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Treofan, la proposta Hgm sul tavolo del Mise tra dubbi e timori

05 Set 2022 13:04

È un giorno cruciale, almeno sulla carta, per il futuro della Treofan e con esso dell’interno Polo chimico di Terni: alle 15 di lunedì, al Mise, è fissato l’incontro richiesto in piena estate dai sindacati per fare luce sulle prospettive dell’azienda dismessa dalla multinazionale Jindal, a cinque mesi dalla scadenza della cassa integrazione straordinaria per i dipendenti. Sul piatto, come noto, c’è la proposta di acquisto da parte della Hgm – rispetto alla quale ad inizio agosto c’è stata un’accelerata con l’annuncio dell’ok da parte di Jindal -, ma crescono tra i lavoratori gli interrogativi sulla sua reale portata e le pressioni affinché venga trovata una soluzione in continuità con la vocazione chimica dello stabilimento.

TREOFAN E HGM, REGNA LA CAUTELA

Le prospettive

Hgm, che è attiva nel settore delle telecomunicazioni, si è detta disposta ad assumere 100 persone, ma il timore concreto è che i profili dei dipendenti Treofan non siano in linea con quelli richiesti dalla holding, intenzionata ad avviare un’unità produttiva completamente estraniata rispetto alle prerogative del polo. Su di essa anche i sindacati avevano espresso cautela. Diverso potrebbe essere il discorso per un’altra manifestazione d’interesse per il sito avanzata in estate al liquidatore Filippo Varazi e che – almeno dai proclami che filtrano – potrebbe garantire la ripresa dell’attività produttiva con sviluppo di produzioni bio, ma che fin qui non sarebbe stata presa in considerazione: quello di una cordata che vede a capo l’imprenditore ternano Paolo Gherardi (titolare della Ghapaplast), a cui non sarebbe stato concesso di visitare gli impianti per presentare una proposta di acquisto puntuale.

Gli interrogativi

Per questo la speranza di chi attende ormai da quasi due anni una soluzione è che tutte le proposte vengano prese in considerazione allo stesso modo

dal ministero dello Sviluppo economico, soggetto di garanzia nella scelta più opportuna. Perché da quest’ultima potrebbe dipendere l’esistenza dell’intero polo chimico, i cui costi di gestione e sussistenza potrebbero diventare insostenibili anche per aziende più radicate, come la Novamont, anch’essa alle prese con un frangente complicato. I tempi, anche sempre più stretti, possono consentire di valutare tutte le alternative. Intorno a queste considerazioni, aleggia intanto una domanda di fondo: che fine ha fatto il mega-progetto annunciato dall’assessore regionale allo Sviluppo economico Michele Fioroni sulla Sustenible Valley del Polo chimico di Terni? Lunedì si attende chiarezza.

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