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Verso la terza edizione del Trasimeno Prog Festival: intervista a Richard Macphail

CASTIGLIONE DEL LAGO – Ancora insieme per le le interviste agli artisti presenti alla terza edizione del Trasimeno Prog Festival, in programma a Perugia ed a Castiglione del Lago, dal 25 al 28 agosto.

La locandina del 27 agosto

Siamo oggi con Richard Macphail che ha vissuto in prima persona il gruppo dei Genesis avendone fatto parte in maniera attiva, che sarà presente al Trasimeno Prog Festival il 27 agosto, nella giornata dedicata alla band, che si è voluto intitolare con un gioco di parole “I know what I … lake”, prendendo in prestito il brano del gruppo e la parola lago in inglese.

Ciao Richard e grazie per il tempo che ci dedichi. Hai incontrato i futuri membri dei Genesis alla Charterhouse School, raccontaci brevemente le tue memorie di quei primi giorni insieme.

La Charterhouse è una famosa scuola privata inglese, a dir la verità “molto” privata in quanto assai costosa; solo ragazzi provenienti da famiglie benestanti possono permettersela. Il sistema delle scuole private inglesi è ancora oggi assai selettivo ed ha come obiettivo quello di preparare top leaders in vari settori della società come dottori, avvocati, politici. Oggi in Gran Bretagna, ad esempio, diversi rappresentanti politici del partito conservatore provengono proprio dalla Charterhouse. Non è quindi certo l’ambiente dove ti aspetteresti che un gruppo di rock progressivo inizi la sua carriera difatti come spiega bene Mike Rutherford nella sua autobiografia, i ragazzi interessati alla musica erano come dei carbonari che sfogavano di nascosto le loro velleità musicali, spesso perseguitati da professori sadici. Eravamo agli inizi degli anni ’60, nel pieno della rock revolution, e tutti noi eravamo pazzi dei vari Beatles, Rolling Stones, Bob Dylan ecc ecc e non vedevamo l’ora di attaccarci alla radio ascoltando le varie stazioni pirata che trasmettevano quella splendida musica. Quello fu il collante che ci unì alla Charterhouse, facendoci dimenticare almeno per qualche ora le umiliazioni che subivamo dai professori e dagli studenti anziani, una sorta di nonnismo che era parte integrante di quel sistema scolastico. In particolare io legai molto con Rivers Jobe, fu lui a chiedermi di unirmi alla sua band, che ancora non si chiamava Anon, pensando che io fossi un batterista perchè mi aveva visto sbatacchiare i tamburi in una sala della Charterhouse.

La Charterhouse School (Foto di Mino Profumo)

Sei diventato il cantante di un gruppo chiamato appunto Anon con Anthony Phillips che poco dopo, unendosi ai Garden Wall di Banks e Gabriel, ha formato il primo nucleo dei futuri Genesis; raccontaci qualcosa proprio sugli Anon e la tua amicizia con Ant Phillips.

Rivers Jobe ed io andammo a casa dei genitori di Anthony Phillips durante le vacanze scolastiche; abitavano in una grande villa con una sala abbastanza attrezzata per suonare, compresa una rudimentale batteria. Quasi subito si capì che come batterista non ero un granchè ma che potevo invece cantare discretamente. Ant piazzò un microfono davanti alla mia bocca e così diventai il cantante della band. Per fortuna da quelle parti abitava un bravo drummer che si chiamava Rob Tyrell, in seguito divenne un professionista e tuttora insegna a suonare la batteria. Reclutammo quindi un altro alunno della Charterhouse, un certo Mike Rutherford e così nacquero gli Anon. Mike all’epoca conosceva letteralmente tre accordi ma Ant fu un maestro eccellente ed in poco tempo Mike diventò un chitarrista decente ed in grado di duettare con Ant formando la base armonica di tante composizioni sia degli Anon che soprattutto dei primi Genesis. Alla Chartehouse per fortuna trovammo un docente più incline a lasciarci sfogare con la musica così ogni sabato pomeriggio radunavamo l’attrezzatura in un’aula e provavamo senza sosta, ci divertivamo molto con i classici rock, soprattutto dei Rolling Stones. Io, pazzo di quella band, ero stato soprannominato “Mick” Phail in onore di Mick Jagger. Non eravamo affatto male, facemmo qualche concerto alla Charterhouse e riuscimmo anche a registrare una canzone che si chiamava Pennsylvania Flickhouse, all’epoca era incisa su un acetato che ancora posseggo ma che oggi si può ascoltare sia su Youtube che su Spotify. Ma gli esami scolastici incombevano e sia io che Rivers non studiavamo molto, prestando più attenzione alla musica che alle materie scolastiche. E così entrambi fallimmo gli esami costringendo i nostri genitori a farci cambiare scuola: fu la fine degli Anon e di conseguenza questo fu il motivo principale per cui gli Anon si fusero con i Garden Wall di Tony Banks e Peter Gabriel, facilitato dal fatto che Anthony Phillips suonava con entrambi i gruppi. Era lui il collegamento, e con Mike chiese a Banks di unirsi a loro per suonare il piano: Tony disse di sì a patto di poter portare anche il suo amico Peter Gabriel che era un buon cantante. Lui e Peter, che alla Charterhouse alloggiavano nello stesso edificio, erano soliti suonare insieme nel tempo libero con l’aiuto di Chris Stewart alla batteria. E’ facile intuire che, almeno in quel periodo, la forza trainante era proprio Anthony Phillips, soprattutto a livello tecnico. Suonava benissimo, componeva belle melodie ed aveva una attrezzatura all’avanguardia per quei tempi. Ironicamente, fu il primo ad andarsene e la perdita sembrava incolmabile.

Acetato di Pennsylvania Flickhouse registrato ai Tony Pike Sound Studios di Londra, estate 1966
Gli Anon nel 1966

Più tardi sei diventato il cantante di una oscura band chiamata The Austin Hippy Blues Band;  non se ne sa molto, ci dici qualcosa in più?

Quando lasciai la Charterhouse i miei genitori mi iscrissero ad un’altra scuola privata chiamata Millfield, forse ancora più severa e costosa della Charterhouse. Si trovava nel Somerset, nell’Inghilterra occidentale, e lì incontrai un ragazzo che si chiamava Harry Williamson. Suo padre era lo scrittore Henry Williamson, famoso per il grande successo ottenuto con il romanzo Tarka La Lontra. Io ed Harry formammo una band chiamata appunto The Austin Hippy Blues Band, partecipammo anche ad un concorso musicale organizzato nientemeno che dal vescovo della cattedrale Bath And Wells, una splendida chiesa che si trova vicino a Millfield. Vincemmo pure quel concorso ma quello fu il vertice della brevissima carriera di quello strano gruppo di cui non ricordo gli altri componenti.

Sei stato prima roadie e poi tour manager dei Genesis dal 1969 al 1973. Come ti sei trovato in quel ruolo ed è stato poi difficile abbandonarlo?

In quel periodo loro stavano cercando di diventare una band di successo ed io a mia volta stavo imparando a fare il manager. Io credevo fortemente in loro, nel 1969 provavano a casa di Anthony ed io andai a trovarli: notai dei notevoli miglioramenti, non li avevo più ascoltati dai tempi della Charterhouse perchè i miei genitori, dopo i ripetuti fallimenti scolastici, mi avevano spedito per un anno in un kibbutz in Israele. Rimasi impressionato, erano diventati un’ottima band e decisi di aiutarli per quanto potevo occupando un ruolo che era scoperto, io sono un ottimista per natura ed era importante credere in loro quando nessuno era disposto a farlo. Far loro da manager all’epoca non era difficile, eravamo tutti agli inizi, e devo dire che non è stato nemmeno difficile lasciare quel ruolo perchè loro avevano bisogno di qualcuno più abile ed esperto nel settore. Volevano ovviamente che rimanessi ma io ero certo che ci volesse un professionista più scafato, anche più cinico se vogliamo, se fossi rimasto sono sicuro che ne sarebbe andata di mezzo la nostra amicizia, che invece dura ancora oggi.

Con i Genesis sul traghetto per il Belgio, 1972

All’interno della copertina di Foxtrot c’è la tua foto insieme a quelle dei Genesis, come se anche tu fossi parte della band, cosa per certi aspetti vera. Credo tu sia orgoglioso di quella foto, quali sono le tue sensazioni dopo 50 anni?

Per una strana combinazione mi trovo a scrivere queste mie risposte proprio nel giorno del cinquantesimo anniversario di matrimonio di Tony e Margaret Banks, celebrato il 27 luglio 1972. Loro ora sono in vacanza a Maiorca e gli ho mandato un sms di felicitazioni al quale ha risposto Margaret dicendo che è fantastico essere ancora amici dopo tutti questi anni, il che rimanda a quanto ho scritto nella risposta precedente. La foto all’interno di Foxtrot fu scattata appunto in occasione del matrimonio di Tony e Margaret per il quale decisi scherzosamente di noleggiare, sia per me che per gli altri due roadies presenti, Paul e Guy, degli eleganti tight, vestiti a coda completi di tuba. Non era richiesto un abito specifico ma io pensai di fare una cosa simpatica vestendomi così insieme agli altri roadies, sul lavoro eravamo ovviamente conciati nel peggiore dei modi, vestiti male, sporchi e puzzolenti, ma per questa occasione volevo apparire con un abbigliamento più appropriato. Avevo con me anche una macchina fotografica e ad un certo punto Mike Rutherford mi chiama dicendomi che vuole scattarmi una foto: mi sposto all’angolo della chiesa e Mike mi scatta la foto che poi finì nella copertina interna di Foxtrot. Avevano già pianificato tutto ma non mi dissero nulla, Foxtrot venne registrato nell’estate del 1972 e quando uscì, nell’Ottobre seguente, con mia enorme sorpresa vidi la mia foto vicino a quelle del gruppo. Per me è stato un momento di grande orgoglio, è estremamente inusuale che foto di un roadie appaiano sulla copertina di un disco.

Richard ed il tight

Nel 1976 tornasti ad aiutare i Genesis per il loro primo tour senza Peter e un anno dopo facesti lo stesso con Gabriel. Com’è stato tornare on the road con i tuoi vecchi amici?

Dopo un breve tour d’esordio in Canada e Stati Uniti, nell’estate del 1976 i Genesis avevano in programma date europee e, come si può immaginare, l’idea di affrontare un pubblico molto legato all’immagine di Peter Gabriel causava loro una certa ansia. Per questo motivo avevano deciso di rompere il ghiaccio prima in Nordamerica ma per le date europee mi chiesero di raggiungerli, avevano bisogno di qualcuno di cui fidarsi e con cui confidarsi. E’ stato divertente, A Trick Of The Tail era stato un grande successo ed erano diventati ancora più famosi per cui tutto aveva assunto proporzioni maggiori, compresi gli hotel di lusso dove non dovevamo più condividere le camere; era bello partecipare al loro successo. Nel frattempo Peter si era preso un anno sabbatico, dedicandosi alla famiglia avendo due figlie piccole, per poi incidere il suo primo disco solista con la produzione di Bob Ezrin. Anche lui, credo per gli stessi motivi dei Genesis, mi chiese di raggiungerlo per il suo primo tour da solista e così diventai il suo road manager per due anni. Bel periodo anche questo, Peter è stato ben accolto dal pubblico ed è stato bello tornare in giro insieme a lui.

Per un breve periodo sei stato il cantante di una band chiamata Legion che fece da spalla agli Spirit nel tour britannico. Qual è la storia di questa band sconosciuta?

In quel periodo avevo deciso di provare a far ripartire la mia carriera di cantante solista e quindi risposi ad una inserzione sul Melody Maker. Feci l’audizione e venni preso da questa band che inizialmente si chiamava MC2 ma che in realtà cambiò diverse denominazioni, nel breve tour con gli Spirit ci chiamavamo appunto Legion. Il leader si chiamava Murray Munro e, coincidenza davvero strana, fece la stessa identica traiettoria artistica di Anthony Phillips ovvero abbandonò totalmente gli spettacoli live per dedicarsi alla library music, ovvero quel tipo di composizioni per programmi televisivi disponibile a catalogo per chiunque abbia bisogno di un tipo di musica adatto ad un determinato argomento. Ha avuto molto successo e anche sua figlia Sarah è diventata una cantante e compositrice piuttosto famosa. L’ho ospitata spesso nel mio programma radiofonico, Radio Rich Pickings, che si può ascoltare online tutti i martedì dalle 19 alle 21.

E’ vero che eri tra i possibili candidati a sostituire Gabriel nei Genesis?

Non ho mai fatto l’audizione vera e propria ma Mike Rutherford mi disse che ero nella lista dei possibili sostituti di Peter. Non successe in realtà nulla nè mi venne detto qualcosa a proposito ma sono felice che sia andata così, mi sarei trovato ad affrontare una situazione durissima e onestamente non ero all’altezza.

Peter Gabriel e Richard Macphail, New York, 8 marzo 1973

Qui al Trasimeno Prog Festival lanceremo la versione italiana della tua biografia che, seppur autoprodotta, ha avuto un ottimo successo. C’è qualcosa che hai omesso oppure cambieresti alcune parti?

Oltre che in italiano il mio libro è stato tradotto anche in francese e tedesco, sono molto contento di come stia andando. Non c’è nulla che io abbia lasciato fuori o che non abbia detto ma ci sono alcuni errori che mi piacerebbe correggere, piccole cose che mi hanno fatto notare diversi lettori. I fatti essenziali sono però corretti e non cambierei nulla.

La copertina del libro La mia vita con i Genesis

Hai assistito all’ultimo concerto dei Genesis a Londra, annunciato anche come l’ultimo della loro carriera, e sul web è apparsa una foto backstage con te, Phil e Peter. Quali sono le tue sensazioni dopo quel concerto e pensi ci sia spazio per una ulteriore reunion, magari con Peter Gabriel?

E’ stata una serata indimenticabile per tanti motivi. Dopo il concerto ci hanno fatto accomodare in una saletta riservata agli ospiti con cibo e bevande dove potevamo essere raggiunti dai musicisti. Venne solo Banks con figli e nipoti ed abbiamo passato un pò di tempo a ricordare i bei tempi trascorsi insieme. Stavamo per andare via ma dopo pochi minuti, Dio la benedica, è arrivata Angie, la moglie di Mike, che ha preso me e mia moglie Maggie e ci ha portato nel backstage vero e proprio dove c’erano tutti gli altri. Phil era insieme alle figlie Joely e Lily e altri parenti che si prendevano cura di lui ed è in questo momento, mentre mi intrattenevo con Phil e Peter Gabriel, che Maggie ha scattato quella foto che ha fatto il giro del mondo. E’ stato tutto molto bello e per certi aspetti commovente, sono praticamente certo che è stato davvero l’ultimo concerto dei Genesis. Non penso ci saranno altre reunion ed escludo che Peter possa tornare con loro anche se, come si suol dire, mai dire mai. Ma se vuoi la mia opinione i Genesis hanno chiuso con i concerti di Londra.

Peter Gabriel, Phil Collins e Richard Macphail nel backstage dopo l’ultimo concerto dei Genesis, Londra, 26 marzo 2022

Hai qualche altro progetto per il futuro, magari una versione aggiornata del tuo libro?

No non ho altri progetti, nemmeno quello di aggiornare il libro. Sta ancora vendendo molto bene specialmente in America e sono contento così.

Richard a Genova, Teatro Govi, 6 ottobre 2012

Ultima domanda al di fuori dell’argomento Genesis. Sei in pensione da qualche anno dopo una lunga carriera dedicata alla cura dell’ambiente, al risparmio energetico e alle energie verdi. Argomenti più che mai attuali con il problema del riscaldamento globale che si sta evidentemente aggravando. E’ troppo tardi per trovare delle soluzioni o siamo ancora in tempo?

Sono ormai sette anni che ho concluso la mia carriera in quel campo, dopo decenni dedicati ad insegnare materie sul risparmio energetico, soprattutto casalingo. Come ho detto prima io sono tendenzialmente ottimista e fino a poco tempo fa confidavo in soluzioni efficienti e concrete per evitare il disastro ma ora ho paura che sia tardi. Le forze che si oppongono a cambiare le cose sono troppo forti, basti pensare a quanto c’è voluto perchè le grandi compagnie del tabacco accettassero il fatto che il fumo può uccidere. E lo stesso stanno facendo ora le industrie petrolifere, soprattutto negli Stati Uniti, negando il global warming e investendo milioni di dollari per confondere l’opinione pubblica. Hanno molti politici a libro paga e sarebbe bello che anche i Repubblicani avessero il coraggio di sostenere politiche più rispettose dell’ambiente. Il clima sta cambiando velocemente, anno dopo anno, è sotto gli occhi di tutti, fa sempre più caldo: poche settimane fa qui in Inghilterra abbiamo battuto il record della temperature arrivando a 40 gradi. Non è stato fatto abbastanza, è evidente, e la mia più grossa preoccupazione è per i rifugiati climatici, ovvero gente che scappa dalle catastrofi naturali. Ho amici in California che dopo i terribili incendi di qualche tempo fa si sono trasferiti a Seattle, più a nord, e sto parlando di persone benestanti che se lo sono potuti permettere. Ma quelli senza soldi? Dove possono andare? Il quadro è estremamente preoccupante, non c’è il minimo dubbio.

Grazie per le domande, è stato un piacere. Non vedo l’ora di essere in Umbria a fine agosto, ci vediamo presto.

Ringraziamo Richard Macphail per la sua cortesia e disponibilità e l’amico Mino Profumo per la sua fondamentale collaborazione.

Ricordiamo il libro di Richard Macphail La mia vita con i Genesis sarà presentato il 27 agosto a Castiglione del Lago, nella Sala del Teatro di Palazzo della Corgna a partire dalle ore 17:00, all’interno della terza edizione del Trasimeno Prog Festival.

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