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Spartaco, un bresciano coi filorussi in Donbass: “Vi stanno facendo pagare la guerra”

Quando ci raggiunge su Puskhin Boulevard, nel centro di Donetsk, Massimiliano Cavalleri, detto “Spartaco“, ci trova ancora scuri in volto. Pochi minuti prima, la contraerea dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk aveva intercettato un missile ucraino diretto chissà dove proprio sopra la nostra testa, costringendoci a strisciare nelle cucine sotterranee di un Cafè del boulevard. I resti sono piovuti nel vicino parco di Sherbakova, dove le famiglie portano i figli a passeggio. Tre feriti, ma poteva andare molto peggio: “E oggi è una giornata tranquilla”, dice sorridendo.

Spartaco è una star tra i combattenti del Donbass. Famoso tra i miliziani, ancor più famoso tra gli ucraini. Per questo, porta sempre con sé un’aura sospettosa e qualche precauzione di scorta.

Nel 2014 ha abbandonato la provincia bresciana e il lavoro in cantiere per venire a Donetsk come volontario, si è arruolato nel Battaglione “Vostok” impegnato nelle posizioni dell’aeroporto della città e del monastero Iversky. In una di quelle battaglie è stato colpito. Nel suo gruppo con una decina di volontari solo in due sono rimasti illesi. Gli altri o sono morti o, come lui, sono rimasti feriti. Da allora non se n’è più andato. “Sono stato tre anni nell’esercito italiano nei Balcani, anche se la situazione lì era molto più tranquilla. Qui ho iniziato a fare la guerra per davvero. Mi sono sempre reputato un soldato, quindi meglio qui che vivere con stipendio da schiavo in Italia”.

Perché proprio il Donbass?

“Questa guerra mi ha colpito perché è nel cuore dell’Europa ma fin dall’inizio se n’era sempre parlato pochissimo e male. Quando ho approfondito ho iniziato a capire che la verità non era quella che ci raccontavano e che noi non siamo i buoni. Non mi andava giù pagare le tasse con cui poi l’Europa aiutava l’Ucraina a bombardare chi voleva separarsi e aveva votato per separarsi”.

Quindi non c’entra niente l’ideologia? In Italia si dice che sei d’estrema destra…

“Macchè ideologia. Qui non c’entra niente l’ideologia. Ma poi destra, sinistra, non significano niente qui. Nel Vostok eravamo entrati a far parte di Sut’vremeni che altroché sinistra…”

In che senso?

“È un movimento politico che ha anche un Battaglione qui. È una sinistra ‘strana’. Nostalgica dell’Unione sovietica ma molto patriottica e attaccata ai valori tradizionali. Ecco a me qui piace perché si vive ancora con i valori della tradizione. Qui non si può dire destra o sinistra. Del resto anche quella ucraina è una destra ‘strana’…”

Ah sì?

“Ma sì quelli lì fanno i nazisti e poi ci sono a combattere con loro i gay, gli islamici, gli ebrei. Chiunque, pur di uccidere le persone che vivono qui. Ai ragazzini fanno il lavaggio del cervello fin da piccoli. Nelle scuole dei villaggi che abbiamo preso abbiamo trovato i quaderni con cui gli facevano colorare il trattore, il martello e poi la granata o il fucile. La gente in Donbass la vogliono uccidere tutta e ora grazie agli ‘aiuti’ che arrivano dall’Occidente può piovere qualsiasi cosa anche in questo momento mentre parliamo, nel centro della città”.

I battaglioni ora, specie dopo la caduta di Mariupol, sono stati messi fuori combattimento?

“Ma no. Il battaglione Aidar forse. Ma non è che i battaglioni sono tutti in un punto. Ma poi in quelli che chiamano battaglioni ci sono altri battaglioni. Li chiamano così ma magari sono brigate o reggimenti”.

E distruggerli vorrebbe dire “denazificare” come lo intende Putin?

“Sì, ma non è solo questo. Non cambia niente. Alcuni dei comandanti di questi battaglioni hanno peso politico, sono nel parlamento ucraino, possono ricreare facilmente un battaglione neonazista. Zelensky è una bambola. Non comanda niente anzi, all’inizio della guerra aveva perso il controllo di quei battaglioni. Potere decisionale sulla guerra non ce l’ha. È il presidente che l’Occidente manda in giro per propagandare l’Ucraina. Quando si sono incontrati in Bielorussia la delegazione ucraina arrivava sempre in ritardo, andava in Polonia in elicottero a far che? A confrontarsi con i consiglieri Nato. Abbiamo capito chi decide Bisogna cambiare tutto lì. Ci saranno anche i politici bravi in Ucraina per carità. Ma bisogna cambiare un sistema”.

