiv”, “l’indistruttibile Kharkiv”; per 180 euro, colazione inclusa, si soggiorna 3 giorni a Kiev. Degno di nota è il tour nella “Odessa criminale”, con giro nel quartiere dove sono nati “tutti i più famosi ladri e gangster della città”. Le foto promozionali ritraggono le città sfigurate: auto bruciate, palazzi sventrati, viali interrotti da cavalli di Frisia; qualcuno imbraccia un kalashnikov (l’esperienza è davvero immersiva). Leopoli è ancora fumante, le fondamenta divelte; tra i motivi per visitarla, “la gastronomia, il più grande mosaico di ciambelle al mondo” e il giro “nella zona dove sono morti i primi civili”.

Il necro-turismo post-bellico (non del tutto post: alcune città sono tuttora obiettivi di bombe e missili russi) ha lo scopo di finanziare la ricostruzione. A ciò serve l’estetizzazione della guerra: la contundente propaganda mondiale “Be brave like Ukraine” si è unita nelle democrazie europee a una glorificazione del Battaglione Azov, nazista per statuto (il fondatore Andrij Biletsky, membro del Parlamento ucraino dal 2014 al ’19, è cofondatore dell’Assemblea Social-nazionale, i cui obiettivi sono “la protezione della razza bianca” mediante una “nazionecrazia antidemocratica e antisionista”): i famigliari dei commilitoni hanno organizzato la maratona “Run for Azovstal” in 9 città del Paese; la pettorina era scaricabile via Telegram.

Monetizzare la guerra, la morte e il sacrificio di innocenti è una strategia che risponde ai canoni del capitalismo psicopolitico. Il governo ucraino suscita emozioni per capitalizzare la sua sanguinosa storia recente. Mentre Zelensky posa con sua moglie Olena Zelenska in tenuta patinata-mimetica per un servizio su Vogue, il luna park dell’orrore sancisce quel che alcuni studiosi (ad es. Branko Milanovic) osservano da tempo: nelle nazioni ex sovietiche si è fatto coincidere la libertà con la sfrenata economia di mercato; la rivoluzione ha sostituito la tirannia con un buio di valori.

Che male c’è?, replicano i liberali, per i quali il mercato aggiusta tutto e redime l’esistente. L’Ucraina deve ricostruirsi e va bene tutto. Ma su quali sentimenti fa leva questo turismo? Cosa ci si aspetta dal gitante affamato di emozioni forti? Si dirà: fosse anche il più efferato cinismo e il voyeurismo più pornografico, non è il caso di fare i moralisti. Questo perché nelle nostre società fintamente libere si è azzerata la differenza tra essere moralisti ed essere persone morali.

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