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Strage in Texas, Angela la mamma coraggio: “Ho saltato il recinto e salvato i miei bambini, poliziotti fermi”

“Vogliamo un cambiamento, vogliamo un’azione” per evitare che stragi come quella della scuola elementare del Texas si ripetano. È l’appello delle famiglie delle vittime della strage di Uvalde in Texsas a Joe Biden, in visita nella città. “Una sparatoria di massa accade e rimbalza sui media. La gente piange, poi si dimentica e non interessa più a nessuno finchè non accade di nuovo. La storia si ripete di continuo”, lamentano i familiari dei 19 bimbi e dei due insegnanti uccisi nella Robb elementary School.

Come annunciato nei giorni scorsi dalla Casa Bianca, Joe e Jill Biden sono arrivati oggi a Uvalde, in Texas, teatro della strage di martedì. Il presidente e la first lady faranno una visita al memoriale allestito nella scuola elementare Robb, in memoria dei 19 bambini e dei due insegnanti uccisi dal 18enne Salvador Ramos. Biden e la moglie parteciperanno a una messa nella chiesa cattolica del Sacro Cuore e in seguito incontreranno i famigliari delle vittime, oltre che agenti e sanitari intervenuti sul luogo della strage.

La visita arriva nel momento della polemica per quello che molti genitori definiscono un tardivo intervento da parte della polizia. Su questo la comunità chiede giustizia: “I poliziotti potranno tornare a casa dai figli — dicono — noi no”. Angela Rose Gomez è la madre coraggio della piccola comunità. Mentre Ramos era all’interno della scuola con il fucile in mano (ci è rimasto per oltre un’ora), lei ha sfondato la recinzione ed è riuscita a portare via i suoi due bambini.

Il coraggio di Angela: “Ho saltato la recinzione e ho salvato i miei due bambini”

Martedì mattina mentre i figli erano a scuola, Angela stava lavorando nella sua fattoria. Appena avuta la notizia di quanto stava accadendo, è salita in auto e ha percorso di volata 70 chilometri a tutta velocità per raggiungere i suoi bambini. Arrivata davanti all’edificio, ha visto decine di poliziotti fermi. “Non facevano niente — ha raccontato al Wall Street Journal — se ne stavano fuori, senza entrare, senza andare da nessuna parte”. Lei e le altre madri hanno chiesto agli agenti di muoversi. “Andate, dovete fare il vostro lavoro”. “Non possiamo — hanno risposto — se continuate a intromettervi”.

Angela non si dava pace: ha protestato ed è anche stata arrestata per intralcio alle indagini mentre scalpitava per entrare nella scuola. Liberata grazie a un amico poliziotto, ha iniziato la corsa come solo una madre potrebbe fare per salvare i figli: ha scavalcato la recinzione ed è entrata nella scuola. Un papà aveva provato a fare lo stesso, ma è stato fermato dagli agenti con lo spray al peperoncino. Non è chiaro come, ma la donna è entrata nella scuola, ha preso i figli e li ha portati in salvo.

Ramos un’ora e venti nella scuola con il fucile in mano

Dalla ricostruzione di quella terribile giornata risulta che dal momento dell’ingresso nella scuola di Ramos, fino alla sua morte, è passata un’ora e venti minuti. Dopo aver sparato alla nonna, Salvador Ramos, 18 anni, è salito sul pickup Ford. Alle 11,28 ha abbattuto una barriera, finendo in un fosso, accanto alla scuola Robb, seicento bambini, in prevalenza ispanici. Due persone, uscite da un’agenzia di pompe funebri, sono state ferite dal ragazzo, armato di AR-15, un fucile da guerra. Alle 11,33 Ramos è entrato nell’edificio, passando da una porta sul retro lasciata aperta.

Una volta dentro, il killer ha preso a calci la porta di un’aula, chiedendo di entrare. Poi si è fermato davanti alle aule 111 e 112, connesse tra loro. Irma Garcia, insegnante, quattro figli, stava guardando con i bambini un film della Disney, “Lilo & Stitch”. Uscita nel corridoio, ha provato a rientrare in aula per mettere in salvo gli alunni, ma non ce l’ha fatta: il killer le ha ordinato di andare in classe. Appena dentro, l’ha uccisa. Il marito della maestra, Joe, morirà di crepacuore giovedì, dopo aver lasciato fiori al memoriale della moglie.

Il racconto dei bambini nella scuola di Uvalde

Secondo quanto raccontato da alcuni bambini, il killer 18enne appena entrato nella scuola ha sparato cento colpi mentre “ascoltava musica molto triste”. Diciannove poliziotti hanno atteso gli agenti speciali della Patrol Border, arrivati dopo un viaggio di quaranta minuti dalla frontiera con il Messico. Alle 12,10 Ramos era vivo. Alcuni bambini si sono finti morti, imbrattandosi con il sangue dei compagni. Il numero delle emergenze, il 911, ha ricevuto almeno quattro richieste d’aiuto. Alle 12,10 un bimbo ha chiamato per dire che 8-9 compagni erano ancora vivi. Alle 12,19 una bambina ha telefonato, ma riattaccato subito. Due minuti dopo un’altra chiamata: in sottofondo, tre spari. Alle 12,47 una bambina ha sussurrato: “Per favore, mandate la polizia ora”. Alle 12,50, nonostante la polizia locale chiedesse di aspettare, gli agenti speciali hanno deciso di agire: utilizzando la chiave data dal custode, hanno aperto la porta dell’aula e ucciso il ragazzo.

Le polemiche sull’intervento della polizia e sulle armi

Le polemiche contro la polizia di Uvalde continuano, così come le indagini sul suo operato nella strage alla scuola elementare. Ad agitare ancora di più il coro delle critiche è il fatto che il 40% del bilancio della piccola cittadina rurale del Texas, circa quattro milioni di dollari, è destinato ogni anno alla polizia. Una cifra alla quale vanno aggiunti poi i fondi federali. E una cifra che crea polemiche alla luce della debacle degli agenti nell’affrontare il killer della scuola elementare. Pur essendo arrivati alla Robb Elementary School rapidamente gli agenti hanno atteso quasi un’ora prima di entrare in azione.

In Congresso le trattative sono in corso per cercare un compromesso che porti a una stretta sulle armi. Fra le ipotesi all’esame c’è l’introduzione di una ‘Red Flag Law’, ovvero una legge che consente alla polizia e alle famiglie di chiedere a un tribunale dello stato di rimuovere temporaneamente le armi a qualcuno che potrebbe essere pericoloso per se stesso e per gli altri. La Florida si è munita di una legge simile dopo la strage alla scuola di Parkland. A chiedere un’azione più ambiziosa soprattutto la vicepresidente Kamala Harris, che preme per introdurre il divieto alla vendita delle armi d’assalto: “Sono armi da guerra che non possono avere posto nella società civile”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.

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