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Non solo Cina, la longa manus del Pakistan in Africa: il caso Tanzania




Roma, 3 set – E’ passato poco più di un anno da quando la Banca Mondiale ha dichiarato che la Tanzania è un Paese a medio reddito e questo è stato possibile anche grazie agli incentivi che il governo tanzaniano ha offerto agli investitori stranieri. Non solo la Cina, ma anche l’India e la Turchia hanno investito nella nazione africana, con quest’ultima che sta finanziando e costruendo diverse autostrade e linee ferroviarie. Adesso, alla lista degli investitori stranieri si è aggiunto il Pakistan.

Come il Pakistan “si prende” la Tanzania

Un mese fa è stato costituito il Tanzania Pakistan Business Council, un ente che si pone come obiettivo quello di agevolare gli investimenti tra i due Paesi. Islamabad si impegna a investire in Tanzania, nei prossimi cinque anni, un miliardo di dollari nell’agricoltura, nella gestione delle risorse idriche, nel settore minerario, in quello sanitario, nei porti, nell’istruzione, nell’energia solare e nella gestione dei rifiuti solidi. Questo impegno raddoppierà l’ammontare degli investimenti pachistani in Tanzania, investimenti che nel 2020 ammontavano a 490 milioni di dollari.

Per quanto riguarda il miliardo di dollari che verrà investito nei prossimi cinque anni, c’è da dire che il 30% sarà donato in forma di aiuti ai minatori e per scavare pozzi per l’acqua per l’irrigazione. Il rimanente 70% riguarderà invece investimenti sotto forma di public private partnership con cui il governo di Dodoma potrà costruire infrastrutture, usando capitali privati.

Il governo della Tanzania spera che questi investimenti potranno far nascere fabbriche che trasformeranno le materie prime in prodotti ad alto valore aggiunto, aumentando così l’occupazione.

Giuseppe De Santis

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