Come si fa a cambiare? Conquistando Kiev?

“Ma io non penso sia necessario arrivare fino là. Io non posso sapere se la Russia vorrà prendersela tutta l’Ucraina o si fermerà in Donbass e alcune regioni per far capitolare l’Ucraina. Ma prima o poi si sfascerà qualcosa a Kiev”.

Come ha vissuto il giorno del riconoscimento dell’indipendenza delle Repubbliche separatiste da parte della Russia? È stato il preludio all’inizio della guerra…

“Si sapeva che prima o poi la Russia le avrebbe riconosciute ma non me lo aspettavo così rapidamente. È stata una sorpresa anche per me. Poi vabe’ sono state riconosciute anche da Siria, Corea del Nord… chissà perché l’Occidente li chiama tutti ‘stati canaglia’. Perché sono liberi, autonomi e si fanno gli affari loro”.

Perché la guerra è iniziata proprio ora?

“La guerra va avanti dal 2014. Gli accordi di Minsk non sono mai stati rispettati e la diplomazia non ha mai funzionato. Le linee al fronte in base ai trattati dovevano essere distanti 1,5 chilometri. In certi punti invece ci trovavamo a combattere a 100, 200 metri. La situazione era insostenibile. Avrebbero attaccato loro prima o poi”.

Le armi della Nato stanno facendo la differenza?

“Prolungano il conflitto e basta. Mandano carri armati, anche vecchi, e roba di artiglieria per bombardare, ma puoi bombardare quanto vuoi ma se non hai soldati per andare avanti dove vai? Sono tre mesi che dicono che l’Ucraina scatenerà una controffensiva, ma dov’è? Poi magari ci proveranno, ogni tanto ci provano, ma non vanno avanti”.

L’Italia sta mandando poche cose…

“Mortai, 155, mezzi, antiproiettili e attrezzature, forse anche armi corte non so. L’Italia sarebbe potuto essere il principale costruttore della pace. La Russia stravede per l’Italia. Quando c’era il Covid i russi sono stati primi a venire ad aiutarci”.

A spiare?

“Ma cos’hanno spiato, hanno spruzzato disinfettanti in giro, hanno girato un po’ in Lombardia e basta. Cos’hanno spiato… ma comunque tutti gli stati europei hanno dato un contributo relativo. Nessuno ha mandato qui 500 carri armati”.

La Polonia?

“Sì, ma intendo Francia, Italia e Germania. Non sono la Polonia. Loro hanno mandato tanti carri armati T-72 perché i tedeschi gli avevano promesso i Leopard 2 e ancora non li hanno mandati. Ora sono senza carri armati. E poi la Polonia ha anche altri motivi per sforzarsi…”

L’Ucraina dell’est era Polonia. Ci legge del revanscismo?

“Quelle regioni sono state date all’Ucraina per ragioni amministrative. Come la Crimea o il Donbass. Ma come quella era Polonia queste sono terre russe. La Polonia le sta difendendo con i suoi soldati…”

Con i suoi soldati?

“Sì, battaglioni interi! Sotto forma di mercenari”.

Ma nella legione straniera?

“No, anche prima della legione prima. Anzi legione internazionale. Adesso quei battaglioni sono stati distrutti e ora quelli che arrivano vanno nella legione internazionale. Ma prima, non so come abbiano fatto, hanno fatto risultare fossero mercenari e invece erano battaglioni dell’esercito regolare. Abbiamo ritrovato anche noi i passaporti polacchi. Chissà perché volevano mandare anche i ‘peacekeeper‘, i caschi blu della Nato, che quando li aveva proposti la Russia avevano detto tutti no, poi li hanno proposti pure loro”.

Tra i grandi quindi stanno mandando tutto gli americani…

“Gli Stati Uniti hanno mandato un sacco di Javelin, un terzo della loro riserva. Ora non li mandano più. Non ne parla più nessuno. Sono già andati persi. Gli Himars ne hanno distrutti alcuni”.

La Russia dice quattro [aggiornati a 6], la Nato dice zero.

