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Ucraina, ecco i tre scenari dopo la mobilitazione decisa da Mosca – Giuseppe Morabito

Il conflitto ucraino, come molti in passato, ha preso il via da un “abbaglio imperialista” dell’aggressore russo e dall’opposto lodevole desiderio europeo di contrastarne le conseguenze. Questo ha creato le condizioni per la tragedia ucraina.

L’Ucraina è diventata il campo di battaglia di una guerra per procura, non così implicita, tra i nazionalisti ultraconservatori che controllano la Russia da una parte e l’Occidente liberale, in particolare l’Europa occidentale dall’altra. Ciò che è in gioco alla fine è la natura sia del potere sia dell’ordine in Europa, come è successo tante volte nel passato europeo.

Due partiti della guerra in Russia

A fine settembre 2022 non c’è niente che l’Occidente possa offrire all’ultraconservatore Vladimir Putin che lui possa accettare in cambio dell’abbandono dell’Ucraina e nulla di ciò che Putin farà è accettabile per l’Occidente.

Non c’è, vicino a Putin, una linea di potere e pensiero contraria alla guerra in Ucraina. Forse potrebbe svilupparsi, ma oggi il sistema post-comunista russo rende tale possibile opposizione estremamente pericolosa per chi la attua.

Piuttosto, ci sono due partiti favorevoli alla guerra che mirano al ritorno alla “gloria” russa. Uno cerca di condurre una lunga guerra che giochi su quelli che crede siano i punti di forza della Russia. Un altro campo vuole/voleva una guerra rapida ed è disposto a ricorrere a qualsiasi mezzo, incluse armi nucleari, se necessario.

Putin deve fare una scelta tra i due, che per ora ha fatto. Per molti versi questa è una guerra non solo in Ucraina ma di sopravvivenza della Russia in una lotta perpetua contro i nazisti immaginari e non…

L’Ucraina in realtà non sta per vincere. Le forze armate russe hanno perso molte battaglie, ma non hanno perso la guerra. Molti russi vedono l’Ucraina semplicemente come il campo di battaglia che un Cremlino politicamente e moralmente in bancarotta ha scelto non avendo altro posto dove andare se non l’Ucraina.

Tre scenari

Dopo aver avviato l’invasione il 24 febbraio, Mosca ha davanti a sé tre scenari. Primo, l’esercito russo potrebbe cedere e gli ultimi progressi dell’Ucraina si trasformerebbero nella disfatta militare che è il desiderio della Nato, ma altamente improbabile.

Questo perché si ha il fondato sospetto che le linee di comando ucraine, soprattutto nei gradi di comando più bassi (composte dai giovani) siano state fortemente ridotte nei combattimenti, anche se Kiev sta facendo un ottimo lavoro nel mascherare tali perdite.

Siamo quasi a ottobre, quando il fango e poi la neve ritorneranno su gran parte della steppa su entrambi i lati del confine. I tedeschi, durante la Seconda Guerra Mondiale, hanno sperimentato come il fango limita la potenza dei mezzi da combattimento e la loro mobilità.

Secondo, i russi potrebbero organizzare un contrattacco, ma si crede che le forze migliori russe abbiano subito un notevole calo di operatività. Ad esempio, si ritiene che l’élite 1st Guards Tank Army abbia perso fino al 60 per cento della sua potenza di combattimento e impiegherà molto tempo prima di poter nuovamente essere impiegata come forza d’attacco.

Terzo, i russi potrebbero semplicemente consolidare le posizioni raggiunte per guadagnare tempo usando i riservisti, i mercenari e i combattenti delle regioni ribelli, per bloccare le forze che conducono la controffensiva ucraina, altamente motivate ma con sempre minore capacità operativa perché ormai sfinite.

La pausa strategica

La decisione di Mosca di mobilitare parzialmente solo 300.000 uomini con una precedente esperienza militare farà si che parte di loro sarà utilizzata, con gravi perdite secondo gli esperti, in primo luogo per esaurire/consumare la residua capacità operativa delle forze ucraine

In secondo luogo, per guadagnare il tempo necessario per far tesoro delle lezioni della prima stagione della “Campagna di Ucraina”, che sta volgendo al termine, iniziare la riorganizzazione dello strumento militare terrestre russo, identificare le debolezze critiche dei sistemi politici e militari di Kiev, in modo molto più sistematico rispetto a prima del 24 febbraio, e mettere l’economia russa in assetto di guerra.

Una tale pausa strategica e tattica potrebbe richiedere fino al 2023 inoltrato, ma si può ipotizzare che finché il presidente Putin sarà al potere, la guerra continuerà. E se anche venisse rimosso dal potere, è molto probabile che il suo successore sia parimenti combattivo.

Fortezza Russia

I leader europei vedono nella mossa della mobilitazione la disperazione di Putin, senza rendersi conto che la guerra in sé è l’unico modo, per il presidente russo e i suoi seguaci, per creare una fortezza Russia con l’Ucraina come fossato, anche se la fortezza è costruita sulle bugie in merito alla minaccia rappresentata dalla Nato, dall’Ue e dall’Occidente guidato dagli Usa.

L’Europa s’è desta

L’Europa sembra almeno essersi svegliata e voler organizzare finalmente una resistenza. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha dichiarato che “in quanto nazione più popolosa, più grande potenza economica e Paese al centro del continente, il nostro esercito deve diventare la pietra angolare della difesa convenzionale in Europa, la forza meglio equipaggiata”.

Gli inglesi, già il terzo più grande investitore mondiale nel settore della difesa nel 2022, hanno anche annunciato che entro il 2030 la Gran Bretagna avrebbe aumentato le spese per la difesa dagli attuali 48 miliardi di sterline all’anno a 100 miliardi di sterline. Se impegni simili venissero presi in tutto il resto d’Europa, sarebbero accolti con grande sollievo a Washington.

Gli ucraini non hanno altra scelta che combattere per la propria vita ed esistenza come nazione, mentre l’Europa non deve sottovalutare il terribile danno che la Russia potrebbe infliggerle andando avanti con l’“Operazione Speciale”.

Pertanto, gli europei (nascente governo italiano compreso), insieme ai loro alleati nordamericani, non solo dovrebbero aumentare i rispettivi budget per la difesa, ma anche decidere quali sono i loro obiettivi e come possono sostenere al meglio Kiev nel conflitto.

In breve, l’obiettivo dovrebbe essere quello di porre fine alla guerra a condizioni accettabili per gli ucraini e dissuadere la Russia dai suoi più ampi obiettivi strategici in Europa.

L’intero Occidente dovrebbe avere la mentalità necessaria per condurre una simile guerra in tutti i campi di battaglia – informazione, tecnologica, economica, diplomatica e militare – e in tutte le dimensioni in cui verrà combattuta prima che sia scritta – si spera presto – la parola “pace”.

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