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Posta sui social la foto del figlio con la pistola: “Così sei uguale a tuo padre”

L’inchiesta sullo spaccio al Rione Poverelli di Torre Annunziata

Vito Califano — 6 Agosto 2022

Posta sui social la foto del figlio con la pistola: “Così sei uguale a tuo padre”

La zia, in casa con la madre e il padre, chiede al nipote di appena 11 anni di consegnare una dose di cocaina. Il ragazzino risponde: “Mi scoccio”. E i genitori, intercettati dalle cimici nascoste nell’appartamento: “Che bastardo”, la madre. “Com’è infame”, il padre. È la scena più clamorosa e surreale delle 420 pagine di ordinanza di custodia cautelare che ieri i militari hanno indirizzato a 18 residenti del “Rione Poverelli” di Torre Annunziata, provincia di Napoli. E non finisce così.

Che fine ha fatto quella dose? Della consegna se ne incarica la sorella dell’11enne, a sua volta minorenne. Prima di uscire però riceve una telefonata dal fidanzato, detenuto a Poggioreale. Allora torna dal fratellino e gli offre 10 euro per effettuare la consegna. Il bambino in quel caso accetta.

Il padre, la madre e la zia dei Baby Pusher sono tra i destinatari delle misure cautelari. Erano già noti alle forze dell’ordine. Le 18 persone sono accusate a vario titolo di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni da sparo. In tutto 60 capi di imputazione, 58 concernenti lo spaccio. Cinque erano già in carcere, in quattro percepivano il reddito di cittadinanza, che verrà a questo punto revocato.

L’inchiesta coordinata dal procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, e dal sostituto Andreana Ambrosino era partita alla fine del 2018 dopo il ferimento a colpi di pistola ai danni di un acquirente di stupefacenti nel Rione nel centro storico della cittadina nel napoletano. Le famiglie si avvalevano anche dei minori, pusher a domicilio. Più spesso erano però i tossicodipendenti a recarsi presso gli appartamenti sorvegliati da sistemi di telecamere abusivi a comprare la merce.

Si è già scritto del linguaggio in codice (“ambasciata”, “caffè”, “toso”, “biscotto”, “pallini”), non poteva mancare visti i tempi il contorno social: sui social una delle madri indagate postava tempo fa sui social la foto del figlio. Il piccolo a torso nudo, catena dorata con un grosso medaglione al collo e una pistola a giocattolo nella mano destra. “Così sei uguale a tuo padre”, scriveva la donna nel post.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.

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