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Stanno arrivando le armi biologiche sintetiche e saranno peggio di quelle naturali

Gli sviluppi nell’ingegneria genetica permetteranno di creare armi biologiche sintetiche di nuova generazione che cambieranno radicalmente l’ambiente strategico e creeranno una minaccia per affrontare la quale è necessario che gli organismi della Difesa si attivino già ora. Come si legge in un rapporto dell’Usni (U.S. Naval Institute), i recenti sviluppi nella biologia sintetica, che la National Academy of Sciences definisce come “concetti, approcci e strumenti che consentono la modifica o la creazione di organismi biologici” rappresentano una profonda minaccia per la sicurezza di uno Stato. L’autore del rapporto ne sottolinea gli aspetti legati al mondo “navale”, ma quanto emerso dall’analisi della situazione generata dall’esplosione della pandemia alla luce delle nuove possibilità della biologia molecolare, è valido per ogni ambito della vita civile e militare di una nazione.

Dalle armi biologiche naturali a quelle sintetiche

Si parte da due considerazioni. La prima è che la flotta statunitense, durante la pandemia, è stata seriamente menomata quando diverse unità maggiori, tra cui due portaerei, sono state costrette in porto dal diffondersi dei casi di Covid-19 tra gli equipaggi, mentre la seconda riguarda lo sviluppo costante di nuove metodologie di sintesi molecolare che hanno permesso di rimuovere gli ostacoli tecnici alla progettazione di tratti “genetici” completamente nuovi e il loro inserimento negli organismi “progettati” dall’uomo: una tendenza in costante aumento dati i progressi continui.

Si possono così ottenere armi biologiche di nuova generazione, che sono le più pericolose. A differenza delle armi biologiche tradizionali, che la maggior parte degli Stati ha abbandonato in quanto inaffidabili, le armi biologiche sintetiche (Sbw – Synthetic Bio-Weapons ) sono agenti biologici modificati artificialmente per ottenere nuovi effetti, meccanismi o processi. Svincolate dai meccanismi della biologia naturale, le Sbw possiedono caratteristiche peculiari progettate per colpire solo ed esclusivamente determinate popolazioni o individui, attraverso meccanismi di diffusione sociale, piuttosto che cinetici.

Partendo dall’assunto che “la guerra biologica favorisce l’attaccante”, è possibile, attraverso la selezione di un bersaglio su base genetica, non solo eliminarlo fisicamente, ma renderlo inabile e financo modificarne i caratteri comportamentali come vedremo. L’ingegneria molecolare permette di costruire agenti patogeni con un periodo di incubazione “su misura” oppure con un’elevata capacità di trasmissione presintomatica, in modo da poter calibrare con precisione le tempistiche ed il target di un attacco biologico. È perfino possibile calcolare l’obsolescenza di un patogeno, per cui una malattia indotta “scompare” autonomamente dopo un determinato numero di generazioni “virali” e anche determinare la sua non trasmissibilità in condizioni ambientali non desiderate.

Attacchi biologici su base etnica

Fantascienza? No. Realtà. Alcuni ricercatori (tra cui il generale Zhang Shibo, ex presidente della National Defense University dell’Esercito di Liberazione Popolare Cinese) prevedono già che sia possibile effettuare “attacchi genetici etnici specifici” su interi gruppi razziali. Addirittura è possibile fabbricare agenti patogeni altamente specifici in grado di passare da individuo ad individuo e attivare la malattia solo quando raggiungono la popolazione bersaglio specificata.

Ecco perché è importante non diffondere informazioni riguardanti il proprio Dna, come era già emerso recentemente in occasione della scoperta dal programma statunitense “signature reduction”. Dall’inchiesta di Newsweek era emerso anche che l’ammiraglio John Richardson, ex capo delle operazioni navali, aveva avvertito il personale in servizio e le loro famiglie di smettere di usare kit di test del Dna “fai da te” per cercare di rintracciare i propri avi – una vera e propria ossessione per gli statunitensi. “Fai attenzione a chi invii il tuo Dna”, aveva detto Richardson, avvertendo che i progressi scientifici sarebbero in grado di sfruttare le informazioni fornite con la finalità, in futuro, di creare armi biologiche mirate.

