puzzone-di-moena-dop,-alla-scoperta-dei-sapori-e-del-territorio-del-trentino-orientale-–-agrodolce

Puzzone di Moena DOP, alla scoperta dei sapori e del territorio del Trentino orientale – Agrodolce

In ladino lo chiamano Spretz Tzaorì, cioè formaggio pressato saporito. Ha una crosta umida, leggermente patinata e unta, un aroma penetrante, un sapore squisito ed è uno dei formaggi più apprezzati da chi ricerca prodotti tradizionali, genuini e con una forte personalità. Se c’è qualcosa che dovete proprio assaggiare in Trentino, tra un trekking nella natura e una sosta in rifugio, questo è il Puzzone di Moena DOP

Prodotto a denominazione di origine protetta, il Puzzone di Moena DOP è un formaggio a latte crudo semi-stagionato, fatto solo con latte di montagna, sale e caglio. È un crosta lavata, perché viene spugnato con acqua tiepida e sale durante la stagionatura. Proprio grazie a questa lavorazione, ripetuta 2 volte al giorno per le prime settimane, poi una volta ogni 7 fino alla fine della stagionatura, la forma si avvolge man mano di una patina impermeabile, che favorisce la fermentazione nella pasta. Ed è quindi con il lavaggio che il Puzzone di Moena DOP acquisisce il suo colore tipico – una crosta che varia dal color giallo ocra al marrone chiaro, fino al rossiccio – oltre all’inconfondibile aroma. Quando ben maturo, lo Spretz Tzaorì ha una pasta morbida, di colore paglierino, con un’occhiatura medio-piccola e sparsa. Mentre al gusto è robusto e lievemente salato, addirittura piccante in alcuni casi, e rimane in bocca con un appena percettibile retrogusto amarognolo.

Poiché è parte della realtà del Consorzio Trentingrana, che riunisce 17 caseifici cooperativi con circa 650 allevatori produttori di latte locali, anche il Puzzone di Moena DOP risponde a determinate caratteristiche di filiera, che vengono rispettate dagli associati per tutti i formaggi prodotti. Intanto si usa solo latte di montagna dei soci, lavorato in maniera artigianale senza l’aggiunta di alcun conservante o additivo. Le bovine, poi, si nutrono solo di erba fresca e fiori di pascoli e alpeggi, quindi di fieno e mangimi, che devono essere rigorosamente non OGM. A ulteriore garanzia di tipicità e provenienza c’è anche il Marchio Qualità Trentino, di cui  il Puzzone si fregia.  Ottimo in abbinamento con il miele di castagno, il Puzzone di Moena DOP è tipico del Trentino orientale, dove nel tempo si è sviluppata la tradizione dei formaggi a crosta lavata. Il maggior produttore, e sede della DOP, è oggi il Caseificio Sociale di Predazzo e Moena, che si trova al confine tra le Valli di Fiemme e Fassa. Qui i prati e i pascoli si trovano a un’altezza minima di 600 metri, per arrivare ai 2mila delle malghe per l’alpeggio. Latemar e Catinaccio sono i gruppi montuosi che definiscono i confini occidentali della Valli. E che offrono alcuni degli scenari più celebri delle Dolomiti, riconosciute patrimonio naturale dell’umanità Unesco dal 2009, come per esempio la Torre di Pisa o le Torri del Vajolet.

 © Fototeca Trentino Sviluppo S.p.A. FOTO DI Gloria Ramirez

Meta ideale per chi ama la natura, in tutte le stagioni, la Val di Fiemme si presta a essere scoperta calzando gli sci, in mountain bike, ma soprattutto a piedi. Il gruppo del Latemar, infatti, è facilmente raggiungibile grazie ai numerosi sentieri che partono da Pampeago, poco sopra l’abitato di Tesero. O, in alternativa, con gli impianti di risalita che da Predazzo arrivano al Rifugio Passo Feudo, punto di partenza proprio per le escursioni alla Torre di Pisa. Prima di incamminarsi, però, vale la pena indugiare a Predazzo per una visita al Museo geologico delle Dolomiti, dove la storia e le caratteristiche di queste montagne sono raccontate attraverso il suo patrimonio geologico e di minerali. In due piani di esposizione, per essere precisi, con exhibit interattivi e più di 11mila esemplari, tra cui una ricchissima collezione di fossili invertebrati.

