Si fa sempre più chiaro il quadro attorno alla morte del piccolo Nicolò Feltrin, il bimbo di 2 anni deceduto all’ospedale di Belluno.

Ha commosso tutti la storia del piccolo Nicolò Feltrin, il bambino di 2 anni morto a Belluno. Il bambino si era addormentato dopo pranzo per non risvegliarsi mai più. Dai nuovi elementi che stanno emergendo non si esclude che i genitori possano aver giocato un ruolo determinante nel decesso del bimbo.

ANSA/CESARE ABBATE/ARCHIVIO

Nicolò aveva iniziato a stare male dopo aver pranzato insieme ai genitori. Era sprofondato in un sonno così profondo da mettere in allarme la madre e il padre. Quest’ultimo lo aveva preso in braccio, caricato in macchina e portato di corsa in ospedale a Belluno. Purtroppo il bambino non si è più risvegliato e poco dopo il suo cuore ha smesso di battere. Una disgrazia, certo. Ma il quadro che si sta via via definendo è ancora peggiore. Quando i Carabinieri hanno ispezionato la casa dei genitori hanno trovato  una tazzina con dentro una sostanza sospetta nella cameretta di Nicolò. Si teme sia hashish anche se la certezza la si avrà solo dopo l’analisi che sar effettuata  dalla dottoressa Donata Favretto, tossicologa di Medicina Legale di Padova. Per avere il risultato degli esami tossicologici ci vorranno almeno una decina di giorni.

A prescindere dai risultati, però la certezza è una: è stato trovato hashish in ogni parte di quella casa. Una casa in cui, ricordiamo, viveva un bambino di soli 2 anni. I Militari hanno trovato la droga in cucina,  all’interno di una credenza c’erano tre pezzi di sostanza per il peso di 2 grammi. Ma è nella camera da letto dei genitori che è stata trovata più droga.  E ancora: sopra il davanzale del termosifone c’era un involucro con 3,3 grammi. Sopra il cassettone dentro un portaoggetti in metallo un altro pezzo di hashish per 0,1 grammo. Quel tragico giorno in cui il bambino morì, il padre – Daniele Feltrin – disse che il bambino aveva ingerito della terra al parco e di avere il sospetto che il piccolo si fosse avvelenato ingerendo qualche pesticida al parco dove lo aveva portato a giocare. La verità, invece, è che il veleno lui e la moglie lo tenevano dentro casa. Ora l’uomo è indagato per omicidio colposo.