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Oltre l’attergato, ecco l’ultima gemma burocratese dell’Agenzia delle Entrate – Roberto Ezio Pozzo

Parla come mangi. Oppure mangia come parli. A giudicare da come si esprimono i dirigenti statali, pagati per rendere un servizio alla popolazione, si direbbe che mangino cose complicatissime.

In occasione della recente manovra 2023, nella parte riguardante la c.d. “pace fiscale”, ossia la possibilità, tra l’altro, di “rottamare” le cartelle esattoriali di minor valore, la nostra ineffabile Agenzia delle Entrate ha ben pensato di emettere una circolare che dovrebbe spiegare in dettaglio il funzionamento di tale procedura.

Il potere delle circolari

Sappiamo che, nonostante le circolari ministeriali non facciano parte delle norme giuridiche aventi dignità erga omnes, queste ci vengono imposte come se facessimo parte noi stessi dei dipendenti pubblici alle quali sono dirette. Signori miei, funziona così da decenni, per cui adeguatevi senza tante storie: comandano loro.

Siamo dunque abituati a vederci sbattere sul muso una lunga sequela di circolari ministeriali, attraverso le quali, in buona sostanza, anche se avessimo perso un sacco di tempo per capire cosa dice esattamente quella disposizione di legge che c’interessa, le cose, con la simpatica circolare, possono andare dal bianco al nero, a discrezione di chi ve la rammostra trionfante, per dirvi che, no, non si può fare come sembrerebbe giusto e sensato a voi.

Non per niente, già due anni fa, in questo articolo, vi parlai delle cerebrotiche complicazioni del linguaggio che i burocrati (dall’impiegato del catasto al direttore generale del ministero) sfoggiano con noi poveri mortali che parliamo come mangiamo, almeno finché ci sia concesso parlare e mangiare.

Ma il colmo, e mi scapperebbe da ridere se non fosse tristissimo, l’ho letto sul sito dell’Agenzia delle Entrate in quella che dovrebbe essere la guida interpretativa della norma sulla “pace fiscale”.

Sentite qua: andrò di copia-e-incolla, per non perdere una sola gemma di questo rilucente gioiello.

La circolare di oggi chiarisce che è possibile regolarizzare le violazioni “sostanziali” dichiarative e le violazioni sostanziali “prodromiche” alla presentazione della dichiarazione. Non sono invece definibili le violazioni rilevabili ai sensi degli articoli 36-bis del DPR n. 600 del 1973, e 54-bis del DPR n. 633 del 1972, e le violazioni formali.

Tutto, quindi, si baserà su ciò che è prodromico o sostanziale. Su quali siano, poi, le violazioni formali, non soggette a definizione agevolata, forse nemmeno chi conosce le prodromiche e le sostanziali potrà esserci d’aiuto.

A rischio la “pace fiscale”

D’accordo, miei tartassati lettori, ormai è del tutto impossibile accedere ad una procedura fiscale senza andare dal commercialista o senza rivolgersi ad un patronato sindacale.

Ma, anche ciò premesso, il timore è che tali e tante possono essere le diverse e contrastanti interpretazioni di tanto sofisticato tecnicismo, non vorrei che capitasse come altre volte in passato, ossia che una misura che dovrebbe, da una parte permettere all’Erario di fare cassa e, dall’altra di permettere ad onesti cittadini (perché i disonesti, di tutto ciò se ne fregano altamente) di mettersi a posto col fisco, finisse per essere azionata da pochi.

Parlo dei pochi che abbiano ricevuto le giuste dritte da qualche esperto con doti interpretative speciali, mentre una gran parte dei cittadini, spaventati da tante complicazioni, lasceranno perdere. Ne avrebbe un danno l’Erario, oltre a molte persone ed aziende, già fiaccate dalla crisi e dalla recente pandemia, che non riuscirebbero a ripartire, come attendono da anni. Semplificare le cose mai, eh?

Evasione per necessità

Ah già, dimenticavo, viviamo nell’epoca del sospetto, dell’eterna ricerca di “furbetti” che spesso sono soltanto poveretti, parliamo sempre di evasori per scelta, senza minimamente curarci dei tantissimi che hanno evaso per assoluta necessità, magari anche per pagare degli stipendi, o di quelli vorrebbero riprendersi la Fiat Punto togliendo il fermo amministrativo che vi grava sopra.

Un gran macchinone sul quale si deve anche pagare il bollo anche se ferma da chissà quanto, e, pensa te che lusso, usarla per andarci lavorare e magari riuscire a pagare qualche colpevole arretrato. Non dimenticando di chi vorrebbe togliere un pignoramento in azienda per riaprire bottega, e sono tanti, viene da chiedersi se tutti questi cattivoni siano più prodromici, sostanziali o formali

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