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Stefano Paternò, morto dopo il vaccino AstraZeneca: “C’è correlazione” dice ora la Procura

A quasi tre mesi dalla morte di Stefano Paternò, avvenuta poco dopo aver ricevuto il vaccino anti-Covid AstraZeneca, la Procura di Siracusa conclude le indagini volte ad accertare le cause del decesso del militare quarantatreenne.

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Stefano Paternò/Facebook

Quella di Stefano Paternò, il sottufficiale della Marina Militare in servizio ad Augusta, in Sicilia, era stata una delle prime morti che avevano destato sospetti, nel nostro Paese, circa le possibili reazioni avverse gravi dovute alla somministrazione del vaccino AstraZeneca. La Procura di Siracusa, subito dopo il decesso, aveva aperto un’inchiesta sul caso, disponendo una serie di accertamenti sul corpo del sottufficiale e spiegando che, dalle prime indicazioni disponibili, non era possibile stabilire una correlazione evidente tra la vaccinazione e la morte di Paternò.

Ora, a più di due mesi dalla scomparsa del militare quarantatreenne, avvenuta il 9 marzo, la stessa Procura, attraverso un comunicato ufficiale, chiarisce le cause del decesso dell’uomo, dovute a una “esagerata risposta infiammatoria“. Le indagini, dirette dal Sostituto Procuratore Gaetano Bono e coordinate dal Procuratore della Repubblica Sabrina Gambino, hanno quindi cercato di fare “hanno fatto luce sulle cause del morte“.

Dalla relazione che i consulenti tecnici nominati dal pubblico ministero emerge “la sussistenza di una relazione causa-effetto con la somministrazione del vaccino Astrazeneca“. Una correlazione che, come spiegano ancora gli esperti che hanno lavorato al caso Paternò, non deve far dubitare della sicurezza del vaccino realizzato dall’azienda farmaceutica anglo-svedese: “E’ bene però precisare che questo non implica affatto un problema di sicurezza del vaccino Astrazeneca/Vaxzevria”.

Ad ulteriore dimostrazione della piena sicurezza del farmaco anti-Covid, scrivono ancora i consulenti della Procura, è bene ricordare che “le fiale sono già state dissequestrate, dopo che il lotto ABV2856 somministrato al Paternò è stato analizzato, insieme con altri sei lotti, dall’Istituto Superiore di Sanità e dal corrispondente istituto olandese“.

In particolare, si legge ancora nella relazione, “Il decesso di Paternò è ascrivibile alla sua risposta individuale al vaccino, in virtù della concomitanza con la pregressa infezione da SARS-Cov2, decorsa del tutto asintomatica“. Una positività che – come riscontrato dalla debole positività ai tamponi molecolari effettuati sul militare – “ha comportato una risposta anticorpale che si è aggiunta alla risposta immunitaria del vaccino, comportando una risposta infiammatoria esagerata“.

Dagli esami istologici effettuati su Paternò è emersa la “presenza di elevati livelli di IL-6, una citochina espressione dell’attivazione di un processo infiammatorio intenso che appartiene alla manifestazione della malattia, nel periodo della cosiddetta ‘tempesta citochinica’, ma che può appartenere alla sindrome post-vaccinica denominata ADE”. Quest’ultima, spiegano ancora i consulenti tecnici del pm, presuppone una eccessiva attivazione immunitaria, che ha comportato l’innescarsi di un meccanismo che ha condotto “ad un danno tissutale polmonare con l’evoluzione verso un quadro di sindrome da distress respiratorio acuto”.

Una circostanza che ha comportato la “notevolissima entità del danno polmonare“, conclude la nota, “tanto da configurarsi un quadro incompatibile con la respirazione e quindi con il mantenimento delle funzioni vitali“.

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