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“Noi omosessuali non ci facciamo strumentalizzare dalla sinistra” | CulturaIdentità

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In questi ultimi giorni a scatenare l’ennesima polemica su Giorgia Meloni è stata l’incursione di un attivista Lgbt+ durante il comizio che la leader di Fratelli d’Italia ha tenuto a Cagliari in vista delle prossime politiche. Il ragazzo, Marco Marras, salito sul palco munito di bandiera arcobaleno, ha voluto rivendicare i propri diritti sulle adozioni da parte delle coppie gay. La Meloni lo ha ascoltato e lui l’ha anche ringraziata tramite social.

Ma il mondo omosessuale non ha voce unanime sulla questione anzi: abbiamo intervistato Umberto La Morgia, omosessuale, 33 anni, romano, business developer di un’azienda multinazionale veneta, che invece la pensa all’opposto rispetto al pensée unique del mondo arcobaleno.

Perché sei contro l’omogenitorialità? E perché una coppia omosessuale non sarebbe in grado di educare un figlio al pari di una etero?

Non si tratta di essere in grado o non di in grado come se essere genitori fosse riconducibile a una mera competenza genitoriale. Senz’altro due persone dello stesso sesso potrebbero essere capaci di dare amore e crescere un figlio, ma comunque lo priverebbero dell’opportunità di conoscere la maternità o la paternità: due dimensioni naturali, complementari e fondamentali per la formazione della persona. Sono contrario all’omogenitorialità perché penso che si debba accettare in toto la propria condizione e le relative conseguenze. Se sei omosessuale, dalla tua unione possono nascere tante belle cose e sentimenti, ma non figli. E questa non è omofobia, ma la realtà delle cose. Per permettere a due persone dello stesso sesso di avere figli bisogna ricorrere ad artifici come l’utero in affitto o la gestazione per altri che dir si voglia. Io ritengo che non tutto ciò che è tecnicamente possibile con il progresso scientifico sia anche eticamente giusto e, anzi, ritengo che queste modalità per avere un figlio a tutti i costi siano un segno di egoismo, altro che progressismo! Per quanto riguarda le adozioni, ugualmente ritengo che la condizione ottimale per un bambino sia quella di avere la maggiore stabilità possibile e di avere una madre e un padre. Una persona che viene adottata normalmente già parte da una condizione non facile e non vedo perché non dovrebbe avere il diritto ad avere un padre e una madre che tutti, anche noi omosessuali, abbiamo avuto. Ciò non vuol dire che la famiglia naturale sia una garanzia a priori, ma penso sia la base: la miglior base da cui partire.

Hai mai ricevuto pareri negativi da parte di altro omosessuale riguardo il tuo punto di vista?

Le mie posizioni sono condivise da una gran parte della popolazione, ma certamente ho ricevuto parecchi attacchi, anche molto pesanti, da parte della cosiddetta comunità LGBT+: da coloro che si presentano come paladini dell’amore universale e dei diritti civili e che in realtà non esitano a emarginare, discriminare, offendere e anche in alcuni casi diffamare chiunque si discosti da quella che è la totalità della dottrina gender e del loro pensiero unico. Per essere contrario a determinate politiche mi hanno dato dell’omofobo interiorizzato, mi hanno detto che ho la sindrome di Stoccolma, la sindrome di Norimberga, che sarei come un maiale che vuole andare alla sagra della porchetta e potrei continuare a lungo coi loro epiteti. Perché per gli attivisti LGBT+ mainstream o comunque per i gay ideologizzati dalla sinistra, se non la pensi come loro, sei omofobo e se sei omosessuale sei omofobo interiorizzato. In poche parole, non hai diritto a pensare con la tua testa.

Hai mai avvertito il desiderio di diventare padre? E se si come gestisci il tuo senso di paternità?

Penso che faccia parte dell’essere umano a un certo punto della propria vita sentire una sorta di slancio a diventare padre o madre. Ma lo si può essere in tanti modi, non solo a livello biologico. Michelangelo e Leonardo non hanno avuto figli, ma hanno esercitato un’indiscussa paternità in campo artistico che ha fatto la storia. Madre Teresa di Calcutta nemmeno ha procreato, ma sfido a dire che non sia stata una vera madre per tanti. Io mi sento di difendere la cultura della vita e penso che questo potrebbe essere il mio modo esercitare la paternità: ostacolando quella che Giovanni Paolo II chiamava la cultura di morte.

Cosa diresti alle coppie etero che invece sono d’accordo alle adozioni gay?

Alle coppie etero che sono a favore delle adozioni gay direi di riflettere più in profondità sull’importanza del maschile e del femminile: delle differenze tra i sessi. Oggi si tenta in tutti i modi di negarle, in favore di un indifferentismo sessuale che è un appiattimento ingiusto, a mio modo di vedere. La natura e la biologia hanno ancora tanto da dire. Anzi, oggi più che mai.

Sul gay-pride qualcuno dice sia una carnevalata, sei d’accordo?

Il gay pride ha avuto il suo ruolo importante nel corso degli anni per far sì che ci fosse più accettazione delle persone non eterosessuali. Tuttavia oggi non ne condivido né lo stile né i contenuti. Non vado ai pride perché andarci significa implicitamente condividere le battaglie politiche odierne relative all’omogenitorialità e all’ideologia di genere, ad esempio. Lo sfoggio di eccessi e il vilipendio della fede cristiana, poi, oltre che essere di cattivo gusto, possono avere l’effetto di allontanare alcune persone già dubbiose dal mondo gay e generare una repulsione o un’avversione controproducente.

Ti senti discriminato? Oppure le notizie sulle aggressioni omofobe vengono enfatizzate per fare share?

Io non mi sento discriminato. Le discriminazioni e le aggressioni motivate dall’orientamento sessuale vanno sempre condannate senza se e senza ma, ma penso siano enfatizzate perché l’Italia tendenzialmente non è un Paese omofobo e non ritengo giusto parlare di escalation di crimini di odio, quando i dati ufficiali dell’OSCAD ci comunicano che questo clima da Arabia Saudita non c’è. Bisogna sempre verificare i casi in cui effettivamente un reato sia motivato dall’omotransfobia e ricordo che la normativa vigente già tutela qualunque persona da aggressioni e discriminazioni e se oggi non c’è una legge ad hoc per questa fattispecie legata all’omofobia è colpa della sinistra che non ha voluto mediare e ha preferito andarsi a schiantare senza portare a casa nessun risultato: per ideologia.

Pensi che la sinistra strumentalizzi i gay per avere consensi?

Sicuramente la comunità gay è molto numerosa e fa gola alla politica. La sinistra cerca di accaparrarsi da tempo il voto dei gay in vari modi, ma penso e spero che tante persone libere non ci stiano a farsi ghettizzare per finalità elettorali e che ragionino a tutto tondo sulle loro politiche e su quelli che sono i cosiddetti diritti civili che la sinistra promuove, che a mio giudizio non sono diritti. Il matrimonio egualitario, ad esempio, non è altro che un modo per riconoscere l’esistenza di due padri e due madri e sdoganare l’omogenitorialità. Non tutte le persone omosessuali sono d’accordo su questo ed è ora che si sappia.

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