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Terremoti di Amatrice, Accumuli e Arquata: c'è ancora tanto da fare | CulturaIdentità

A sei anni dal primo dei terremoti che tra agosto e gennaio 2017 hanno colpito l’Italia centrale, possiamo dire che a livello di prevenzione del territorio, per mettere in sicurezza il nostro Paese è stato fatto ben poco e  di ricostruzione, nelle zone colpite, ancora meno con una sempre più oppressione burocratica”.

E’ quanto dichiara Fernando Cordella, Presidente di ANPPE (Associazione Nazionale Professionisti per la Prevenzione e le Emergenze) Vigili del Fuoco, realtà associata a CulturaIdentità, in occasione del sesto anniversario del violento sisma di magnitudo 6.0 che, il 24 agosto 2016, distrusse Amatrice e Accumoli nel Lazio, e Arquata del Tronto, nelle Marche, provocando 299 vittime.

Il vero problema è che nei comuni italiani non si pianifica più, e anche se si fa, si fa in modo esclusivamente per profitto economico. La pianificazione, una volta fiore ad occhiello dello sviluppo della città da parte degli urbanisti, è diventata nel corso degli anni  lottizzazione del territorio da parte dei partiti politici. I piani attuativi accompagnati da una rapida ricostruzione devono essere i punti fondamentali per superare le emergenze, bisogna innalzare il sistema della sicurezza ad esempio con specifici interventi di vie di fuga e ristrutturazione edilizia e urbanistica, in grado in particolare di procedere con un miglioramento sismico degli edifici.

Un attenzione particolare, bisogna darla anche al patrimonio architettonico e artistico del nostro Paese, non dimentichiamo i diversi luoghi di culto colpiti dalle ondata di scosse tra il 2016 e 2017 e in molti casi ad oggi, in forte stato di abbandono.

Come più volte detto, investire sulla pianificazione urbanistica e territoriale permette oltre di unire e attuare contestualmente politiche che si occupano delle relazioni materiali (la difesa dei suoli, la sicurezza degli edifici, la stabilità degli spazi urbani) di superare anche quelle immateriali (culturali, sociali ed economiche). Basti pensare che Robert Geipel (fondatore della geografia educativa) diceva che “la popolazione, dopo i pochi terribili minuti del sisma, ha un solo desiderio e cioè riavere la Città e il Territorio precedenti per riuscire a rimuovere il trauma e rimpossessarsi della propria quotidianità”

Ecco perché anche noi di ANPPE Vigili del Fuoco plaudiamo all’iniziativa del Manifesto delle Citta identitarie che trova tra i firmatari, oltre al fondatore di CulturaIdentità Edoardo Sylos Labini anche Vittorio Sgarbi, Marcello Veneziani, Carlo Cracco, Fabio Dragoni, Maria Giovanna Maglie, Enrico Ruggeri, Francesca Barbi Marinetti, Marco Lodola, Francesco Maria Del Vigo, Alessandro Miani dove si ribadisce che “Il recupero dell’abitabilità dell’Italia profonda passa anche e soprattutto, infine, per la ricostruzione post-terremoto delle aree colpite negli ultimi anni da simili calamità e, più in generale, dalla capacità di indirizzare una parte cospicua degli investimenti pubblici e privati nella prevenzione dei danni sismici e di quelli indotti dal dissesto idrogeologico. C’è un immenso lavoro da mettere in campo in questo senso, un’azione che interesserà almeno due generazioni. L’economia green di cui tanto si parla e a cui sono legate le risorse del Recovery Fund vanno indirizzate in questa direzione”.

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