perche-i-marines-dovrebbero-usare-le-“numbers-stations”?

Perché i Marines dovrebbero usare le “numbers stations”?

Sotto il nome di “numbers stations” rientrano quelle trasmissioni radio a onde corte che ripetono gruppi di numeri con voci sintetizzate digitalmente o, a volte, letti dal vivo, altre trasmettono segnali ripetitivi in codice Morse e anche mediante trasmissione di rumore digitale.

Queste particolari stazioni radio, che spesso vengono ascoltate da radioamatori, fanno parte del sofisticato lavoro delle agenzie di intelligence e delle forze armate per comunicare in modo criptato e sicuro col personale all’estero o in patria.

I messaggi vengono dapprima convertiti in serie numeriche che poi vengono crittografate secondo una chiave unica che ne permette la decifrazione al solo destinatario, pertanto risulta un modo molto pratico e semplice per trasmettere in codice preservando la segretezza.

Numerosi eventi nel XX secolo hanno dimostrato che le agenzie di intelligence utilizzano questi segnali molto particolari per comunicare coi propri agenti all’estero, oppure per attivare quelli che si definiscono “dormienti” o, in gergo tecnico, illegali in quanto privi di passaporto diplomatico e perfettamente integrati nella società del Paese “ospite” come normali cittadini.

Tralasciando l’aspetto spionistico delle “numbers stations”, risulta interessante soffermarsi su quello più prettamente militare, in quanto l’uso di queste particolari stazioni radio risulta essere particolarmente efficace ai fini bellici.

L’obiettivo dei Marines

Sappiamo, ad esempio, che la Russia, nel conflitto in Ucraina, ha sfruttato comunicazioni di questo tipo per impartire ordini, comunicare rapporti o inviare semplici bollettini meteo. A luglio 2022 il governo ucraino ha pubblicato foto, tabelle militari, glossari e mappe che si ritiene siano state catturate ai russi nel distretto di Kherson. I documenti contengono tabelle per i significati dei vari vocaboli, il loro utilizzo in azione e quale specifica unità deve utilizzarli, tuttavia, non contengono le frequenze utilizzate.

Forse per questo, e per la sempre attualità di una metodologia di comunicazione criptata che si utilizza sin dalla Prima Guerra Mondiale, è comparso sul sito dello U.S. Naval Institute, il think tank della marina statunitense, un articolo che afferma che l’Usmc, il Corpo dei Marines Usa, dovrebbe utilizzare le “numbers stations” per le proprie comunicazioni in battaglia.

L’autore, infatti, afferma che la creazione di stazioni radio a onde corte di questo tipo, da utilizzare in qualsiasi grande conflitto non solo di tipo bellico, potrebbe fornire capacità uniche in uno scontro contro un concorrente di pari livello o simile. Le “numbers stations” potrebbero essere usate per missioni che non richiedono un’azione immediata oppure comunicazioni bidirezionali, inoltre potrebbero aiutare a coordinare la logistica mettendo in contatto assetti sparsi di piccola grandezza, come aerei anfibi in attesa del segnale per recuperare elementi delle Expeditionary Advanced Base Operations dispiegate, o forze alleate per eseguire una missione di rifornimento.

I vantaggi delle numbers stations

Le “numbers stations” possono anche essere lo strumento ideale per trasmettere istruzioni alle forze impegnate nell’attività logistica avanzata costrette a operare in “silenzio radio”, ovvero non potendo emettere comunicazioni. Queste particolari trasmissioni hanno alcuni vantaggi. In primo luogo, potrebbero fornire comunicazioni unidirezionali sicure con portata globale.

In secondo luogo, i trasmettitori a onde corte sono difficili da localizzare, difficili da disturbare, economici e non dipendono dagli assetti satellitari, che stanno diventando sempre più “fragili” per via del rilancio della guerra Asat da parte di avversari degli Usa come la Cina o la Russia. In terzo luogo, l’unità o le persone che ricevono la trasmissione possono farlo senza lasciare una traccia osservabile.

Questo, in particolare, è il principale vantaggio dato dalle “numbers stations”, in quanto in un conflitto ad alta intensità tra grandi potenze ci si trova in un ambiente particolarmente saturo di minacce in cui la presenza diffusa di sensori nemici si traduce nella possibilità di colpire ed eliminare tutto quello che produce trasmissioni. La guerra in corso in Ucraina conferma questa asserzione. La capacità dell’esercito russo di geolocalizzare le trasmissioni radio ha costretto l’esercito ucraino ha studiare soluzioni a bassa tecnologia (come le staffette) per evitare di essere scoperti e quindi di subire un attacco.

Le proprietà delle trasmissioni a onde corte utilizzate dalle “numbers stations”, poi, ne fanno uno strumento che potrebbe essere utilizzato in modo particolarmente efficace dalle forze anfibie in uno spettro di operazioni vasto che potrebbe andare dal sostegno agli alleati della Nato nei Paesi baltici, sino a un conflitto nella Prima Catena di Isole nel Pacifico Occidentale, passando per le comunicazioni con un ipotetico movimento di guerriglia taiwanese.

Le onde corte infatti hanno una grandissima portata grazie alla loro proprietà di rimbalzare sulla ionosfera terrestre, fattore che le ha fatte scegliere proprio per comunicare con gli agenti segreti situati a grande distanza. Inoltre, proprio per via di questo rimbalzo, è estremamente difficile individuare il punto di origine del messaggio. La loro natura analogica, a bassa tecnologia, le rende anche immuni a molti sistemi elettronici high-tech che si stanno sviluppando per interrompere le comunicazioni militari statunitensi. Senza dimenticare che si tratta di assetti spendibili, a differenza dei preziosi satelliti: nel caso in cui un trasmettitore di una stazione radio venga distrutto, un altro può facilmente sostituirlo a basso costo. Proprio questa caratteristica ne rende possibile la distribuzione capillare, sfruttando Paesi partner o alleati.

Per la loro stessa natura, la radio a onde corte sono difficili da “jammare”, in particolare all’alba e al tramonto per un periodo compreso tra una e cinque ore. Inoltre identificare una stazione di disturbo elettronico è generalmente semplice, quindi i jammer nemici possono essere attaccati in vari modi. Ad esempio non sarebbe difficile per i caccia dei Marines o dell’U.S. Navy attaccare le piattaforme di disturbo nemiche utilizzando missili antiradiazioni Agm-88 “Harm”, di cui ne esiste anche una versione a gittata aumentata.

L’utilizzo principale delle “numbers stations”, però, sarebbe ancora quello del coordinamento delle azioni “dietro le linee nemiche”: il Corpo dei Marines è attualmente impegnato nello sviluppo della dottrina per le forze “stand-in” (Sif) la cui funzione principale è quella di eseguire missioni di ricognizione e controricognizione. Queste forze devono evitare di essere rilevate dal nemico mantenendo una “segnatura bassa”, muovendosi frequentemente e in modo imprevedibile e usando metodologie di inganno. Sebbene le “numbers stations” non possano fungere da mezzo esclusivo per comunicare con le unità Sif, il loro utilizzo ne aumenterebbe la furtività essendo, come abbiamo visto, uno strumento di comunicazione totalmente unidirezionale.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *