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Vedi Poggioreale e poi… nulla: 20 anni di passerelle dei ministri della Giustizia – Il Riformista

Il caso del carcere napoletano

Viviana Lanza — 5 Novembre 2022

Vedi Poggioreale e poi… nulla: 20 anni di passerelle dei ministri della Giustizia

All’indomani della visita del ministro della Giustizia Carlo Nordio nel grande istituto penitenziario cittadino le riflessioni sono tante, il dibattito è vivo. Perché giustizia e carcere sono due temi cruciali. Ormai lo sanno anche le pietre. Partiamo da una premessa: a Napoli, forse più che altrove, le criticità sono sempre state tali e tante e così durevoli nel tempo che per farvi fronte si è costretti a dare fondo a tutte le proprie individuali energie e capacità.

Accade, quindi, che anche nel carcere di Poggioreale, una sorta di inferno in terra per chi lo abita da recluso ma anche per chi lo vive da lavoratore, bisogna rimboccarsi le maniche e fare l’impossibile per non collassare. Partiamo da questa premessa per chiarire che non sorprende che il ministro Nordio abbia elogiato l’impegno e la professionalità del personale, dai dirigenti agli operatori del carcere, sorprende piuttosto che abbia evitato di spendere due parole sulla realtà più dura che riguarda la stragrande maggioranza dei detenuti, sulle celle sovraffollate, sulla sanità carente, sulle misure alternative, sulle attività trattamentali da attuare. A Poggioreale si sono avviati bei progetti ultimamente, questo è vero: ci sono detenuti che lavorano in Procura, altri per l’Esercito e altri per il Teatro San Carlo.

Ma sono una goccia nell’oceano. Cinque, dieci, venti detenuti su duemiladuecento. Entusiasmarsi per un buon progetto va bene, ma utilizzare questo come pretesto per dire che Poggioreale sia un modello da seguire appare un po’ troppo. Si corre il rischio di esaltarsi per poco e perdere di vista tutto il resto, svuotando di significato e opportunità la visita nel penitenziario napoletano. Già opportunità. Quante se ne sono perse in questi anni. Volendo guardare agli ultimi venti, perché vent’anni ci sembrano un tempo più che ragionevole per realizzare qualcosa di valido, si nota che ogni ministro della Giustizia ha visitato Poggioreale dichiarando, promettendo, annunciando, ma la realtà alla fine non è migliorata.

Luglio 2000, il ministro della Giustizia Piero Fassino visita il carcere minorile di Nisida e quello di Poggioreale e annuncia un pacchetto giustizia con investimenti per 900 miliardi da ripartirsi in tre anni, con una parte dei fondi per costruire nuove carceri. A luglio 2001 il ministro della Giustizia Roberto Castelli arriva a Poggioreale dove, secondo la denuncia dei sindacati della polizia penitenziaria, «ci sono condizioni che non assicurano una detenzione nei canoni di civiltà e non consentono uno standard di sicurezza per l’intera collettività». Luglio 2006, il ministro della Giustizia Clemente Mastella visita Poggioreale alla vigilia del dibattito parlamentare: «Voterò però per l’indulto e sono per l’indulto. Le istituzioni sono forti quando esprimono un gesto di clemenza».

Nel marzo 2009 è la volta di Angelino Alfano che da Napoli afferma: «La maggior parte delle carceri è stata costruita in secoli lontani. Il risultato è che talvolta siamo fuori dal principio costituzionale dell’umanità». Luglio 2012, Paola Severino, da ministro della Giustizia, è a Poggioreale che rischia di esplodere per i troppi detenuti: 2600 a fronte di una capienza di 1300. Un anno dopo, luglio 2013, il ministro Annamaria Cancellieri invia gli ispettori a Napoli: «Poggioreale è forse il carcere italiano che si trova nelle condizioni peggiori. È ai massimi livelli del male» e anche per lei la ricetta sarebbe «costruire nuove strutture, ci stiamo lavorando». Poi è la volta di Andrea Orlando: a settembre 2015 da ministro della Giustizia compie una visita ispettiva a sorpresa nel carcere di Poggioreale.

Sono i tempi della denuncia dei pestaggi nella cosiddetta “cella zero” e Orlando entra nelle celle, parla con alcuni detenuti. Dicembre 2020, pandemia Covid: il ministro Alfonso Bonafede arriva a Poggioreale affermando «Ci tenevo a portare personalmente la mia vicinanza a tutti coloro che lavorano e vivono nell’istituto». Luglio 2021: la Guardasigilli Marta Cartabia visita Santa Maria Capua Vetere, il carcere delle torture del 6 aprile 2020 e annuncia più formazione per la polizia penitenziaria e più misure alternative per rendere il carcere extrema ratio, mentre la sottosegretaria Anna Macina, a luglio 2022 in visita a Poggioreale, commenta: «È un istituto in chiaroscuro, molto particolare». E arriviamo all’altro ieri, con Carlo Nordio che esce da Poggioreale parlandone come un modello da seguire seppure tra le annose criticità. Bah!

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).

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