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Raid di Israele nella Striscia di Gaza: uccisi 15 membri della Jihad islamica

Israele ha dato il via all’operazione militare Breaking Dawn per colpire la Jihad islamica palestinese nella Striscia di Gaza. Le forze armate israeliane (Idf) hanno annunciato bombardamenti nell’area contro molteplici obiettivi, “a seguito delle minacce dirette poste dalla Jihad islamica palestinese”.

Nel corso di uno degli attacchi, nello specifico di un attacco aereo, sono stati uccisi il comandante militare della Jihad Islamica nella Striscia di Gaza, Tayseer al-Jabari, e Salame Abed, anche lui della Jihad. La prima vittima, al-Jabari, era il successore di Baha Abu al-Ata, comandante delle Brigate al-Quds nel nord della Striscia. Ci sarebbero anche 19 feriti, ma il loro numero potrebbe aumentare con il passare delle ore, oltre a 15 terroristi neutralizzati. Il Ministero della Salute palestinete ha fatto sapere che tra i deceduti ci sarebbe anche una bambina di 5 anni, e che l’ammontare dei feriti avrebbe superato quota 20.

Tra gli obiettivi colpiti c’è un appartamento in grattacielo residenziale nel quartiere di Al-Rimal. Feriti si sono registrati anche nel villaggio di Al-Fakhari, al sud, a Beit Lahia e Khan Yunis. Ricordiamo che la situazione è tesa da quando, lo scorso lunedì, i militari israeliani hanno arrestato a Jenin il leader della Jihad Islamica in Cisgiordania, Bassam al-Saadi. Da quel momento, infatti, Tel Aviv teme possibili attacchi di ritorsione, ed è per questo che ha interdetto l’accesso alle vie in prossimità della Striscia.

L’operazione Breaking Dawn

Nelle ultime ore il primo ministro di Israele, Yair Lapid, aveva detto che le autorità israeliane non avrebbero esitato “a usare la forza per riprendere la routine quotidiana nel sud” e che non avrebbero fermato “la politica di arresto di terroristi”. A quanto pare così è stato.

Tornando all’operazione Breaking Dawn, in un primo momento l’Idf aveva parlato di una “situazione speciale”, senza dare ulteriori dettagli. Nelle retrovie israeliane, intanto, era stato elevato lo stato di allerta. Soltanto in un secondo momento sono filtrati i dettagli di quanto stava accadendo. A quel punto le forze armate israeliane hanno annunciato l’entrata in vigore di “istruzioni speciali in un raggio di 80 km dalla Striscia di Gaza”, alla luce della citata operazione Breaking Dawn – definizione che significa “l’arrivo di un nuovo giorno” – avviata contro la Jihad Islamica nell’enclave palestinese.

Le misure sono valide fino alle 20 del 6 agosto. Le forze armate israeliane hanno schierato batterie aggiuntive di Iron Dome, il sistema difensivo anti-missilistico, nel centro del Paese per timore del lancio di razzi dalla stessa Striscia di Gaza. “Il governo israeliano non permetterà alle organizzazioni terroristiche di stabilire l’agenda nelle città vicine alla Striscia di Gaza e di minacciare i cittadini di Israele“, si legge in una dichiarazione congiunta del premier israeliano Lapid e del ministro della Difesa Benny Gantz dopo il raid sulla Striscia di Gaza

La reazione della Jihad islamica

Il segretario generale dell’organizzazione palestinese della Jihad islamica, Ziyad al Nakhalah, ha annunciato una rappresaglia contro Israele. “Tel Aviv sarà tra gli obiettivi della resistenza” ha dichiarato Al Nakhalah all’emittente televisiva libanese Al Mayadeen. “Non abbiamo linee rosse e non abbiamo un posto dove fermarci o ascoltare i dettami dei dibattiti. Andiamo in guerra e auguriamo successo ai combattenti”, ha aggiunto.

Al Nakhalah ha anche parlato della necessità di unire le forze, considerando quanto accaduto una “occasione” e affermando di essere di fronte a un bivio: affrontare la situazione compatti o “pagare il prezzo” da divisi. “Stiamo andando verso una guerra e chiediamo a Dio di avere successo”, ha concluso il segretario della Jihad islamica sottolineando che “dopo questo raid non ci sarà tregua” e lanciando un appello a “tutti i combattenti della Palestina” che “devono restare uniti”.

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