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Solidarietà europea? Sì, alla Germania: sacrifici di tutti per aiutare Berlino – Marco Hugo Barsotti

Poche idee e ben confuse su come affrontare la crisi energetica prevista per quest’inverno, con i depositi di gas che in Italia si prevedono vuoti già a febbraio.

Mentre restiamo appesi all’irrealistica proposta del “tetto al prezzo del gas” (ne riparleremo), la Germania da un lato ha approvato un controverso piano nazionale da 200 miliardi di euro, dall’altro auspica la “solidarietà europea”, che consisterebbe nel fornirle l’energia che le manca a causa del fermo delle sue centrali nucleari, dopo la famosa decisione emozionale di Angela Merkel a seguito dell’incidente di Fukushima.

In tutto questo non mancano commissari europei che pensano di risolvere la questione chiedendo ai cittadini di “abbassare fino a 3 gradi” la temperatura nei propri appartamenti.

Tanti argomenti diversi, tutti affrontati in un affascinante dibattito, domenica 2 ottobre, su ARTE, il canale tv franco-tedesco dedicato alla cultura. Hanno partecipato – e questo ha reso l’emissione interessante – non politici, ma tecnici ed operatori del settore: Eirik Waerness, vice presidente/capo economista di Equinor, il più grande gruppo energetico norvegese e unico vero produttore di petrolio europeo, Thomas Pellerin Carlin, direttore dell’Energy Center dell’Istituto Delors, il think tank voluto nel 1996 dal socialista jaques Delors, e Georg Zachmann, dell’Istituto Bruegel.

Due visioni del mondo

Sono emerse due posizioni molto chiare: da un lato il pragmatismo di chi dice che occorre investire nelle rinnovabili ma nell’immediato utilizzare più idrocarburi, dall’altro chi vede la soluzione nel sacrificio dei cittadini e in uno stile di vita virtuoso.

Dimenticando che le rinnovabili – come ha spiegato Umberto Minopoli ad Atlantico Quotidiano – non danno alcuna garanzia di continuità esponendoci al pericolo di black-out non pianificati.

Riassumiamo qui le principali risposte alle domande della host del programma, la giornalista Nora Hamadi.

Come gestire l’emergenza

NORA HAMADI: La Norvegia produce il 25 per cento del gas utilizzato in Europa, non sufficiente per le esigenze del Continente. Senza gas russo resteremo al freddo?

EIRIK WAERNESS: Possibile, dipende dalla temperatura. Se farà molto freddo occorrerà razionare l’energia e questo pone il problema di come, visto che non ci sono oggi regole stabilite. Occorre considerare che creare alternative, come ricevere più gas liquefatto dal Qatar e dagli Usa, richiede molto tempo.

THOMAS PELLERIN CARLIN: Cominciamo con alcune soluzioni immediate: rinnovare e isolare gli appartamenti, un intervento che riduce di un fattore 5 o 10 i consumi. Thierry Brethon (commissario agli affari interni) ha chiesto di diminuire il riscaldamento di 3 gradi questo inverno. Se oggi nel salone gli europei hanno 20 gradi, dovrebbero abituarsi a tenerne 17.

NH: Tutti I Paesi europei hanno annunciato piani di aiuti alle famiglie, sotto varie forme. Saranno sufficienti?

TPC: Assolutamente no: sono piani di cui beneficiano tutti, i poveri come i miliardari. Occorre un piano di sobrietà generale. Inutile domandare ai poveri di fare economia: va chiesto alla classe media e ai ricchi. In quanto agli aiuti stiamo arrivando ai limiti (permessi dall’indebitamento degli Stati, ndr) e questo vale anche per la Germania.

Prezzi di mercato

NH: Dobbiamo quindi abituarci a pagare l’energia al prezzo di mercato?

EW: È difficile definire quale sia il prezzo “di mercato”, quello corretto. In ogni caso, perché il prezzo scenda occorre una di queste due cose: deve aumentare l’offerta o diminuire la domanda. Dobbiamo anche cercare di frenare gli utili eccessivi di chi produce energia a costi relativamente bassi e approfitta degli alti prezzi attuali.

Ritorno al nucleare?

NH: Occorre vietare le centrali a carbone e tornare alle centrali nucleari fino all’inizio della vera era delle rinnovabili?

TPC: Non è facile: In Europa siamo solidali per quanto riguarda le rinnovabili, ma siamo in disaccordo sul nucleare. In Germania si è scelto di fermarlo, in Belgio di uscirne lentamente, ma in Francia di incrementarlo.

In ogni caso, per uscire dal caos climatico e dalla dipendenza dai dittatori occorre investire nelle rinnovabili, con investimenti importanti come se si trattasse di andare in guerra.

Solidarietà europea… alla Germania

NH: Rischiamo di restare senza gas questo inverno?

GEORG ZACHMANN: Certamente, considerato che la Germania importa il 55 per cento del suo gas. Occorre lavorare sulla solidarietà europea. Se non si riuscisse, la Germania dovrebbe ridurre i propri consumi del 30 per cento, una cosa politicamente inaccettabile che causerebbe la rottura della coalizione al potere.

Per contro, possiamo cercare di ripartire il problema su tanti Stati membri dell’Ue. Se mettiamo il fardello su tante nazioni europee (ha detto esattamente questo, al minuto 20:43, ndr), se la Francia è d’accordo di ridurre i suoi consumi energetici di qualche punto percentuale al fine di lasciare questa energia alla Germania, se il Belgio e i Paesi Bassi e perfino la Spagna facessero lo stesso, allora la Germania potrà avere energia sufficiente per l’inverno.

Ma se non gestiamo bene questa solidarietà l’Unione europea inizierà ad avere seri problemi.

NH: L’Ungheria ha detto che questa proposta è inapplicabile.

EW: La difficoltà è che l’Europa è composta da tante piccole nazioni dipendenti ciascuna dall’altra e non abbiamo infrastrutture comuni. Non ci sono abbastanza interconnessioni elettriche tra la Spagna e la Germania, per esempio. Lo stesso vale per il gas.

Occorrono importanti investimenti. E dobbiamo anche accettare che l’energia eolica prodotta in un Paese possa essere utilizzata in un altro, questa è la solidarietà europea.

Triplicare gli investimenti ed eliminare la burocrazia

NH: Equinor ha intenzione di aumentare la produzione?

EW: Globalmente dobbiamo triplicare gli investimenti nelle infrastrutture rinnovabili, unico modo per diminuire i consumi da fossile. E dobbiamo anche eliminare gli intralci burocratici.

Per costruire il più grande parco eolico europeo in Inghilterra ci sono voluti otto anni solo per iniziare, solo per ottenere le autorizzazioni. Non ci mancano i mezzi finanziari: ci mancano le location, non sono identificate le aree dove costruire queste nuove infrastrutture.

NH: Insomma il consueto problema: tutti vogliono le energie rinnovabili, ma non vicino a casa.

TPC: Dobbiamo fare veloci, restare sul fossile è un errore non solo per una questione ecologica, ma anche strategica. Restando sul fossile da chi dipendiamo? Ancora una volta da Putin, ma anche da bin Salman. Non esattamente Paesi amici o democrazie. È un suicidio geopolitico ed ecologico.

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