 © Fototeca Trentino Sviluppo S.p.A. FOTO DI Tommaso Prugnola

Il Catinaccio, invece, è raggiungibile direttamente dal centro di Vigo di Fassa con una moderna funivia che in pochi minuti risale al Belvedere del Ciampedìe, a quota 2mila metri. Un vero e proprio balcone naturale da dove, dall’omonimo rifugio, si può quindi partire alla scoperta della natura e della bellezza dei luoghi, custoditi con cura dalla comunità ladina. Se d’estate la Val di Fassa è una vera palestra a cielo aperto – con passeggiate nel fondovalle, escursioni e trekking in quota da rifugio a rifugio, tour in bicicletta, ferrate – d’inverno scoprirla ammantata dalla neve e con le ciaspole ai piedi ha un fascino tutto particolare. Passo dopo passo, nel silenzio dei sentieri ricoperti solo dalla coltre bianca si possono scoprire luoghi dove respirare l’aria pungente della montagna e ammirare le vette da vicino. E aspettare, quindi, l’enrosadira, quella magia che si ripete ogni giorno all’ora del tramonto quando i raggi del sole colpiscono le pareti delle Dolomiti colorandole di rosa e di viola.

 © Fototeca Trentino Sviluppo S.p.A. FOTO DI Gloria Ramirez

Tra i percorsi da non perdere c’è sicuramente quello da Passo San Pellegrino alla conca di Fuciade, simile a un piccolo altipiano d’alta quota, circondato dalle montagne. Proprio dopo il Passo San Pellegrino, a 1.919 metri, si prende a sinistra una strada asfaltata che conduce in breve al parcheggio nei pressi dell’Hotel Miralago. Da qui una comoda strada, molto pianeggiante, permette di raggiungere lo spettacolare anfiteatro calcareo della conca. L’itinerario si può concludere quindi al Rifugio Fuciade – raggiungibile anche con motoslitta, gatto delle nevi, slitta trainata da cavalli – per poi rientrare lungo lo stesso percorso. Un altro tragitto che è un vero paradiso bianco ideale per escursioni e ciaspolate è quello che va da Campitello alla Val Duron. A poche decine di metri da Piaz de Ciampedel, dove si incontrano Strèda de Salin e Strèda Sènc Felip e Giacum, si passa accanto alla chiesa e si prosegue su Strèda de Pian fino a raggiungere il suggestivo borgo. Dopo la visita alla frazione, uno fra i più antichi insediamenti della Val di Fassa – tuttora abitato e in cui sono ancora visibili alcuni vecchi forni per il pane – si attraversa il villaggio e si prosegue sulla strada sterrata che si immette poi sul sentiero della Val Duron. In circa un chilometro si giunge alla strada che sale da Campitello, si passa a sinistra il ponte di Pian da Molin, e si prosegue ancora in salita verso il Rifugio Micheluzzi. Da qui il percorso diventa pianeggiante e, in breve, si raggiunge la Baita da Lino Brach, dove sostare prima di rientrare lungo lo stesso percorso. Anche qui la valle si può raggiungere sia in motoslitta, sia praticando sci d’alpinismo. 

 © Fototeca Trentino Sviluppo S.p.A. FOTO DI Luciano Gaudenzio

Per un’avventura più selvaggia, perfetta per escursionisti più esperti, l’ideale è invece il percorso da Pozza di Fassa alla Val Monzoni: pascoli a perdita d’occhio, baite isolate e un’unica malga in fondo alla valle sono qui custoditi dalle cime Undici e Dodici. Si parte dalla frazione di Meida lungo Strada de Meida (poi Strada Ruf de Ruacia) e si giunge quasi al ponte che attraversa il ruscello Ruf de Sèn Nicolò nei pressi del Ristorante Soldanella. Quasi perché, poco prima sulla destra, bisogna imboccare una stradina sterrata, via via più ripida, che sale in quota in una breve serie di tornanti, prima di tornare sul sentiero pianeggiante che si congiunge con la strada della Val San Nicolò. Quindi, alla Cappella del Crocifisso, si va nuovamente a destra fino a imboccare la Val Monzoni. E, superata la sbarra, prima un tornante, poi una lunga diagonale portano rapidamente in quota. In continua salita, lasciando a destra il bivio del sentiero 635 per Pian de la Peracia, si arriva sul piano ad attraversare il Ruf di Munciogn. E si prosegue quindi fino alla Malga Monzoni, in mezzo a un vasto pascolo a 1.862 metri, per poi rientrare lungo lo stesso percorso.

 © Fototeca Trentino Sviluppo S.p.A. FOTO DI Pietro Masturzo

Infine, sempre partendo da Pozza di Fassa si può raggiungere la Val San Nicolò, un tempo terra di pascoli. Anche qui si parte da Strada de Meida (poi Strada Ruf de Ruacia), e si batte lo stesso sentiero del percorso precedente. Una volta alla Cappella del Crocifisso, però, si mantiene stavolta la sinistra, continuando a camminare fino a uscire dal bosco in prossimità della località Saùch. Da qui si prosegue in direzione della Baita Ciampié – unico punto di ristoro della zona aperto in inverno – per poi rientrare lungo lo stesso percorso. Magari in slittino. 

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *