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Urbis Pizzeria, Roma | Agrodolce

Per chi non lo conosce, il Pigneto assomiglia a un paese racchiuso all’interno del popolare quartiere Prenestino Labicano, stretto tra la via Prenestina e la via Casilina. In poco più di un decennio, la zona del Pigneto ha subito una radicale trasformazione, soprattutto nella zona più esterna, grazie ad alcune pedonalizzazioni e all’apertura di numerosissimi locali diventando così uno dei luoghi privilegiati per la movida della capitale. Nella parte più interna, in controtendenza, nei primi mesi del 2020 ha invece aperto i battenti Urbis Pizzeria. Il proprietario è Diego Porfiri, che dopo aver frequentato un corso per imparare a fare il pane e la pizza a Ostia, ha deciso che il mondo della panificazione prima e della pizza poi, sarebbero diventati il suo futuro. Ha lavorato ai Castelli, vicino casa (Diego proviene da una famiglia di contadini, piccoli produttori di verdura e frutta)e poi, dopo quattro anni ad Ariccia, ha capito che era giunto il momento di fare un’esperienza a Londra, dove si è trasferito con la compagna ed è rimasto per ben sette anni, raggiungendo il culmine di un percorso lavorativo ricco di soddisfazioni: il secondo posto al London Pizza Festival. Ma dopo tanto tempo trascorso all’estero, Diego e Valentina hanno deciso di tornare a casa, al Pigneto. Il nuovo locale è piccolo, una quarantina di coperti, e ha un’impronta moderna ma con una certa atmosfera familiare: alle pareti spiccano gigantografie delle statue più famose di Roma che dispensano battute e consigli a tema, una soluzione divertente e di grande impatto. Ma parliamo di quel che si mangia, in fondo si va lì per quello. La pizza di Diego può essere raccontata come un mix tra la pizza romana, di cui conserva la croccantezza dovuta alla temperatura del forno più bassa e al tempo di cottura più prolungato, e quella napoletana, di cui conserva invece il cornicione più pronunciato. Diego riserva un’attenzione maniacale agli ingredienti scelti, a cominciare dalla farina semintegrale del Molino Paolo Mariani e dai pomodori provenienti da coltivazione biologica nella pianura pontina, fino al fiordilatte e ai formaggi prodotti da piccole aziende nelle province di Roma e Frosinone e alle verdure coltivate da agricoltori da cui va personalmente lo stesso Diego, nel tragitto da casa alla pizzeria. Il menu si compone di circa 15 pizze che vanno dalle classiche a quelle dai nomi fantasiosi e dagli ingredienti più insoliti: Li mejo ortaggi mia, ricca di verdure e Tonno subito per fare qualche esempio. Ogni settimana c’è spazio per pizze speciali, anche al padellino, una cottura con cui Diego ama sperimentare impasti di farine di grani antichi o di altri cereali. Non mancano i fritti classici o più moderni, come i paccheri alla carbonara, e qualche dolce, molto interessanti la cheesecake e il semifreddo al passion fruit. Da bere? Birre artigianali in bottiglia o alla spina e qualche bottiglia di vino, principalmente del Lazio, con una carta in costante crescita.

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