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Termine dell’obbligo vaccinale per i sanitari / La verità negata e il solo vero reintegro che conta – Aldo Maria Valli

di Rita Bettaglio

È arrivato con due mesi d’anticipo il termine dell’obbligo vaccinale per i sanitari. Il 31 ottobre, l’art. 7 del Decreto Legge 162 ha sostituito la data 01/11/2022 a quella 31/12/2022, e l’obbligo è decaduto.

Ma siamo sicuri che basti cambiare una data per sanare tutto?

Sono infermiera e sono stata sospesa dal 2 settembre 2021, per la cosiddetta inadempienza all’obbligo vaccinale. Quattordici mesi sospesa dall’Ordine degli infermieri, senza stipendio, senza contributi previdenziali, senza la possibilità di svolgere nessun lavoro, neppure di altro genere, perché restavo dipendente dalla sanità pubblica, con contratto a tempo indeterminato ed esclusivo.

Ora cambiano una data, reintegrano al lavoro e pensano che dobbiamo esserne contenti e financo grati. Ma re-integrare significa restituire allo stato precedente, come si dice in medicina, restitutio ad integrum. Di integro, però, hanno lasciato poco: hanno cercato in tutti i modi, sia i mandanti che gli esecutori, sia i legislatori che i loro bracci armati, volenterosi esecutori di cotali sentenze, di isolarci, umiliarci, additarci alla pubblica giacobina ferocia. Ci hanno chiamati sorci, traditori e degni del piombo piemontese di Bava Beccaris.

E ora vorrebbero anche che, commossi da quest’elemosina del reintegro, tornassimo a scodinzolare felici e dimentichi.

Forse non hanno capito, questi signori, che Dio ha saputo trarre un bene dal male che ci hanno fatto. Egli ci ha dato forza nelle difficoltà e ci ha fatto scoprire che la verità vale più di qualunque stipendio.

Abbiamo provato sulla nostra pelle quello che diceva il grande, indimenticabile Giovannino Guareschi: “Non muoio neanche se mi ammazzano”. Lui stava dietro al filo spinato del lager nazista. Noi, all’inizio, non credevamo neppure di avere tanta forza… eppure il Cielo ce l’ha data e noi l’abbiamo usata per stare saldi e resistere alla tempesta. Ce l’abbiamo fatta ed ora nelle Asl e negli Ordini avrebbero una gran voglia che tutto fosse dimenticato, con un battito di ciglia, come se fossimo reduci da una scampagnata.

Forse non hanno ancora capito di che pasta sono fatti i sanitari sospesi, sospesi ma non vinti. Del tutto inconsapevolmente, ci hanno fatto scoprire che ci sono valori per cui fare sacrifici che, per quanto gravosi, valgono tutta la posta in gioco. “Fatti non foste”, disse il Sommo Poeta, “a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Virtù, cioè il bene e il vero, e conoscenza. In un mondo in cui ogni giorno si negava quanto detto il giorno prima, e si pretendeva l’assenso di una ragione totalmente asservita e cortigiana, abbiamo ricordato e ripetuto, anzitutto a noi stessi, che la verità è adequatio rei et intellectus, e altro non può essere.

Non hanno capito che non ci possiamo accontentare dell’elemosina del reintegro, perché non è questo il nostro obiettivo. Il nostro obiettivo è la verità e di conseguenza la giustizia. La nostra lotta non è contro funzionari e passacarte, maschere di una desolante compagnia di provincia. La nostra lotta è contro la menzogna, perché mentire, ingannare, ricattare è offendere Dio che è Verità e giustizia.

Non c’è cosa nascosta che non sarà rivelata, né parola sussurrata in conventicole oscure che non sarà gridata dai tetti… statene certi.

E quando questo accadrà, allora saremo reintegrati, ma non da un Decreto Legge. Saremo reintegrati dalla verità stessa che s’impone da sé, con la sua luce che le tenebre odiano e hanno sempre odiato.

Allora, solo allora, la nostra vittoria sarà la stessa di Giovannino, libero dentro e fuori dei reticolati: «Una banalissima storia nella quale io ho avuto il peso di un guscio di nocciola nell’oceano in tempesta e dalla quale io esco senza nastrini e senza medaglie, ma vittorioso perché, nonostante tutto e nonostante tutti, sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno».

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