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Politiche, culture verso una visione

di Renato Piscini

Un buon amministratore dovrebbe dare risposte su tutti gli aspetti della città che amministra, soprattutto su quelli che si riconoscono all’esterno. Per quanto riguarda la nostra, le richieste, i bisogni appaiono in essere da troppo tempo. Sappiamo che le casse dei Comuni sono malridotte e l’aspetto economico è fondamentale ma sono più determinanti le visioni programmatiche e le certezze per raggiungerle. D’altronde fondi, comunque, si palesano.

Come per esempio la soluzione dei contenitori storici (ex Ospedale, Palazzo dei Congressi, ex Caserma Piave, etc), come maggiori coinvolgimenti flussi turistici, come le infrastrutture e alta velocità. Ostacoli per i tempi che corrono ci sono (recessione, crisi energetica, bilanci) però se le questioni si conoscono vengano analizzate e sviscerate con competenza senza politicanza. Da qui la differenza tra balbettare e reale amministrare. Più volte i soggetti produttori di questa città sono stati chiamati a collaborare ma nel rapporto con l’Amministrazione hanno prevalso logiche spartitorie (alla paesana) proprio senza visione.

Lungimiranti programmi sembrano riaffacciarsi in città attraverso caminetti, cene, riunioni o iniziative effimere con intenti della vecchia politica. Un grande progetto, invece, è necessario, per ritornare ai fasti di un tempo. Da qui l’appello a tutte le associazioni, movimenti e partiti, nel solco liberal-riformista, per una concertazione sui temi centrali della città. Il posizionamento dei soggetti su richiamati nei prossimi mesi sarà la sola garanzia per un sussulto politico-amministrativo verso il Futuro.

Orvieto per la sua storia, per la sua posizione geografica e infrastrutturale deve affrancarsi a livello regionale, nazionale definitivamente non più attraverso eventi ad hoc o parte time. Non c’è tempo per aspettare chiudono negozi, artigiani, imprenditori che sicuramente sarebbero disposti a rimettersi in gioco se avessero una visione. Richiamiamo, altresì, le eccellenze (costrette ad emigrare) che la città ha prodotto per un contributo fattivo.

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