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Questo documento della Fda non dimostra che il vaccino Pfizer ha un’efficacia del 12 per cento

Il 10 maggio 2022 su Facebook è stato pubblicato lo screenshot di un testo in cui si legge che il vaccino prodotto da Pfizer/BioNTech non avrebbe un’efficacia contro la Covid-19 del 95 per cento, come precedentemente comunicato dalle due aziende, perché «i dati mostrano che ha un tasso di efficacia del 12% per i primi 7 giorni, poi scende a meno dell’1%». Nell’immagine compare, a prova di quanto sostenuto, parte di un documento redatto in lingua inglese.

Il riferimento è al comunicato stampa di Pfizer/BioNTech, pubblicato a novembre 2020, in cui veniva affermato che al termine dello studio di fase 3 del proprio vaccino era stata dimostrata un’efficacia al 95 per cento a partire da 28 giorni dopo la prima dose (questo significa che le persone vaccinate coinvolte nello studio avevano un rischio inferiore del 95 per cento di contrarre la Covid-19 rispetto alle persone del gruppo di controllo non vaccinate).

Il post oggetto di analisi è un contenuto fuorviante, che veicola una notizia falsa. Il documento è reale, ma non dimostra che il vaccino ha un’efficacia contro la Covid-19 del 12 per cento. Andiamo con ordine.

L’origine della notizia fuorviante può essere ricondotta a un articolo del 3 aprile 2022 scritto da Sonia Elijah, giornalista che lavora per Trial Site News, sito che ha pubblicato (qui e qui) diversi esempi di disinformazione sui vaccini anti-Covid. Nel suo articolo, la giornalista sosteneva che in base a dei dati contenuti in un documento informativo, datato dicembre 2020 e pubblicato dalla Fda (Food and Drug Administration, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici), l’efficacia del vaccino Pfizer/BioNtech non sarebbe stata del 95 per cento, ma del 12 per cento.

Il documento citato dalla giornalista e riportato dal post oggetto di analisi può essere visionato qui. Riporta i dati forniti da Pfizer/BioNtech e fa parte di una serie di documenti che erano stati analizzati il 10 dicembre 2020 dagli specialisti della Fda per discutere l’autorizzazione all’uso di emergenza del vaccino contro la  Covid-19 negli individui di età pari o superiore a 16 anni, come si può verificare qui. L’autorizzazione era poi arrivata il giorno successivo, l’11 dicembre 2020.

Elijah nel suo articolo riprende una parte del documento in questione a pagina 42 in cui si legge che all’interno della popolazione generale dello studio clinico «tra i 3410 casi totali di Covid-19 sospetto ma non confermato, 1594 si sono verificati nel gruppo delle persone vaccinate, contro 1816 nel gruppo delle persone che hanno ricevuto il placebo». Secondo la giornalista «queste erano persone reali che mostravano sintomi reali». In questo modo, utilizzando questi dati forniti a pagina 42 del documento, il calcolo dell’efficacia nella fase 3 dello studio clinico del vaccino risulta «incredibilmente basso», cioè il 12 per cento, conclude la giornalista.

In base a quanto spiegato da diversi esperti, però, questa lettura del documento di Pfizer fornita di Elijah è errata. Jeffrey Morris , direttore della divisione di biostatistica presso la Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania (Stati Uniti), ha dichiarato che i 3.410 casi «sospetti ma non confermati» erano persone con specifici sintomi, «che ovviamente potevano derivare da molte cause non solo da infezioni da Covid-19», risultate poi negative dopo un test Pcr. Morris spiega infatti che nel protocollo di Pfizer stabilito in precedenza per valutare la sicurezza, la tollerabilità e l’efficacia del vaccino contro il nuovo coronavirus Sars-CoV-2 si legge che sarebbero stati considerati i casi sintomatici risultati positivi in base a un tampone molecolare eseguito con la tecnica della reazione a catena della polimerasi (Pcr) o a un altro test equivalente basato sull’amplificazione degli acidi nucleici.

Per questo motivo, conclude l’esperto, «poiché ovviamente il vaccino anti Sars-CoV-2 non era destinato a prevenire tutte le tossi, le febbri, i brividi, i mal di gola, i dolori muscolari, la mancanza di respiro, il vomito, ecc., per qualsiasi causa, sarebbe ridicolo includere tutte le segnalazioni di sintomi comuni come casi di Covid-19 allo scopo di calcolare l’efficacia del vaccino». La stessa spiegazione è stata fornita da Gideon Meyerowitz-Katz, epidemiologo presso l’università di Wollongong (Sydney, Australia).

Contattata dai colleghi statunitensi di Factcheck.org, l’ufficio stampa di Pfizer in riferimento a questo caso ha comunicato che «tutte le informazioni vengono esaminate meticolosamente da esperti medici e clinici esperti che sono attrezzati per interpretare i dati nel contesto dell’intero pacchetto presentato. È probabile che i non esperti che esaminano tali dati scientifici portino a un’interpretazione errata o a un’estrapolazione dal contesto delle informazioni».

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