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Nella Chiesa “upside-down” di Francesco, dove tutto è alla rovescia

di George Neumayr

The American Spectator

Papa Francesco ha paragonato spesso la Chiesa cattolica a un “ospedale da campo”. Fatta da lui, è davvero una strana analogia, data la sua predilezione per la ciarlataneria e la negligenza. In questo suo ospedale da campo ai pazienti più sani vengono tagliati gli arti, mentre i più malati ricevono dosi crescenti di un medicinale che non funziona. La concezione che il papa ha della salute nel corpo di Cristo è l’opposto di quella che avevano i suoi predecessori. Se essi videro l’assenza dell’ortodossia come un cancro nella Chiesa, papa Francesco vede la presenza persistente dell’ortodossia come un veleno.

Secondo questa visione contorta, la crisi della Chiesa non deriva dall’eresia modernista, ma dalla riluttanza dei cattolici a soccombervi. Lavorando in base a questo punto di vista, egli ha dedicato gran parte del suo pontificato a disfare il ridimensionamento conservatore post-Vaticano II di papa Giovanni Paolo II e papa Benedetto XVI. Nel lamentarsi della riluttanza della Chiesa ad abbracciare la “cultura moderna”, ha implicitamente criticato quei predecessori. Laddove essi consideravano con preoccupazione lo “spirito” liberale del Vaticano II, lui lo ha accolto con favore.

All’inizio del suo pontificato Francesco lamentava che la promessa progressista del Vaticano II non si era avverata — «si è fatto ben poco in quella direzione» — ma che aveva «l’ambizione di voler fare qualcosa».

Ora, il papa incarna proprio la divisione che afferma di deplorare. Sta dividendo i cattolici nel modo più profondo possibile, partendo dalla stessa tradizione cattolica.

Il recente ordine del papa di limitare la Messa tradizionale è centrale in tale ambizione. Francesco non può riposare finché tutti i cattolici non si saranno sottomessi al suo modernismo. In passato, i papi istituirono giuramenti contro gli errori moderni. Questo papa è invece ansioso di imporre un giuramento a favore di tali errori. Esortando i vescovi a emarginare la Messa tradizionale, il papa rivela la profondità del suo disprezzo per la tradizione cattolica e il suo desiderio di cementare una ridefinizione modernista del cattolicesimo.

Papa Benedetto XVI parlando dei teologi del Vaticano II che volevano iniziare da zero una nuova religione li chiamava utopisti anarchici. Disse che «dopo il Concilio Vaticano II alcuni erano convinti che tutto sarebbe stato fatto nuovo, che si stava facendo un’altra Chiesa, che la Chiesa preconciliare era finita e noi ne avremmo avuto un’altra, totalmente “altra”». Ebbene, fare un’altra Chiesa riassume in gran parte il programma del suo successore. Il suo decreto contro la Messa tradizionale è volto a mettere fine alla Chiesa preconciliare. Recide ogni collegamento tra la Chiesa post-Vaticano II e la Chiesa pre-Vaticano II, consentendo così ai modernisti di monopolizzare la direzione della Chiesa.

Al fine di eliminare il cattolicesimo dalla Chiesa cattolica e trasformarlo in una quasi-religione non spirituale ma politica, i modernisti non possono sopportare la concorrenza di chi è fedele alla Tradizione. Poiché il movimento favorevole alla Messa tradizionale stava crescendo, in particolare tra i giovani (compresi i giovani sacerdoti), il papa ha deciso di sopprimerlo. Le onerose disposizioni imposte vogliono prima ghettizzare la Messa antica e poi spegnerla del tutto. Così la Chiesa, già in crisi vocazionale, perderà ancora più vocazioni, perché le disposizioni in effetti dicono ai giovani amanti della Tradizione che il prezzo per l’ingresso al sacerdozio ora è la totale sottomissione al modernismo del papa.

È chiaro che per una religione fondata sulla tradizione, la soppressione della tradizione stessa non ha senso. A meno che l’obiettivo non sia cambiare fondamentalmente quella religione.

Per “unità”, il papa intende l’accettazione universale del suo progetto. Chiede che tutti i cattolici guardino acriticamente ai cambiamenti che hanno fatalmente indebolito la fede. Se non lo fanno, sono “divisivi”.

Ma il papa, è evidente, incarna proprio la divisione che afferma di deplorare. Sta dividendo i cattolici al livello più profondo possibile, a partire dalla stessa tradizione cattolica. Un’unità radicata nell’eterodossia è una farsa. Mentre la Chiesa modernista inciampa di scandalo in scandalo, egli osa additarla come il modello del cattolicesimo a cui tutti devono aspirare. Il suo ultimo atto di tirannia ecclesiastica non è altro che un tentativo di strappare ai cattolici più fedeli un pegno di fedeltà a quella Chiesa fatiscente.

Lo spettacolo di un papa sleale alla tradizione cattolica e pretende lealtà è scandaloso. Ignorando l’autorità dei papi precedenti, Francesco cancella la sua. Non sta risolvendo le crisi, ma la sta creando, in modo che la sua rivoluzione modernista possa essere realizzata. In passato i cattolici fedeli alla Tradizione difendevano il papa dai nemici della fede. Ora devono difendere la fede da un papa che si è mostrato più volte loro nemico.

Fonte: spectator.org

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