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Perché il cibo è più buono quando abbiamo fame? | Agrodolce

Vi è mai capitato di pensare che lo stesso ingrediente o lo stesso piatto, mangiato quando abbiamo fame, lo percepiamo più buono rispetto a quando abbiamo poco appetito? Esiste una motivazione scientifica dietro a questo fenomeno? Al quesito hanno provato a rispondere alcuni scienziati con lo studio Hypothalamic neuronal circuits regulating hunger-induced taste modification, pubblicato nell’ottobre 2019 su Nature Communications. Gli esperti hanno preso in esame alcuni topi e, più in particolare, la loro area del cervello deputata alla regolazione dell’appetito, l’ipotalamo. In questa sezione cerebrale, presente anche nel cervello umano, si trovano i neuroni che esprimono il peptide correlato alla proteina Agouti ed è proprio grazie a questi ultimi che capiamo di aver bisogno di mangiare quando abbiamo fame. Come sottolinea Fanpage in un suo articolo, grazie a questa ricerca si è visto come la fame possa influenzare le nostre preferenze gustative. Esistono due vie metaboliche che glielo permettono attraverso i neuroni: la prima è la luce, la seconda sono gli specifici ligandi sintetici delle cellule neuronali.

E qual è la stata la conclusione dello studio? È stato visto che, attraverso le due vie metaboliche, i neuroni del glutammato nell’ipotalamo laterale modificano le preferenze gustative dei topi, stimolando una voglia maggiore di sapori dolci e una maggiore tolleranza di quelli amari. A irrobustire questa tesi, è poi arrivato in sostegno anche un fenomeno di natura psicofisiologica: l’alliestesia. Da alliós (cambiare) e aísthēsis (sensazione, percezione) con questa parola si intende il cambio di percezione di uno stimolo in base allo stato interno dell’organismo. Se lo stimolo esterno (come il cibo) è in grado di migliorare lo stato interno dell’organismo – in questo caso alleviando la fame – verrà percepito come piacevole (alliestesia positiva). Se lo stimolo esterno causerà un disturbo al nostro corpo, allora verrà percepito come spiacevole e si verificherà la cosiddetta condizione di alliestesia negativa.

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