“perche-rischiamo-l'escalation-in-ucraina”:-il-monito-di-mearsheimer

“Perché rischiamo l'escalation in Ucraina”: il monito di Mearsheimer

Nonostante le pressioni ricevute dall’occidente e in primis dagli Stati Uniti, come recentemente confermato da un consigliere del presidente indonesiano Joko “Jokowi” Widodo, Xi Jinping e Vladimir Putin parteciperanno al vertice del G20 sull’isola turistica di Bali in programma il prossimo novembre. Secondo alcune indiscrezioni, i funzionari cinesi starebbero pianificando un incontro nel sud-est asiatico tra Xi e Joe Biden. Per questo motivo, il vertice che riunisce i 20 Paesi più industrializzati del mondo potrebbe assumere un significato doppiamente importante, non solo in relazione alla guerra in Ucraina ma anche per i difficili rapporti bilaterali fra Stati Uniti e Cina, esacerbatisi dopo la visita della Spaker della Camera, Nancy Pelosi, a Taiwan, a cui sono seguite grandi esercitazioni militari di Pechino intorno all’isola. In una nota, il Cremlino non ha confermato la presenza di Putin, ma ha annunciato di aver discusso con Widodo i piani per il G20 durante una conversazione telefonica. In quell’occasione il presidente russo potrebbe proporre un cessate il fuoco. Intanto, da qui a novembre, quando i mesi dall’inizio della guerra saranno nove, il rischio di un disastroso escalation in Ucraina rimane. A lanciare l’allarme è l’illustre studioso di relazioni internazionali, John J. Mearsheimer.

Il rischio di un’escalation in Ucraina

Secondo il docente dell’Università di Chicago, Washington e i suoi alleati “sono troppo sprezzanti”. Sebbene si possa evitare un’escalation disastrosa, “la capacità delle parti in guerra di gestire quel pericolo è tutt’altro che certa. Il rischio è sostanzialmente maggiore di quanto non lo sia la saggezza convenzionale. E dato che le conseguenze dell’escalation potrebbero includere una grande guerra in Europa e forse anche l’annientamento nucleare, ci sono buone ragioni per nutrire ulteriori preoccupazioni”. Dall’inizio della guerra, scrive Mearsheimer su Foreign Affairs, “sia Mosca che Washington hanno accresciuto le proprie ambizioni in modo significativo, ed entrambi sono ora profondamente impegnati a vincere la guerra e raggiungere obiettivi politici importanti”.

Di conseguenza, ciascuna parte “ha potenti incentivi al fine di trovare il modo di prevalere e, cosa più importante, di evitare di perdere”. In pratica, ciò significa che “gli Stati Uniti potrebbero unirsi ai combattimenti se desiderano disperatamente vincere o impedire all’Ucraina di perdere, mentre la Russia potrebbe utilizzare armi nucleari se desidera disperatamente vincere o deve affrontare una sconfitta imminente”. Data la determinazione di ciascuna fazione a raggiungere i propri obiettivi, osserva lo studioso, “ci sono poche possibilità di arrivare un compromesso significativo. Il pensiero massimalista che ora prevale sia a Washington che a Mosca dà a ciascuna parte ancora più ragioni per vincere sul campo di battaglia in modo da dettare i termini dell’eventuale pace”. L’assenza di una via diplomatica – al di là dei tentativi di mediazione della Turchia e ora dell’Indonesia – favorisce la possibilità che si verifichi lo scenario evocato da Mearsheimer nella sua analisi.

Una questione di reputazione

Gli ucraini si ritrovano invischiati in una proxy war fra grandi potenze, nella quale nessuno può permettersi di perdere. Gli Usa, osserva Mearsheimer, “hanno legato la propria reputazione all’esito del conflitto. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha definito la guerra russa in Ucraina un “genocidio” e ha accusato il presidente russo Vladimir Putin di essere un “criminale di guerra” che dovrebbe affrontare un processo per crimini di guerra”. Proclami presidenziali come questi rendono difficile immaginare che Washington faccia marcia indietro; se la Russia prevalesse in Ucraina, la posizione degli Stati Uniti nel mondo subirebbe un duro colpo”. È altresì vero che anche “le ambizioni russe si sono ampliate. Contrariamente a quanto si pensa in Occidente, Mosca non ha invaso l’Ucraina per conquistarla e integrarla in una Grande Russia. Si trattava principalmente di impedire all’Ucraina di diventare un baluardo occidentale al confine con la Russia”. Ora che gli obiettivi territoriali della Russia si sono ampliati, tuttavia “Mosca non può permettersi di perdere in Ucraina e utilizzerà ogni mezzo disponibile per evitare la sconfitta”.

Che siamo ancora molto lontani da una possibile soluzione pacifica, lo dimostrano le parole del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. In un discorso in video per il Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina, Zelensky ha affermato: “Non ci importa che esercito abbiate, ci interessa solo della nostra terra. Combatteremo per essa fino alla fine”. Quanto alla Russia, “non cercheremo di arrivare a un’intesa con i terroristi”, in quanto “per noi l’Ucraina è l’intera Ucraina: tutte le 25 regioni, senza alcuna concessione o compromesso”, ha continuato Zelensky. Parole dure che esprimono lo Zeitgeist del momento. La stanchezza il disinteresse con cui il pubblico occidentale si approccia oggi alla guerra in Ucraina dopo le prime settimane di informazione ansiogena, non significa che il conflitto – per ora, locale – non possa nel prossimo futuro degenerare.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.