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Sciopero generale della scuola il 30 maggio

di Pasquale Di Paola

Docenti e personale Ata delle scuole del comprensorio orvietano contro il penalizzante decreto che riforma la scuola: si prevede una adesione massiccia allo sciopero generale della scuola del 30 maggio prossimo.

Lo scorso anno, dopo due anni di pandemia, è stato sottoscritto un patto tra Ministero e sindacati nel quale il Governo si era preso una serie d’impegni a cui non ha dato seguito, anzi Il Governo ha proceduto con decisioni unilaterali e non condivise, quali ad esempio il reclutamento del personale dove l’azione dell’Esecutivo invade pesantemente il campo della contrattazione.

Il Governo non ha alcuna intenzione di venire incontro alle richieste delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola e di conseguenza di migliorare il servizio e l’offerta formativa dedicata agli studenti e alle famiglie.

Il 30 maggio sarà sciopero generale della scuola pubblica per valorizzare il lavoro delle persone, mettere in sicurezza le scuole, colmare squilibri e divari territoriali, ridurre il numero di alunni per classe,salvaguardare il potere di acquisto e mantenere in vita la carta del docente.

Lo sciopero del 30 maggio è la risposta giusta e necessaria non solo per affermare il diritto del personale della scuola a un dignitoso rinnovo del contratto, ma anche per dire no a interventi fatti per legge su materie come la formazione in servizio e il trattamento economico, di diretto impatto sul rapporto di lavoro e quindi da disciplinare in via negoziale. Si tratta oltretutto di interventi che, al di là della rilevante questione di metodo, appaiono assolutamente non condivisibili nel merito, in quanto trasformano uno strumento importante come la formazione in un elemento divisivo della categoria, finalizzato a elargire benefici non meglio precisati a un numero limitato d’insegnanti, utilizzando per questo risorse già insufficienti per soddisfare l’esigenza di una generale rivalutazione delle retribuzioni dei docenti.

Una visione medioevale della scuola che mortifica il personale tutto. Viene inoltre disegnato un sistema di reclutamento nel quale è del tutto assente un riconoscimento del valore all’esperienza di lavoro del personale precario, per il quale non si prevedono opportunità concrete di stabilizzazione, come sarebbe indispensabile anche per dare al sistema un presupposto importante in termini di funzionalità e continuità.

Il varo del decreto legge 36, oggi all’esame delle Camere, avvenuto proprio in concomitanza con l’avvio della trattativa all’ARAN sul nuovo contratto, suona come una provocazione rispetto alla quale la proclamazione dello sciopero è stata una risposta immediata e inevitabile.

La categoria dei docenti, anche di quelli del territorio orvietano, ha dato, negli ultimi due anni scolastici segnati dall’emergenza pandemica, una grande prova di professionalità, di responsabilità e di dedizione al lavoro, adoperandosi in ogni modo perché non venisse meno l’esercizio del diritto allo studio nonostante i ricorrenti divieti di svolgere attività in presenza. Ha dimostrato inoltre grande senso civico con un’adesione corale alla campagna di vaccinazione, ponendosi in tal modo come esempio positivo per l’intera comunità sociale. Meriterebbe, per questo, una diversa attenzione e un positivo riconoscimento: avviene invece esattamente il contrario.

Attraverso le sue rappresentanze sindacali, il mondo della scuola si è detto pronto a partecipare al grande impegno di rinnovamento che il Paese, col piano di ripresa e resilienza, sta mettendo in atto con precisi obiettivi riguardanti il sistema d’istruzione e formazione. Era stato chiesto e ottenuto la sottoscrizione di precisi impegni da parte del Governo, resi espliciti nel Patto per la scuola al centro del Paese, nel quale si assume come metodo da seguire quello del confronto con le parti sociali per sostenere percorsi d’innovazione condivisa.

Tutte queste cose sono state disattese dal governo,e la scuola pubblica è nuovamente sotto forte attacco.

I docenti non hanno nessuna intenzione di subire in silenzio e passivamente atteggiamenti che tendono a distruggere la scuola pubblica e intaccare l’autonomia dei docenti. I docenti sono decisi ad agire con energia e determinazione: aderendo allo sciopero nonostante il sacrificio economico che comporta essendo questa risposta l’ unica davvero giusta e necessaria per provare a difendere la scuola pubblica da questi tagli spropositati.

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