“No, ci sono i video, possono dire quello che vogliono. I 155 che stanno mandando un po’ tutti anche quelli li hanno distrutti un bel po’. La Germania sta mandando i semoventi che sono ottimi. Sono appena arrivati”.

Anche la Russia però è messa male…

“Macchè messa male [ride, NdR]. Hanno dieci stadi pieni di carri armati. La qualità è un altro discorso ma in fatto di numeri hanno 16mila carri armati. Più di Europa e Stati Uniti messi insieme”.

Ma il problema sono gli uomini…

“Ah, per la Russia? Macché dice. Se vogliono sa quanti ne reclutano?”

Non le manca l’Italia?

“Sì, molto. Ogni volta che posso sentire la mia famiglia e gli amici lo faccio. Alcuni mi dicono che sono pazzo ma mi vogliono bene. Tornerei a fare le vacanze sulle montagne lombarde ma non si può. A meno che non sconto la pena. Ma non voglio andare in galera per una cosa che non è giusta”.

Qual è l’accusa?

“È mercenariato, quella più grossa. Puoi prendere da 3 a 5 anni”.

Cioè avrebbe preso tanti soldi dal Cremlino…

Sì, milioni di euro [ride, NdR]. Io sono venuto qui senza essere pagato. Da solo. Nessuno mi ha promesso niente. Il primo anno non ho mai preso nulla. Sono arrivato con 50 euro in tasca e col poco tempo che avevo mi sono bastati sei mesi. Poi la gente aveva famiglia, ovvio che bisogna dargli da mangiare. Loro sono venuti da noi e ci hanno offerto dei soldi per la famiglia”.

Ad esempio 200 euro? 300 euro?

“No, no. Era un rimborso spese in sostanza. Dopo essere stato al fronte tornavi a casa, compravi del cibo, lo lasciavi sul tavolo e tornavi al fronte. All’inizio erano 10mila rubli, una roba del genere. All’epoca erano 50 euro. E comunque non avevo chiesto neanche quelli. Io adesso poi qui ho famiglia e sto difendendo la mia famiglia. Quell’accusa lì non ha senso”.

Ha il passaporto russo?

“No, non ho tempo per fare i documenti”.

Lei però è stato incluso anche nella trama nera dei reclutatori di mercenari italiani…

“Tutte stupidate. Mi hanno messo in mezzo con degli skinhead di Genova mai visti, non so nemmeno chi siano. Pur di tirare in ballo tutti gli italiani che sono qua hanno costruito le accuse. Dicevano che noi reclutavamo mercenari, soprattutto Andrea [Palmeri, su cui grava una condanna a 5 anni in primo grado per la stessa ragione. Si è sempre dichiarato innocente, NdR], che dicono che reclutava un sacco di italiani e invece sono tutte stupidaggini. C’è gente che mi scrive ogni tanto sui social ma nemmeno gli rispondo”.

Ci sono molti italiani ora qui?

“Alcuni, ma pochi. Sono molti di più dall’altra parte. Visto che qui quello che ti danno è tutt’altro che una paga da mercenario”.

Per lo stesso principio però anche chi si arruola con l’Ucraina lo fa da volontario…

“Sì, ma pagato. Nessuno li costringe ad andare lì ma vengono strapagati. Che poi la metà li hanno arrestati in Italia perché contrabbandavano armi dall’Ucraina. Ma nessuno li ha mai accusati di mercenariato. La legge deve essere uguali per tutti. Io sarei anche disposto ad andare a processo, ma se lo facessero a tutti, anche a quelli che sono di là, o che sono stati in Siria, che invece, anche nomi noti, sono già tornati in Italia tutti belli tranquilli”.

C’è chi dice che la guerra durerà a lungo…

“L’hanno chiamata il Vietnam dei russi. Ma secondo me non durerà ancora molto. L’Ucraina sta in piedi con i soldi degli Stati Uniti ma ha un debito incredibile e prima o poi fallirà. L’Europa poi non sta messa meglio in questo periodo. I prezzi del gas, della benzina e del cibo sono alle stelle. Non possono andare avanti all’infinito a farvi credere certe cose…”

Cosa?

“Che i prezzi sono alle stelle per colpa di Putin, del riscaldamento climatico e stupidate. La verità è che state pagando la guerra. Voi siete un Paese in guerra. State aiutando l’Ucraina in guerra contro la Russia e state pagando tutto di più perché state pagando la guerra”.

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