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Nel 2016 un ricercatore scoprì di essersi infettato con il virus HIV ingegnerizzato in laboratorio

Preoccupazione nei laboratori di tutto il mondo per il caso di uno scienziato, probabilmente italiano, che si è infettato con un ibrido dell’HIV che stava manipolando in laboratorio: probabilmente per via aerea, ma non è chiaro come.

Prima che qualcuno trovi conferma alle teorie del complotto, quelli che sostengono che il retrovirus dell’HIV sia in effetti stato creato in laboratorio per la guerra batteriologica, questa storia è decisamente preoccupante per la comunità scientifica, ma con gli intrighi non c’entra: l’HIV è da tempo manipolato per trasformarlo in vettore capace di trasportare nelle cellule geni o proteine capaci di sostituire quelle che causano malattie genetiche.

La storia, che risale a tre anni fa ma si è saputa ora, è inquietante perché un ricercatore, presumibilmente italiano, ha scoperto di essere sieropositivo donando il sangue al San Gerardo di Monza: sequenziando il ceppo si è scoperto che era lo stesso che stava manipolando in laboratorio, probabilmente negli Stati Uniti, e ovviamente rispettando gli standard di sicurezza mondiali usati per queste sperimentazioni.

Nessun guanto bucato, nessun contatto diretto con materiale biologico: come è stato possibile? E soprattutto, come ha fatto un virus disattivato, sulla carta incapace di trasmettere l’infezione, a recuperare le sue informazioni genetiche e a far partire l’infezione?



Da quando si è diffusa la notizia, al congresso CROI di Boston, i laboratori di tutto il mondo sono in stato di allarme: vanno rivisti i parametri della sicurezza, nello stesso frigorifero erano conservati virus disattivati e alcuni ancora attivi. Una ipotesi, per niente rassicurante, è che l’HIV ingegnerizzato fondendolo con un altro virus, quello della stomatite vescicolare, abbia contagiato il ricercatore  per via aerea, attraverso le mucose: per errore sarà stato usato un virus non disattivato. Quello che è grave è che questo ibrido infetta tutte le cellule del corpo e non solo quelle bersaglio tradizionale dell’HIV. La buona notizia è che reagisce alle terapie esistenti.

Studi scientifici, virus

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