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Zelensky licenzia il capo della sicurezza di Kharkiv

Quando, poco prima dell’ora di pranzo, Volodymyr Zelensky ha diffuso sul suo canale Telegram le immagini del suo incontro con i militari a Kharkiv, l’impressione è stata quella di una visita solenne e anche a tratti storica. Si è infatti trattata dalla prima vera trasferta fuori Kiev dall’inizio del conflitto. In realtà però durante la visita sono state prese anche delle decisioni. Alcune delle quali molto drastiche come, tra tutte, la rimozione dal proprio posto di un nome molto pesante: quello di Roman Dudin, a capo del servizio di sicurezza della regione di Kharkiv.

I motivi della rimozione

In una nota diramata sempre sul proprio canale Telegram, il presidente ucraino ha specificato i motivi della sua scelta: “Dai primi giorni dell’invasione su vasta scala, Dudin invece di lavorare per la difesa della città ha curato i propri interessi”, si legge nelle dichiarazioni di Zelensky. “Quali sono le motivazioni – ha poi aggiunto – lo scopriranno le forze dell’ordine”, rimandando la questione a un’inchiesta. Il licenziamento del capo della sicurezza di Kharkiv è apparso quasi come un fulmine a ciel sereno. E questo per due motivi. In primo luogo, proprio per il carattere della visita di Zelensky nella seconda città del Paese. Come detto, si è trattata della prima trasferta fuori dall’area di Kiev. Dal 24 febbraio in poi, il presidente ucraino si è sempre fatto vedere nella zona della capitale. Nel suo ufficio di via Bankova, con tanto di selfie da dietro la sua scrivania, oppure in giro per il centro della più grande metropoli ucraina. Oggi invece, per l’appunto, Zelensky è uscito da quella città diventata per tre mesi un vero e proprio bunker, recandosi in una Kharkiv trasformatasi nel corso delle ultime settimane in un simbolo del conflitto.

In secondo luogo, perché il presidente ucraino ha visitato una regione dove il contrattacco dei suoi uomini ha permesso l’allontanamento dei soldati russi e un loro ripiegamento verso il confine. Qui dunque l’esercito di Kiev ha vinto un’importante battaglia e all’arrivo del presidente ucraino più che di licenziamenti in molti erano convinti di parlare unicamente di encomi. Per questo motivo la scelta di Zelensky non ha mancato di creare maggior clamore. Sembra quasi che da Kiev si sia voluto lanciare un segnale ben preciso in un momento tanto solenne quanto delicato. Non si conoscono i dettagli sui motivi che hanno portato alla liquidazione di Dudin, ma appare chiaro come da parte ucraina, con un Donbass sempre più in bilico, da ora in avanti a prevalere sarà la linea della “tolleranza zero”.

“Adesso è il momento dell’unità”

Non è la prima volta che dalla presidenza ucraina arrivano comunicati relativi alla rimozione di graduati e membri dell’esercito. Il primo aprile Zelensky ha annunciato il licenziamento di due generali, accusandoli in un video di “tradimento“. Già allora è apparsa chiara la linea dura da promuovere e pubblicizzare per evitare qualsiasi spettro di frammentazione interna. Un messaggio che oggi è ancora più attuale. Nell’est dell’Ucraina i russi stanno avanzando, un’importante città come Severodonetsk potrebbe cadere da un momento all’altro. Il timore di Zelensky e dei vertici ucraini è che questo possa sfaldare interi reparti dell’esercito e portare a un clima di disfatta generale.

Non a caso il presidente ucraino, dopo aver annunciato la liquidazione di Dudin, ha lanciato un appello all’unità: “Ciò che è molto importante ora è che tutti siamo uniti – ha detto – con una cooperazione al 100%. L’esercito, la polizia, il sindaco di Kharkiv, l’amministrazione statale regionale: tutti lavorano davvero per la vittoria e lo fanno in modo molto efficace”.

“Sfortunatamente – ha poi aggiunto – questo non si può dire del leader locale della SBU”. Inoltre il presidente ucraino ha voluto lanciare un messaggio rivolgendosi a tutte le principali città dell’Ucraina, citando espressamente Kiev, Kharkiv e Krivhyi Rih, suo centro natale: “Insieme vinceremo”.

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