Non esistono prove che l’Ivermectina sia un farmaco sicuro ed efficace contro la Covid-19

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Il 5 agosto 2021 la redazione di Facta ha ricevuto via WhatsApp la richiesta di verificare un articolo, pubblicato il 4 agosto 2021 dal sito Scenarieconomici.it e condiviso anche su varie pagine Facebook, intitolato “Perfino il Wsj [Wall Street Journal, n.d.r.] se lo chiede: perchè la Fda, o l’Aifa, non usano l’Ivermectin contro il Covid-19?”. L’articolo riprende un editoriale pubblicato dal Wall Street Journal il 28 luglio 2021, intitolato “Perché l’Fda attacca un farmaco sicuro ed efficace?” secondo il quale la Food and drug administration (Fda) statunitense starebbe facendo una inspiegabile campagna contro l’uso dell’ivermectina come farmaco contro la Covid-19, citando alcune presunte evidenze scientifiche a suo favore. Secondo l’editoriale l’ivermectina sarebbe scientificamente provata come una cura efficace e non rischiosa contro la Covid-19.

Si tratta di un articolo che convoglia un messaggio fuorviante sulla base di evidenze selezionate ad arte.

Gli autori dell’articolo del Wall Street Journal, gli economisti David R. Henderson e Charles L. Hooper, sono stati entrambi affiliati alla Hoover Institution, un think tank conservatore ospitato dalla università di Stanford ma da cui l’università si è distanziata dopo alcune dichiarazioni di suoi membri sulla pandemia, non supportate scientificamente. Hooper è anche membro dell’American Institute for Economic Research (Aier), un altro think tank noto per aver diffuso disinformazione sulla pandemia. 

Veniamo al contenuto dell’articolo. L’ivermectina è un farmaco antielmintico, ovvero che uccide o fa espellere vermi parassiti (specialmente intestinali), ma che è stato propagandato fin dalla primavera 2020 come una potenziale cura contro la Covid-19. A supporto di questa ipotesi, l’articolo del Wall Street Journal cita tre studi scientifici: uno che mostra come l’ivermectina sia capace di inibire la replicazione del virus Sars-CoV-2 in colture cellulari, un altro secondo cui – sempre in colture cellulari – l’ivermectina possa inibire la replicazione di numerosi altri virus e infine uno studio retrospettivo su 325 pazienti in Bangladesh pubblicato a settembre 2020, che mostrerebbe un decorso clinico migliore nei pazienti curati con ivermectina rispetto agli altri (per esempio, nessuno dei pazienti curati con ivermectina avrebbe sviluppato polmonite).

In realtà l’editoriale del Wall Street Journal fa quello che si chiama cherry picking, ovvero seleziona solo le evidenze a favore di una tesi, ignorando quelle contrarie. Come avevamo approfondito su Facta, più di aggrapparsi a singoli studi è sempre meglio valutare il complesso delle evidenze scientifiche su un farmaco. 

Il 28 luglio 2021 il consorzio Cochrane, la principale iniziativa di revisione indipendente dei dati scientifici in medicina, dopo aver revisionato tutti gli studi pubblicati, ha affermato che al momento in cui scriviamo, 5 agosto 2021, non ci sono dati di sufficiente qualità per poter affermare che l’ivermectina funzioni o meno contro la Covid-19 e che le poche evidenze affidabili non supportano l’uso di questo farmaco, per la Covid-19, al di fuori di studi clinici. Commentando questa analisi, Penny Ward, professore di medicina farmaceutica al Kings College London, ha affermato che i risultati positivi osservati in provetta sulle colture cellulari richiedono dosi del farmaco ben più alte di quelle normalmente utilizzate: è quindi possibile che alti dosaggi siano più efficaci, ma a rischio di una maggiore tossicità specialmente al fegato e ai reni. Ricordiamo inoltre che numerosi studi scientifici a favore dell’ivermectina nella terapia della Covid-19 sono stati ritirati o criticati dalla comunità scientifica in quanto presentavano dati apparentemente incoerenti o inaffidabili, o sono stati condotti senza gli adeguati controlli.

In conclusione, al momento non esistono prove dell’efficacia di questo farmaco contro la Covid-19. La decisione dell’Fda (e dell’Ema) di non consigliare l’uso dell’ivermectina per la cura della Covid-19 è semplicemente basata sulle evidenze scientifiche oggi disponibili.