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Solo e con autismo, da Monte a Rodi Garganico il viaggio per dare una speranza a Francesco – l'Immediato

Trentasette anni e mai un trattamento adeguato. Una vita in isolamento, come tanti ragazzi che soffrono del disturbo dello spettro autistico. Per Francesco, tuttavia, il destino è stato oltremodo infausto: si è ritrovato completamente solo, dopo la scomparsa del padre sei mesi fa e della madre la settimana scorsa. Oggi il suo caso è stato preso in carico dall’onorevole Davide Faraone e dalla dottoressa Mariana Berardinetti, giunti in Capitanata per accompagnarlo nel trasferimento da Monte Sant’Angelo a “Villa Mele” di Rodi Garganico, dove è stato affidato ai terapisti della residenza socio sanitaria del Gruppo Salatto per il primo percorso individuale della sua vita, basato essenzialmente sul concetto di relazione.

“Non usciva più dalla sua stanza, negli ultimi giorni ha vissuto completamente da solo”, dice a l’Immediato Faraone, che da Palermo ha affrontato il lungo viaggio per assicurare una speranza al giovane. “È un intervento straordinario, come ce ne sono tanti in Italia – commenta il presidente dell’associazione italiana autismo -, ci vengono segnalati dai territori e cerchiamo di trovare le strutture adatte a gestire situazioni complesse. Quello di Francesco è uno di questi, perché non ha familiari stretti capaci di poterlo assistere e garantirgli tutti diritti. Purtroppo spesso le istituzioni sono le controparti delle associazioni, se non ci sono familiari la rete territoriale difficilmente riesce a dare risposte adeguate”.

Alla sua età, secondo quanto viene raccontato da Berardinetti, non ha mai avuto relazioni capaci di migliorare la sua condizione. “Da tempo vive chiuso nel suo mondo, senza alcuna possibilità di contatto – prosegue -, presenta una diagnosi complessa con una difficoltà conclamata scaturita da un ritiro autistico. Non usciva e nella sua stanza aveva trovato la sua zona di comfort. Era difficile chiedere collaborazione, ma certamente il contesto non era agevolativo per qualsiasi approccio. Monte non è una città che riesce ad intervenire in questo senso”. La dottoressa, peraltro, è originaria della città dei due siti Unesco e da 18 anni vive e lavora a Pisa, dove ha avviato il progetto “Adotta anche tu un bollino blu”, il cui obiettivo è quello di sostenere le famiglie che all’interno del loro nucleo familiare hanno persone autistiche (ASD), attraverso campagne di sensibilizzazione e supporto per l’assistenza.

“Francesco non ha mai fatto nessun tipo di terapia, né comportamentale, né occupazionale, per questo siamo arrivati in questo vicolo cieco in cui è difficile essere ascoltati. Non c’è stato nemmeno grande riscontro istituzionale. L’unica alternativa era quella di preparare le valigie per il trasferimento”. Il quadro generale, bisogna evidenziarlo, non agevola la gestione di questi pazienti. Per il momento esistono solo alcune linee guida, ma non c’è una mappa definita delle strutture e dei servizi necessari per la definizione di percorsi individuali.

“Ogni persona che soffre di questi disturbi e diversa, anche le esigenze tra adulti e bambini sono completamente differenti – continua l’educatrice -, per questo sono necessari interventi educativi mirati. Francesco ha anche disturbi psichiatrici di innesco, porta il pannolino, ed è un caso di complessità elevata. A Villa Mele ci sarà la possibilità di attivare percorsi relazionali che dispiegano effetti positivi dal punto di vista sia pedagogico che medico. Evitare l’isolamento sociale e restituirgli la dignità dovrà essere il primo obiettivo. Francesco dovrà tornare ad essere libero di vivere e comunicare con gli altri, per avere una diversa percezione di se stesso”, conclude.

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