Un Patto dei Conservatori per Roma

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Innovare vuol dire fare cose vecchie in modo nuovo, progredire conservando. Consci di queste idee sono coloro che il 13 settembre si sono recati a palazzo Ferrajoli a Roma, per assistere alla presentazione del Manifesto dei Conservatori per Roma. Un manifesto in cui gli esponenti della cultura liberale, popolare e conservatrice del territorio si sono riuniti per sostenere il candidato sindaco al Campidoglio Enrico Michetti, rappresentante delle forze di centrodestra, attraverso un programma filosofico e politico. Programma che si concentra sui temi cardine dell’identità, della sostenibilità, della valorizzazione della Città Eterna, cercando di sviluppare una progettualità che possa garantire a Roma un respiro europeo e particolare, nazionale e globale. Trasformandola non in una “zona grigia priva di rappresentanza e corpi intermedi vittima delle sovrastrutture nazionali ed internazionali”, ma “la capitale del Mediterraneo, di una Europa dei popoli, viva e popolare, aperta alle sfide della modernità”. L’iniziativa promossa dall’Associazione Guido Carli ha visto interventi provenienti dal voci del panorama liberale, cattolico, identitario, conservatore. Oltre all’Associazione Guido Carli, hanno partecipato, tra gli altri, esponenti di realtà del pensiero conservatore quali CulturaIdentità, la Fondazione De Gasperi, Competere, la Fondazione FareFuturo, il Centro Studi Livatino, ECR (Conservatori e Riformisti Europei) e New Direction. Con interventi che delineano un quadro organico di un futuro migliore per la capitale. Attraverso il ritratto di una Roma più attenta alla sussidiarietà che ai sussidi, capace di investire sulla valorizzazione del territorio, attenta alla tutela degli ultimi, delle periferie, i veri sconfitti dal globalismo, quanto alla tutela della libertà individuale e alle nuove proposte dei privati, concentrandosi soprattutto sulle possibilità di una rinascita artistica e culturale. Tale rinascita è stata il centro dell’intervento del presidente di CulturaIdentità Edoardo Sylos Labini. Nel suo intervento il presidente Labini analizza la “grande crisi di identità della culla della civiltà”, una crisi che può risolversi solo attraverso la riscoperta del proprio patrimonio artistico e culturale, dalla Roma rinascimentale e i suoi miracoli artistici a quella monumentale dell’età imperiale, ispirandosi alla modernità delle avanguardie del primo Novecento e del razionalismo dell’Eur. “Liberandola da quella sottocultura fatta di clientele e circuiti chiusi che la sinistra a creato nei decenni” rendendola di nuovo degna “di splendere come rinnovato punto di riferimento di quel racconto colto, ma popolare, tra tradizione ed innovazione”. Attraverso la riscoperta di Roma come città e capitale mediterranea e marittima, attraverso la proposta del “Festival del mito di Enea, che possa valorizzare la centralità dell’asse centro-lido”. Una dimensione marittima ed identitaria proposta e favorita anche da Giampaolo Rossi, che propone una centralità dell’urbe nei mercati internazionali, riscoprendo il proprio respiro internazionale e la propria anima ed identità occidentale e nazionale. Un’anima che non potrà mai esprimersi se non si libererà della “palude burocratica” come sottolinea nel suo intervento il candidato sindaco Enrico Michetti, auspicando una deburocratizzazione dell’amministrazione pubblica della città, in nome di un principio di legalità che “per realizzarsi necessita di trasformare Roma in una macchina amministrativa pronta a favorire ed affrontare le sfide di una progettualità che possa risvegliarla dalla paralisi di cui è vittima”.

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