Proprio quanto viene affermato nell’analisi del ricercatore dell’Usni. La Cina, in questo senso, potrebbe aver già hackerato le cartelle cliniche o acquistato le informazioni genetiche di milioni di americani attraverso società che offrono il servizio di determinazione del proprio albero genealogico online. Bill Evanina, ex direttore del National Counterintelligence and Security Center, ha messo in guardia anche contro un’altra possibilità collegata all’epidemia che riguarda i test Covid-19 del Beijing Genomics Institute osservando che “le potenze straniere possono raccogliere, archiviare e sfruttare le informazioni biometriche dai test Covid”.

Come già accennato non è solamente possibile colpire, con una malattia inabilitante piuttosto che mortale, un determinato ceppo etnico o popolazione, bensì anche mutarne il comportamento o le abilità: il colonnello Guo Ji-Wei dell’esercito cinese sottolinea che le capacità di “imparare, memorizzare . . . e anche il “carattere bellicoso” possono essere menomate senza minacciare la vita di un individuo”.

Una tecnica che permetterebbe di rendere docile la leadership di un avversario o addirittura far perdere la volontà di combattere a un’intera popolazione. Questo vorrebbe dire anche tenere sotto scacco e a distanza la “biologia” di una persona, o di un gruppo di individui affini, attraverso sintomi degenerativi, frustranti o semplicemente imbarazzanti, e promettendo successivamente una cura (o un farmaco che riduca la sintomatologia) che potrebbe fornire un’enorme leva strategica in politica estera.

Esiste poi la possibilità, così come per certi agenti chimici, di armi biologiche “binarie”. Si tratta, in questo caso, di due patogeni che, presi singolarmente, non danno luogo a nessun sintomo, ma che se combinati nello stesso organismo scatenano la malattia desiderata. Potenzialmente quindi si potrebbe individuare un bersaglio in base alla ricorrenza di certe malattie endemiche i cui patogeni, una volta entrati in contatto con altri volutamente dispersi, potrebbero scatenare nuove e più inabilitanti malattie.

“Guerra senza limiti”

Pechino ha da tempo riconosciuto il ruolo fondamentale che giocherà questo particolare “dominio umano” nelle battaglie del futuro e alcuni studiosi militari cinesi hanno già rifiutato i limiti morali delle Sbw. Nel 1999, i colonnelli dell’Esercito Popolare Qiao Liang e Wang Xiangsui hanno messo nero su bianco, nel loro “Guerra senza limiti”, che la Cina deve essere preparata a sincronizzare tutte le capacità dello Stato a ogni livello, con tutti gli strumenti considerati legittimi: convenzionale, biochimico, e ideologico. La Hybrid Warfare a 360 gradi. In tempi più recenti il generale He Fuchu, vicepresidente dell’Accademia Cinese di Scienze Militari, ha sottolineato che “la biotecnologia è una nuova ‘vetta strategica’”, e la sua agenzia, nel 2017, ha definito la biologia “un dominio di lotta militare”.

Difendersi da questo tipo di scenario bellico non è affatto facile: un patogeno “nuovo” è difficile da individuare, da attribuire ed è altrettanto difficile rispondere all’infezione che provoca. La lenta risposta iniziale a Sars-CoV-2 dimostra che ci vuole tempo per riconoscere una nuova minaccia, comprenderla, identificarne l’origine e sviluppare adeguate contromisure mediche. Le caratteristiche delle Sbw, oltre a renderle particolarmente attraenti per attori senza scrupoli, amplificano notevolmente le problematiche inerenti alla misure difensive.

L’analista dell’Usni auspica, in questo senso, che vengano destinati maggiori investimenti nella difesa inerente la Biological Warfare e che venga sviluppato un quadro operativo comune per le minacce biologiche globali, con particolare attenzione agli alleati degli Stati Uniti che fanno parte della Nato, dell’organismo di intelligence chiamato Five Eyes e che si trovano nel settore dell’Indopacifico.

Viene detto che si deve fare il possibile per evitare la percezione che gli Stati Uniti posseggano un qualche tipo di “vantaggio offensivo” per quanto riguarda le Sbw, in modo da scongiurare una “corsa agli armamenti biosintetici”. Occorre quindi che ci sia trasparenza nella comunicazione bilaterale e globale che deve essere considerata una priorità strategica e cercare di affidarsi agli organismi internazionali per agire sul piano di moratorie e messe al bando.

Una strada difficile quest’ultima, aggiungiamo noi, in quanto è dimostrato e dimostrabile che si mette mano al diritto internazionale solamente dopo che viene raggiunta una sorta di parità strategica riguardante i nuovi tipi di armamenti: è quanto accaduto con le armi chimiche, con quelle nucleari, e che forse avverrà anche per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale negli armamenti.

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