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Reso gratuito: tutti i marchi che gli diranno addio | DonneMagazine.it

Tra le comodità di Amazon con le sue spedizioni Prime e le consegne a casa da parte di rider di ogni genere – alimentare e non -, era chiaro che il mondo della moda dovesse provare a tenere il passo con le esigenze di un consumatore sempre più abituato alle comodità.

Reso gratuito: Zara e Uniqlo, in molti brand gli dicono addio

Così per anni i compratori hanno beneficiato del servizio di reso gratuito praticamente da parte di tutti gli shop di vestiario: H&M, Stradivarius, Zara e molti altri. Ma proprio uno tra questi marchi citati ha deciso di fare marcia indietro: Zara, difatti, ha comunicato la decisione di eliminare la policy di reso gratuito per gli acquisti online. Sembra che la decisione potrebbe estendersi a tutti i membri del gruppo Inditex, di cui fanno parte anche Bershka, Pull and Bear, Oysho e molti altri tra i più famosi.

La situazione è già realtà da un paio di mesi in UK, dove per il reso il consumatore deve farsi carico di una spesa di circa due sterline.

Si può presumere che tutte queste marche adotteranno la stessa condotta anche in Italia. Allo stesso modo, anche Uniqlo e Asos hanno imboccato la via dell’eliminazione del reso gratuito. Ma come mai?

Reso gratuito: perché la scelta di eliminarlo?

Certo non si parla di cifre esorbitanti per effettuare un reso, ma come mai molti marchi stanno decidendo di eliminare il reso gratuito?

Sembra che la decisione sia scaturita da più di un fattore: senza dubbio il recente dialogo in crescita attorno alle questioni del consumo consapevole e dell’inquinamento hanno spinto di qualche centimetro verso questa decisione.

Tuttavia, non è possibile negare che la vera forza motrice che ha portato all’eliminazione del reso gratuito sia stata di carattere economico: bisogna difatti considerare che le permissive politiche di reso hanno abituato i consumatori ad avvalersi molto spesso di questo servizio, inducendoli anche ad acquisti corposi con “leggerezza” potendo contare sul reso gratuito.

In tal senso, il reso gratuito è diventato un peso gravoso sui bilanci aziendali e sull’organizzazione del lavoro. Se si considera poi l’avvento del Covid-19 che ha abituato ancora di più all’utilizzo degli ecommerce e alle consegne domestiche, è chiaro che il servizio abbia subito un’ingestibile impennata nell’arco degli ultimi anni.

Si può ipotizzare che la scelta di eliminare il servizio di reso gratuito porterà non solo un beneficio in termini di spreco, ma anche di inquinamento. Meno trasporti e meno produzione incontrollata lì dove anche una piccola spesa indurrà certamente i consumatori a valutare più attentamente i propri acquisti.

Che sia un passo, sebbene motivato da ragioni economiche, nella direzione di un consumo più sostenibile e più consapevole? Forse a determinare la cosa sarà la mole di brand che aderiranno a questa nuova politica e il peso degli stessi sul mercato. Di certo Zara, Uniqlo e affini sono già marchi che si rivolgono a un mercato ben più che vasto. Staremo a vedere che la decisione sortirà qualche effetto, quanti marchi aderiranno e se i prezzi dei resi saranno destinati ad aumentare ben oltre le due sterline…

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